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La lezione d’amore della faina Archy

La lezione d’amore della faina Archy

Un giovane di ventisette anni scrive un libro che è una specie di apologo. Una storia che ha tanto da insegnare a tutti, lettori giovani e meno giovani. I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni (Premio Campiello 2022) racconta una storia che fa bene al cuore

10 Settembre 2022

Lisa Ginzburg

Un giovane di ventisette anni scrive un libro che è una specie di apologo. Una storia che ha tanto da insegnare a tutti, lettori giovani e meno giovani. I miei stupidi intenti di Bernardo Zannoni (Premio Campiello 2022) racconta una storia che fa bene al cuore. Leggerla fa respirare, regala ossigeno. La vicenda racconta di una faina che lentamente, per una serie di circostanze fortuite e fatali, impara a leggere e scrivere nel mentre si pone tante domande, e col farlo approda al mondo morale, il mondo dei valori «umani».

Quel mondo che, tra le altre cose, conduce un animale («anche» un animale) a decifrare i moti del proprio cuore. E capita così che la faina si innamori; in uno scenario di fughe, fronteggiamenti violenti, cataclismi di circostanze, aggressioni bestiali ovvero ferocia dei rapporti tra animali di specie sia diverse che uguali, in quel mondo spietatamente regolato dalla legge del più forte, Archy, la faina protagonista, si scopre ad amare.

Se incontri un altro essere, e ti piace e lo desideri, «devi dimostrarlo sul serio, anche a te stesso», questo capisce. Così come comprende che tutti, anche Solomon, la vecchia volpe che di mestiere fa l’usuraia e gli fa da padrone e insieme da maestra di vita e di scrittura (Archy impara a scrivere), tutti, nessuno escluso, vivono tormentati da ricordi di un amore passato.

Tutti amano, una volta almeno, e il graffio sul cuore dell’avere amato ciascuno lo porta su di sé come una cicatrice segreta, per sempre. L’amore è traccia invisibile, filo rosso che raccorda la violenza alla vita allontanando ogni incertezza, fugando le fragilità.

La buona letteratura fa questo: racconta la vita e le sue emozioni per quello che sono. Senza orpelli, va in profondità. Crea spazio, uno spazio vuoto, silenzioso, che va oltre le parole, e in cui le parole trovano e ritrovano la giusta intensità, tutto lo spessore del loro vero significato. Uno spazio in cui i moti del cuore risultano verosimili e autentici per come scaturiscono da fatti e da dinamiche a loro volta realistici, possibili.

Per tutto questo il giovane autore Zannoni ha scritto un libro molto bello, smagliante e nitido, pulito. Il suo libro di esordio è pieno di emozioni, emozioni vere, affilate come lame; un romanzo che sottotraccia è un canto d’amore, perché quella che la faina Archy ci regala, insieme a riflessioni su Dio, il male, la sopravvivenza, è una grande lezione d’amore. Mostra cosa sia la forza dei sentimenti anche quando tutt’intorno non è data salvezza, quando ogni circostanza è violenta, ogni essere rapace in modo spietato, e il rimorsi divorano i giorni. Perché in questo racconto/apologo il cuore sa contenere e andare oltre ogni sopruso, anche quando i soprusi sono ferite, «spine mai tolte».

«Dentro quei bellissimi occhi non c’era spazio che per il mio riflesso. Mi amava dalle orecchie alla coda, e respirava ogni mio respiro. Colmava ogni gesto con questa emozione, e riempiva anche me. Il mio passato non la toccava, come un vero animale viveva il presente, e quel momento era il presente più bello che potesse vivere. Stavamo giornate intere stretti assieme, a sentire la pioggia che cadeva e la prima aria fredda che passava dalla finestra. Lei era sempre in pace; salva da tutto, eternamente spinta verso il mio cuore». Ci voleva una faina maschio, e l’altra femmina appena incontrata e desiderata e amatissima, per ritrovare quell’amore che coincide con un’unica, ininterrotta pulsazione del cuore. Sentirlo dalle parole di uno scrittore giovane, capace di intuire che certa purezza dei moti dell’animo può ritrovarsi nel mondo animale, lì dove ogni istante è il presente, un presente di raptus selvaggi tanto quanto di grandi innamoramenti e scossoni dell’anima. Un racconto sempre teso, mozzafiato, una storia struggente e crudele in cui senti pulsare la giovinezza del cuore. Bernardo Zannoni e la sua faina Archy attanagliano e rincuorano, fanno sentire meglio, più vicini alla vita.

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