In un’epoca in cui tutto corre veloce – dalle notifiche ai mercati finanziari – “Come Satoshi” di Pusma arriva come una pausa brillante e contagiosa. Un brano che fa sorridere, riflettere e, soprattutto, muovere la testa a ritmo, grazie a un mix riuscito di pop, indie pop e sfumature funky. Il titolo richiama immediatamente una figura quasi mitologica del nostro tempo: Satoshi Nakamoto, l’enigmatico inventore dei Bitcoin. Ma anziché costruire un racconto epico o tecnico, Pusma sceglie la via dell’ironia e dell’autenticità, portando l’ascoltatore dentro una storia personale tanto semplice quanto universale.
Il cuore del brano, infatti, nasce da un episodio reale: nel 2017 l’artista investe 50 euro in Bitcoin, salvo poi rivenderli pochi mesi dopo. Una scelta apparentemente banale che, col senno di poi, si trasforma in una di quelle “occasioni mancate” che tutti, prima o poi, sperimentiamo. Ed è proprio in questo cortocircuito tra quotidianità e immaginario collettivo che “Come Satoshi” trova la sua forza narrativa. Musicalmente, il singolo è costruito per restare in testa: batteria incalzante, bassi elettronici, synth luminosi e inserti di tromba che aggiungono colore e dinamismo. Il tutto culmina in un ritornello in falsetto che si insinua nella memoria con naturalezza, perfetto per diventare una piccola colonna sonora quotidiana – magari proprio al mattino, per iniziare la giornata con leggerezza.
Dietro la freschezza del brano si muove anche una riflessione più ampia. “Come Satoshi” gioca con i cliché della ricchezza online, con l’idea di guadagni facili e improvvisi, ma lo fa mantenendo i piedi ben piantati nella realtà. Non c’è ostentazione, ma uno sguardo lucido e autoironico su come le nuove economie digitali stiano cambiando aspirazioni, linguaggi e abitudini. La produzione, firmata da Wara Twist, con mixing e mastering curati da Saf e registrazione presso Cybe Studio di Cologno Monzese, contribuisce a dare al pezzo un suono contemporaneo e accessibile. A completare il progetto, un videoclip realizzato con intelligenza artificiale, che si inserisce perfettamente nell’estetica digitale e nel concept del brano.
Folle, eclettico, esuberante: semplicemente Pusma. Dietro il progetto c’è Marco, un nome che resta sullo sfondo rispetto a un’identità artistica costruita anche a partire dalla dimensione più intima. “PUSMA” è infatti un acronimo nato dalle iniziali dei membri della sua famiglia – tutti tranne lui – e racchiude, simbolicamente, un intreccio di caratteri, influenze e modi di essere che si riflettono nella sua musica. «Ho sempre pensato che sarebbe arrivato il momento nel quale avrei iniziato a cantare dei miei brani, l’inizio è arrivato, la fine non la conosco». Una dichiarazione che suona come un manifesto aperto: più che un punto di arrivo, quello di Pusma è un percorso in continua evoluzione.
















