Sabato 07 Marzo 2026 | 12:36

Taranto, le accuse dopo la tragica morte di Claudio Salamida: «All’Ilva sicurezza assente». L'autopsia svela: «Morto per multifratture»

Taranto, le accuse dopo la tragica morte di Claudio Salamida: «All’Ilva sicurezza assente». L'autopsia svela: «Morto per multifratture»

Taranto, le accuse dopo la tragica morte di Claudio Salamida: «All’Ilva sicurezza assente». L'autopsia svela: «Morto per multifratture»

 
francesco casula

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francesco casula

Taranto, le accuse dopo la tragica morte di Claudio Salamida: «All’Ilva sicurezza assente»

L’incidente mortale di Taranto. I deputati M5s: «Servono controlli»

Lunedì 19 Gennaio 2026, 05:00

17:38

«Rafforzare la vigilanza ispettiva nello stabilimento di Taranto per garantire l’immediato ripristino dei massimi standard di sicurezza, al fine di scongiurare il ripetersi di simili drammatici eventi». È la richiesta formulata dai deputati del Movimento 5stelle Patty L’Abbate e Dario Carotenuto durante il Question time alla Commissione Lavoro della Camera dopo l'infortunio mortale nell’ex Ilva costato la vita all'operaio 47enne Claudio Salamida.

Nell'interrogazione la viceministra Maria Teresa Bellucci i due parlamentari hanno chiesto «di vederci chiaro, sollecitando azioni tempestive e incisive per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, peraltro, in un momento cruciale per il futuro dello stabilimento ancora senza un assetto proprietario definitivo che dia sufficienti garanzie sulla pianificazione degli investimenti per la salute dei lavoratori, la manutenzione e il rilancio degli impianti». Com'è noto, dopo il gravissimo incidente all’acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico, la zona della tragedia è stata sottoposta a sequestro probatorio senza facoltà dalla Procura di Taranto che ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza sulle cause e accertare le responsabilità: Salamida è caduto da un'altezza di sette metri a causa di una griglia metallica non fissata al quinto livello del reparto dove il 47enne stava lavorando. L'inchiesta avviata dalla Procura conta al momento 17 indagati e tra questi, il direttore generale di Acciaierie d'Italia Maurizio Saitta, il direttore dello stabilimento Benedetto Valli e poi l'intera catena di comando della fabbrica dal vertice fino a capi squadra. A questi si aggiunge anche il preposto della società che ha eseguito i lavori di manutenzione all'impianto terminati qualche giorno prima dell'incidente mortale. Si tratta della Peyrani Spa (che nulla ha a che fare con la Peyrani Sud). Questa mattina il pm Mariano Buccoliero affiderà l'incarico al medico legale Liliana Innamorato che dovrà eseguire l'autopsia per accertare quale delle ferite sia stata fatale per il 47enne e soprattutto ricostruire la dinamica di quella caduta per comprendere cosa sia accaduto e valutare le eventuali responsabilità. Trattandosi di un sito di interesse strategico nazionale, hanno sottolineato i pentastellati, è soggetto a regimi di amministrazione e monitoraggio che dovrebbero garantire non solo la continuità produttiva ma primariamente l’incolumità dei lavoratori e per questo hanno chiesto al Ministero del Lavoro di «accertare se siano state effettuate le ispezioni periodiche previste dal decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e se i piani di investimento siano stati effettivamente attuati dalla gestione commissariale o dalla proprietà». Dall’inizio del 2026, in Italia, sono stati già accertati otto morti sui luoghi di lavoro, una strage che «viene alimentata da condizioni di lavoro precarie» e, nel caso dell’ex Ilva, da una situazione industriale «priva della stabilità necessaria ad assicurare investimenti solidi per la messa in sicurezza degli impianti e per la salute e la sicurezza dei lavoratori».

Nel testo della risposta il Ministero ha ribadito «che l’Ispettorato Nazionale del lavoro pone costantemente in essere attività istituzionale di controllo tesa alla prevenzione e alla repressione delle condotte illecite» e ha ricordato le novità introdotte in tema di salute e lavoro dal «Decreto sicurezza» convertito con in legge a dicembre 2025, fra cui il potenziamento degli organici dei carabinieri dei Nuclei per la tutela del lavoro, il reclutamento di nuovo personale ispettivo per la prevenzione nei luoghi di lavoro, e la «particolare attenzione ai settori a più alto rischio come quello siderurgico». Inoltre, il Ministero ha assicurato che «continuerà a monitorare la situazione con la massima attenzione, garantendo trasparenza delle verifiche in corso e rispondendo con determinazione laddove emergano criticità strutturali o gestionali».
Sulle iniziative di competenza da adottare, la risposta del Ministero per L'Abbate e Carotenuto è stata «insoddisfacente» considerando le criticità sul fronte della sicurezza, denunciate da più parti, a cui si aggiunge il timore legato al «degrado strutturale delle aree operative» di Fim, Fiom e Uilm.

L'AUTOPSIA: CLAUDIO MORTO PER MULTIFRATTURE

Multifratture e politrauma da caduta: è questo il primo esito dell’autopsia eseguita oggi dal medico legale Liliana Innamorato sul corpo di Pasquale Salamida, 47 anni, dipendente di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), morto lunedì scorso in un incidente sul lavoro all’acciaieria 2.

L’incarico è stato conferito in mattinata dal pm Mariano Buccoliero, titolare dell’inchiesta. Subito dopo, il medico legale ha effettuato l’esame autoptico presso l’ospedale di Taranto, dove la salma era stata trasferita. La relazione completa sarà depositata in Procura entro 60 giorni.

Il primo responso conferma che Salamida è deceduto a seguito di una caduta dal quinto piano al quarto rialzato del convertitore 3, all’interno dell’acciaieria 2. Al momento dell’incidente, l’operaio stava regolando le valvole del flusso di ossigeno, utilizzato nel convertitore per trasformare la ghisa liquida in acciaio.

Secondo quanto emerso, Salamida sarebbe precipitato dopo l’apertura improvvisa delle pedane che costituivano il piano di calpestio provvisorio. Le strutture erano rimaste in posizione nonostante la manutenzione, affidata a imprese dell’indotto e avviata a settembre, si fosse conclusa il 5 gennaio.

Il convertitore era stato rimesso in funzione, ma nella giornata di lunedì era stato necessario un nuovo intervento per una fase di messa a punto. L’inchiesta della Procura prosegue per chiarire eventuali responsabilità e verificare il rispetto delle norme di sicurezza.

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