Lunedì 17 Febbraio 2020 | 07:09

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foto di repertorio

TARANTO - Finisce all’attenzione della Corte di Cassazione la sentenza con la quale la corte d’appello nel febbraio del 2018 ha confermato la sentenza con la quale il giudice Marcello Maggi, all’esito del procedimento civile di primo grado instauratosi dinanzi al tribunale di Taranto, aveva accolto la richiesta di risarcimento danni formulata, tramite l’avvocato Massimo Moretti, nel lontano 2008, dopo una fase stragiudiziale risalente al 2006, dai proprietari degli appartamenti dello stabile di via De Vincentis ed Ena scala B del quartiere Tamburi.

Il giudice Maggi, dopo aver esaminato le prove documentali offerte dai residenti e dal consulente tecnico d’ufficio (che ha compreso anche indagini chimico mineralogiche sulle polveri raccolte negli immobili e nei parchi minerali dell’Ilva e che ha dato atto della esistenza del nesso di causalità tra attività inquinante dello stabilimento Ilva e i danni lamentati dai proprietari degli immobili ubicati nel quartiere che si trova praticamente al cospetto dell’acciaieria più grande d’Europa), aveva condannato l’Ilva al risarcimento in favore degli attori del danno relativo alla «compressione del diritto di proprietà come diritto a godere in modo pieno ed esclusivo di un bene determinata dalla continuativa esposizione degli immobili degli attori al fenomeno immissivo», quantificato, in via equitativa, in un importo pari al 20% del valore degli immobili al momento della domanda, e quindi in importi compresi tra i 12 e i 16mila euro ad appartamento. Quella sentenza era stata però impugnata dall’Ilva già commissariata, impugnazione che la corte d’appello nel febbraio del 2018 fa ha rigettato integralmente, con la condanna dell’amministrazione straordinaria al pagamento delle spese di giudizio in favore degli appellati nonché, in ragione dell’integrale rigetto di tutti i sei motivi di appello, al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione. Sanzione però che evidentemente non ha frenato l’amministrazione straordinaria dell’Ilva che ha dato mandato ai suoi legali di ricorrere in Cassazione.

Il ricorso sarà esaminato il prossimo 11 marzo dalla terza sezione civile della Suprema Corte.
Tra le persone che dovranno essere risarcite, se la Cassazione confermerà la sentenza d’appello. c'è un operaio dell’Ilva in pensione, Salvatore De Giorgio, che viveva in via De Vincentis, a circa 200 metri dai parchi, e poi ha dovuto lasciare l’immobile per trasferirsi a Lizzano. Il suo medico gli diede un consiglio: «Se ne vada altrove finché è in tempo perché la situazione di Taranto è questa». «Il presidente della Repubblica - disse De Giorgio ai giornalisti - venga a Taranto per vedere la situazione. Non accetteremo più passerelle, vogliamo le cose concrete, ciò che si dice poi si deve fare».
Malgrado gli appelli alla politica e alla stessa gestione commissariale dell’Ilva, i proprietari delle abitazioni del rione Tamburi si sono sempre trovati al cospetto di un vero e proprio muro di gomma, senza alcuna possibilità quantomeno di giungere ad una transazione per definire la vicenda.

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