Torna la contesa tra Puglia e Campania in merito ai nomi dei prodotti caseari, forza trainante dell’economia delle due regioni del Sud Italia. Se anni fa, oggetto del contendere era il nome mozzarella con la Campania che accusava la Puglia di utilizzare questo nome in maniera impropria chiedendone l’esclusiva, adesso la situazione si è ribaltata avendo come oggetto la burrata.
Da un lato il “Consorzio della Burrata di Andria Igp” e dall’altro il marchio “Burrata Campana”. Negli scorsi mesi, infatti, c’è stata una sentenza che permette alle aziende produttrici non pugliesi di utilizzare il marchio “Burrata Campana” e probabilmente anche altre declinazioni del termine burrata, che di conseguenza non potrà esser associata solo all’indicazione “Burrata di Andria Igp”.
La battaglia legale era partita ad aprile del 2023 quando il Consorzio per la tutela e la valorizzazione della Burrata di Andria Igp (Indicazione geografica protetta) ha presentato opposizione all’Euipo (Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale) contro la domanda di registrazione del marchio “Burrata Campana”, arrivata da un’azienda casearia di Salerno che produceva già mozzarella di bufala.
A fine 2025 è arrivato l’esito legale di questa vicenda con la Quarta Commissione di Ricorso dell’Euipo che ha respinto il ricorso avanzato dal consorzio andriese, dichiarando in sostanza che il termine burrata non si può riferire ad una tipologia di formaggio esclusivamente prodotto in Puglia. Ebbene, secondo l’Unione Europea col termine burrata si fa riferimento piuttosto ad un tipo di formaggio cremoso, originario della regione Puglia, ma che attualmente è prodotto anche in altre regioni italiane. Una decisione non digerita e che non soddisfa il consorzio andriese, su una vicenda che sicuramente avrà ancora altri sviluppi successivi, e che nei prossimi giorni potrebbe prevedere anche un confronto con gli organi di informazione.
In passato lo scontro aveva visto in prima linea Gioia del Colle per la Puglia, in merito al termine “mozzarella”. Ad attaccare, questa volta, era il Consorzio della bufala Campana dop che sosteneva lesivo per il proprio prodotto, un riconoscimento dop alla “Mozzarella di Gioia del Colle”, prodotta quindi in Puglia e con latte vaccino. In quel caso a esprimersi fu il Tar del Lazio che ritenne che “mozzarella” fosse un nome generico e che la provenienza servisse a chiarire solo una specificità.
















