L'agguato organizzato a fine agosto 2025 dal gruppo Salamina al rione Salinella contro Sean Perelli e sventato dalla Dda di Lecce è da considerare comunque un tentato omicidio. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Lecce accogliendo il ricorso del pm Milto De Nozza: quest'ultimo aveva infatti impugnato l'ordinanza del gip Angelo zizzari secondo il quale ai 5 indagati non si poteva contestare l'accusa di tentato omicidio perchè mancava la manifestazione di «una concreta fase attuativa del piano criminoso». Una ricostruzione che invece il pm De Nozza ha contestato evidenziando come non solo dalle intercettazioni siano emerse tutte le fasi di organizzazione del delitto, ma che i due sicari individuati dal capo del gruppo, Nico Salamina, erano usciti di casa pronti a raggiungere il bersaglio davanti a una pizzeria del quartiere: «Stasera lo troviamo e lo facciamo» aveva chiaramente dichiarato il 22enne Alex Colella che insieme con il 18enne “Riccardino” De Pace (entrambi assistiti dall'avvocato Andrea Maggio) avrebbe dovuto compiere l'azione di fuoco. Un progetto criminale che però non aveva tenuto conto della reazione dello Stato che attraverso la magistratura e gli investigatori è riuscito a mandare tutto all'aria: il pm De Nozza, infatti, una volta compreso che l'azione si sarebbe verificata di lì a poco ha immediatamente ordinato che pattuglie ben visibili delle Fiamme Gialle e della Questura raggiungessero la zona. Un deterrente efficace che ha immediatamente sparigliato del carte del gruppo: nelle chat infatti sono immediatamente arrivati messaggi, videochiamate e avvisi che informavano della presenza delle forze dell'ordine al punto da cancellare la pianificazione dell'agguato.
L'inchiesta delle fiamme gialle ha portato in carcere Nico Salamina di 36 anni, difeso dagli avvocato Andrea Silvestre e Salvatore Maggio, che dal carcere avere ordinato di eliminare i due uomini del clan Appeso che mensilmente ritiravano il denaro dal suo fratellastro Viktor Rizzo (che gestiva temporaneamente il gruppo criminale) per consentire lo spaccio di droga nel rione Salinella: nel mirino oltre Perelli era infatti finito anche Umberto De Pane, ma il suo agguato è rimasto solo sulla carta. Di tentato omicidio, quindi, sono accusati Salamina, Colella, De Pace e anche il 23enne Antonio De Mitri ritenuto l'organizzatore dell'imboscata. Tutti e quattro sono finiti in carcere: con loro anche Cosimo De Lauro di 29 anni accusato esclusivamente di aver fornito le armi.
Secondo le indagini, i delitti dovevano essere la risposta allo sgarro compiuto dal clan Appeso che pretendeva una somma tra 6mila e 8mila euro al mese per consentire lo spaccio di droga nel territorio mentre Salamina è in carcere. Ma quando il capo scopre tutto vuole vendetta: dalle videochiamate fatte dalla cella e intercettate dai finanzieri emerge l’intera pianificazione. Il boss Salamina detta ordini e e pregusta la vittoria: «Stasera si festeggia! Si stappa lo champagne!». Poi, fortunatamente, lo Stato si è messo di traverso.
















