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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Pallavolo, il presidente della Federazione Manfredi: «L’oro al collo è di un’Italia perbene»

Pallavolo, il presidente della Federazione Manfredi: «L’oro al collo è di un’Italia perbene»

«Ora si punti di più su questo sport. Questa vittoria servirà a far tornare in palestra più velocemente i bambini fermati dalla pandemia»

13 Settembre 2022

Gianluigi De Vito

Trullo Sovrano Dorato. Adesso non è più solo un nickname goliardico (sul quale ci scherza su volentieri): Giuseppe Manfredi da Alberobello, 69 anni, numero uno dell’Italia che gioca a pallavolo, in due anni ha messo undici medaglie d’oro nella bacheca della Federazione italiana che dirige. L’ultima, quella dei Mondiali della nazionale seniores maschile domenica in Polonia (3-1) lì dove nel 2021 arrivò l’oro Europeo. L’altra scintillante è quella della Volley Nations League conquistata da Paola Egonu e compagne, allenate da Davide Mazzanti.

È antipatico infilare le medaglie dello stesso metallo in una hit parade. Rimane il fatto che nei campionati più rappresentantivi, quelli della nazionale maschile, c’è la doppia firma pugliese: «Trullo Sovrano» (alias Giuseppe Manfredi) e Fefé De Giorgi da Squinzano. La scelta di Fefé al posto di Gianlorenzo Blengini fu la prima mossa di Manfredi, mentre l’Olimpiade di Tokyo sanciva la frana azzurra.

Presidente Giuseppe Manfredi, ci avrebbe scommesso sull’oro mondiale della Giovane Italia (12 esordienti su 14, età media 24 anni) in così poco tempo?

«Avevo solo fiducia, per il resto non si possono fare pronostici. Ma sapevo che il gruppo è valido e lo staff altrettanto».

Undici ori e un bronzo in due anni. Il contatore potrebbe non fermarsi qui O no?

«Conteremo tutto alla fine. Quest’anno ne abbiamo vinte più di otto comprese le giovanili e va bene così».

Che cosa la ripaga di più della scelta di De Giorgi come coach, a parte il risultato?

«Il suo lavoro. Ha tirato fuori una squadra con un’anima, una squadra bella, una squadra che gioca, ragazzi interessanti dal punto di vista umano e tecnico. La sua impronta si vede».

Ma molti di questi neocampioni del mondo rischiano di non giocare nei club. Assurdo, non trova?

«Non penso che quest’anno non giochino, sono giocatori di primo piano».

E se non sarà così?

«Devono sgomitare anche loro. Intanto una dimostrazione è che questi ragazzi sono campioni del mondo, poi se i club non li schierano o non se li prendono e preferiscono andare su altre strade, è un problema loro, è un problema tecnico».

Anche le azzurre annunciano un trionfo mondiale

«Abbiamo un mese di tempo per pensare anche alla femminile. Anche lì sono contento di come stanno andando le cose, speriamo di fare un buon risultato».

L’oro mondiale mancava da 24 anni. Qualcosa di meglio accadrà adesso a cascata in tutti i settori nazionali. E nella governance?

«Nella governance niente».

Daniele Lavia, calabrese di Rossano, s’è formato nella cantera della Materdomini di Castellana Grotte. Roberto Russo è un palermitano di Partinico. E e poi De Giorgi coach di Squinzano. C’è un Sud che conta nel volley a trazione nordica. Che cosa vuol dire in termini di assetti?

«Vuol dire poco e niente. Ma certo ci induce a scovare anche a Sud i talenti. Che siano tecnici, dirigenti, atleti, l’importante è dare a tutti le stesse opportunità: questo è quello che voglio mettere in evidenza. Vorrei ricordare anche Vincenzo Fanizza (brindisino di Francavilla, ndr) che è nello staff di Fefè».

Che cosa ha detto a Mattarella?

«L’ho ringraziato. E ho detto che questi ragazzi rappresentano perfettamente l’immaginario collettivo dell’Italia che vuole lui, fatta da persone per bene. È una parte dell’Italia bella».

A un mondiale negato di pallone si contrappone uno d’oro di pallavolo. Vorrà dire pure qualcosa o no?

«Non faccio graduatorie, penso alla mia attività, penso ai miei dirigenti, ai miei giocatori. In questo momento il pensiero importante mio sono le nazionali. Ma le nazionali non sono un punto di arrivo, piuttosto un punto di partenza. Servono a riportare in palestra tutti i bambini che dopo il Covid stanno in casa fermi».

Bari si prepara agli ottavi e ai quarti dell’Europeo seniores maschile 2023. A che punto siamo?

«Intanto speriamo di farli a Bari»

Che cosa manca per la certezza?

«Dobbiamo verificare i lavori al PalaFlorio di Japigia, abbiamo il problema del condizionamento e qualche altro piccolo problema. C’è la rassicurazione del Comune che sarà tutto ok».

Qual è la ricaduta più immediata che s’aspetti in Puglia da queste incetta di medaglie a tutti i livelli?

«Non mi piace parlare di Puglia o di questa piuttosto che di quest’altra regione. Parlerei di effetto Italia. Certo, abbiamo un Sud che fatica rispetto al resto, quindi spero in un effetto positivo»

Sia più chiaro

«Mi auguro, magari, che adesso un po’ di amministrazioni comunali si renda conto che possono investire di più sulla pallavol. Ma le confesso che ho poca speranza. Non capirò mai perché i dirigenti scolastici si ostinano a non concedere l’uso delle palestre alle società sportive».

Nel frattempo ci sono tecnici pugliesi che si fanno breccia, come Fanizza e Gagliardi senza dimenticare quelli nei club dalla Superlega alla A2 e all’estero, da Di Pinto a Lorizio, da Mastrangelo a Placì.

«Questa è gente che ha lavorato in maniera eroica, le nostre società sportive soprattutto quelle al Sud lavorano davvero in maniera eroica con pochi impianti, poca disponibilità di tempi, ma soprattutto con tante problematiche. Il problema delle nostre attività non sono i soldi, i dirigenti hanno solo bisogno degli impianti, non serve altro».

Qual è il rito scaramantico di Trullo Sovrano?

«Non ne ho»

Ci dica almeno come festeggerà?

«Domani (oggi, ndr) sono già a Napoli con la nazionale femminile, ricordo che abbiamo un mondiale femminile ancora da giocare e quindi è giusto prestare molta attenzione anche alle ragazze. Sono convinto che faranno bene».

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