Domenica 02 Ottobre 2022 | 18:02

In Puglia e Basilicata

Un posto al cuore

Mostruose storie di genitori assassini

Ritrovato corpo di Elena, bimba scomparsa nel Catanese: la madre ha condotto i carabinieri sul luogo

Nemmeno l’archetipo mitologico di Medea ci può far comprendere questa follia. Le prose di Romana Petri

18 Giugno 2022

Lisa Ginzburg

Morbosa, l’informazione ci racconta dettagli del «prima» di un efferato infanticidio: gli ultimi istanti di apparente normalità nella relazione tra una madre, Martina Patti, 24 anni, e la figlia, la piccola Elena, la bambina di lì a poco ammazzata per mano della propria madre. Morbosa l’informazione mostra un breve video che ha campeggiato sulle homepage delle principali testate online: pochi fotogrammi in movimento che mostrano la bambina all’uscita dall’asilo mentre corre contenta verso la madre, si getta nelle sue braccia, con tutta l’energia della sua innocenza si affida a quella giovane donna dai lunghi, pettinatissimi capelli neri, la stessa che poco dopo, brandendo un coltellaccio, metterà fine alla sua vita di bambina, di figlia, di essere umano da lei generato e ne occulterà il cadavere.

I commenti si scatenano, impazzano, si rincorrono e si moltiplicano. In molte direzioni ci si sforza di verbalizzare il senso di naturale sgomento che si prova davanti a un avvenimento del genere, quando nelle nostre menti si insinua e si fissa l’immagine di un genitore che uccide il proprio figlio. E se quel genitore è una donna, una madre, il senso di abnormità e la sensazione di orrore per complesse incommentabili ragioni sono più forti.

Di recente la scrittrice Romana Petri ha dedicato al tema un libro, una serie di affilate prose raccolte sotto il titolo Mostruosa maternità. E il mostruoso in un fatto come questo accaduto a Catania sta lì, sotto gli occhi del mondo; già, ma anche in pasto all’informazione.

Episodi che ci sconvolgono, temi che ci toccano, tutte e tutti, perché di per sé stessi, con il loro atroce accadere, danno forma a un abisso, e al peggiore degli abissi. Una madre che come Medea uccide la (le) creature che ha dato alla luce: è il Male assoluto, una voragine che getta nell’angoscia.

Bisognerebbe però, anche, per almeno in parte aggirare la morbosità sia dell’informazione che della sua fruizione, stemperarne la componente di spirale ossessiva da cui tutti come spettatori ci sentiamo afferrare davanti a fatti di cronaca come questo.

Provare a fermarsi a riflettere evitando le trappole del pensiero più comuni. Nel caso degli infanticidi compiuti dai padri si usano uguali parametri, si azzardano diagnosi piscologiche appellandosi ad archetipi mitologici come in questi casi al mito di Medea? Non proprio: eppure nemmeno questo è il punto. Piuttosto, saper vedere il disagio psichico per prima cosa, sarebbe passo importante. Gli infanticidi ci sono sempre stati, nei frangenti più disagiati e meno «monitorati», e non solo.

Oggi assumono forse un aspetto ancora più tetro, perché inseriti in un contesto collettivo di forte malessere psichico che in maniera impressionante non viene compreso, non seguito, non derubricato. Viviamo nella società del controllo, nell’epoca delle più sofisticate tecnologie: eppure quotidianamente leggiamo di individui che psichicamente crollano, spesso trasformando il loro disagio in furia omicida verso i loro cari più vicini; ma senza che del loro crollare nessuno si sia accorto, né lo abbia segnalato, né abbia intrapreso strade e tentativi perché quel qualcuno fosse seguito.

«C’erano momenti strani», afferma la ex cognata della giovane Martina Patti infanticida, parlando del suo modo di stare con la sua bambina, del suo modo di essere madre. Nessuno che accorgendosi di quei «momenti strani» abbia fatto nulla. Viviamo nel controllo collettivo, eppure le dimensioni psicologiche più intime (delle coppie, delle famiglie, dell’essere mariti, mogli, ex fidanzati, padri, madri, divorziati, separati, coniugati) da tutti vengono tenute lontane, nel pensiero per prima cosa, poi nell’azione. Esplorate solo a posteriori, quando tragicamente è ormai troppo tardi. Una società evoluta, che porti a compimento tutti gli strumenti di cui dispone per sostenere i suoi membri, dovrebbe creare strutture di sostegno psicologico e psichiatrico infinitamente più numerose, attive ed efficaci di quanto non sia.

Ogni singolo caso di «mostruosa maternità», così come di mostruosa paternità, o mostruosa ex coniugalità, su questo dovrebbe farci ragionare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

i più visti della sezione

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725