Giovedì 23 Maggio 2019 | 06:41

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Nel Tarantino

Manduria dà l'ultimo saluto all'anziano vittima della baby-gang, famiglia sceglie esequie private
Vertice in Procura, focus su indagati

Notificati 14 avvisi di garanzia, coinvolti 12 minorenni

Manduria, l'ombra della baby gang dietro la morte di un anziano

Proteste da parte di alcuni fedeli per l’improvviso cambio di programma sui funerali di Antonio Stano che, per decisione della famiglia, si svolgono a sorpresa e in forma privata nella chiesa dell’oasi di Santa Maria anziché nella chiesa del Rosario di Manduria (Taranto). Fabio Di Noi, amico di infanzia del pensionato, dice che il cambio di programma «è l’ennesima bruttura» fatta a Stano, il 66enne pensionato che aveva subito una serie di aggressioni e violenze da parte di un gruppo di giovani ed è morto il 23 aprile scorso dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici per suturare una perforazione gastrica e per una emorragia intestinale.


Leonardo Milano, anziano che voleva dare l’ultimo saluto ad Antonio, dice che a Manduria «ci conosciamo tutti, siamo faccia a faccia ma non ci salutiamo. Siamo un mondo di morti" Sono 14 (12 minorenni e due maggiorenni) gli indagati dalla Procura per i minorenni e dalla Procura ordinaria per omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e persino bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

Una cinquantina di persone ha partecipato alle esequie, i familiari più stretti, tra cui la sorella e il nipote. Sul feretro la sorella ha deposto una corona di fiori composta da rose arancioni e orchidee bianche

LE PAROLE DELL'AMICO: NON VOLEVA VIVERE - «Ho visto l’ultima volta Antonio in ospedale, in terapia intensiva, gli ho detto: 'Antonio lotta, sei forte, ce la devi fare'. Lui ha riconosciuto la mia voce, ha girato la testa, ma ho capito che era spento dentro, che non aveva alcuna voglia di vivere». Fabio Dinoi, capelli brizzolati e fisico minuto avvolto in un cappotto nero, era un amico di infanzia di Antonio Stano, il 66enne vittima delle violenze di una gang criminale e morto a Manduria il 23 aprile scorso, dopo tre interventi chirurgici e uno shock settico. Antonio e Fabio si incontravano quasi tutti i giorni in un bar di Manduria, davanti ad un caffè.
«Dal 25 o il 26 marzo non l’ho visto più, era sparito. Lui - racconta Fabio -, nonostante io fossi l’unico con il quale scambiava qualche parola quando prendeva il caffè al bar, non mi ha mai parlato delle violenze subite. Non mi ha detto nulla perché era riservato e orgoglioso. Nessuno di noi pensava che lo torturassero, nessuno sapeva che fosse vittima dei bulli, che subisse torture fisiche e

VERTICE IN PROCURA - Una riunione operativa presso la Procura della Repubblica di Taranto è in corso per fare il punto sulle indagini relative all’omicidio preterintenzionale di Antonio Stano, il 66enne perseguitato e vittima di una banda di bulli a Manduria. Alla riunione partecipano il procuratore del tribunale ordinario Carlo Maria Capristo, il procuratore aggiunto Maurizio Carbone, il pm inquirente Guglielmo Epifani, e il procuratore per i minorenni Pina Montanaro. Nelle indagini sono coinvolti due maggiorenni e 12 minorenni sui cui ruoli nelle violenze subite dall’anziano sono in corso indagini che richiederanno alcuni giorni.
Determinate sarà il risultato degli esami istologici sui reperti prelevati durante l’autopsia: serviranno ad accertare se vi sia un nesso di causalità tra le percosse e il decesso. Solo dopo aver avuto certezze su questo dato sanitario, che finora non è disponibile, i magistrati faranno nuove valutazioni sulla configurazione giuridica dei fatti.

Ha permesso di focalizzare il ruolo avuto da alcuni indagati nelle violenze fisiche e psichiche che avrebbero in qualche modo causato la morte di Antonio Stano la riunione operativa svoltasi questa mattina presso la Procura di Taranto, alla quale hanno partecipato anche i procuratori del Tribunale ordinario, Carlo Maria Capristo, e per i minorenni Pina Montanaro.
La riunione - a quanto è dato sapere - ha permesso di imprimere un forte impulso alle indagini della Polizia, anche sulla base dei risultati parziali dell’autopsia.
Un’accelerazione che induce ad ipotizzare una svolta imminente negli accertamenti sulla morte di Stano, il 66enne vittima di un gang criminale che lo perseguitava e picchiava da tempo a Manduria, nel Tarantino.

SABATO 4 MAGGIO LA MARCIA - Sabato 4 maggio si svolgerà a Manduria (Taranto) una «Marcia per la civiltà» organizzata da Pro loco, Confcommercio, scuole, parrocchie e movimenti civici della città, dedicata ad Antonio Stano, il 66enne pensionato che aveva subito una serie di aggressioni e violenze da parte di un gruppo di giovani ed è morto il 23 aprile scorso dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici per suturare una perforazione gastrica e per una emorragia intestinale.
L’uomo era stato ricoverato il 6 aprile all’ospedale Giannuzzi, accompagnato dal 118 su richiesta della Polizia, che lo aveva trovato nel suo appartamento in precarie condizioni psico-fisiche. Dalle indagini è emerso che l’uomo era stato picchiato, rapinato e bullizzato. Sono 14 (12 minorenni e due maggiorenni) gli indagati dalla Procura per i minorenni e dalla Procura ordinaria. «Le nefaste note vicende di cronaca - sottolinea la Pro Loco in una nota - dipingono una Città che francamente non riconosciamo e, soprattutto, in cui non ci identifichiamo». Il corteo partirà «dalla zona delle scuole, perchè - si precisa - riteniamo che sia da lì che occorre ripartire. Lì, nei ragazzi, c'è il nostro miglior futuro».

L'AUTOPSIA - Sarà l’autopsia sul corpo di Antonio Stano, il pensionato di 66 anni deceduto all’ospedale Giannuzzi di Manduria dopo aver subìto in casa propria violenti assalti da parte di un branco di giovanissimi, a chiarire le cause del decesso e eventuali responsabilità. Oggi verrà affidato l’incarico al medico legale Liliana Innamorato.

Sono due le procure che hanno aperto un fascicolo per i reati di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale dei minori ha aperto un fascicolo a carico di 12 minorenni coinvolti negli episodi di violenza stile «Arancia meccanica», alcuni dei quali difesi dall’avvocato Antonio Liagi.

LA CRONACA - Anche la procura della Repubblica ha aperto un fascicolo e indaga su due giovani, uno di 19 e l’altro di 22 anni. L’avvocato Armando Pasanisi, difensore del primo, ha affidato al medico Massimo Brunetti, l’incarico di seguire le operazioni peritali in qualità di consulente della difesa. I magistrati chiederanno al medico legale di fare luce sulle cause che, dopo 18 giorni di agonia, hanno portato al decesso dell’uomo, ex dipendente dell’arsenale, che viveva a solo in casa in condizioni di disagio psichico. Al vaglio degli investigatori ci sarebbero alcuni video, fatti circolare su «WhatsApp», in cui i giovani si riprendono mentre sottopongono la vittima ad atroci violenze. La vittima, secondo quanto trapelato, era stata scelta con cura perché mite e indifesa.

L’uomo è stato trovato trovato in stato d’abbandono il 6 aprile scorso e soccorso dagli agenti della polizia di Manduria ai quali ha raccontato di aver subìto diverse rapine a marzo ad opera di una banda di giovani senza scrupolo, alcuni dei quali di buona famiglia. Letteralmente terrorizzato dalle rapine e dagli atti di violenza subìti, l’uomo si era barricato in casa in stato di indigenza e degrado, immobilizzato su una sedia dalla quale non si muoveva da diversi giorni, senza nutrirsi. Non voleva aprire la porta di casa nemmeno ai poliziotti, che hanno dovuto faticare per convincerlo che erano lì per aiutarlo. A segnalare il caso è stata una vicina di casa. Gli agenti hanno chiesto l’intervento del personale del 118 e si sono preoccupati di acquistare acqua e generi alimentari per il malandato 66enne, che nonostante i ripetuti inviti non ha voluto mangiare, deciso ormai a lasciarsi andare.

Durante l’assistenza all’anziano, i poliziotti hanno anche raccolto la sua denuncia e il racconto delle diverse rapine subite durante il mese di marzo da parte di un gruppo di giovani che gli avrebbero portato via 300 euro. Dopo il ricovero in ospedale, le condizoni dell’uomo sono peggiorate. L’anziano è stato sottoposto a due interventi chirurgici per ferite interne all’addome. Subito sono scattate le indagini e in breve il cerchio si è stretto intorno a una banda di giovanissimi, per la maggior parte nati tra il 2001 e il 2002. Gli agenti hanno ascoltato anche i vicini di casa, i quali hanno confermato che in più occasioni alcuni giovanissimi si sono introdotti in casa dell’anziano per derubarlo e sottoporlo a violenze e sevizie. L’avviso dell’accertamento tecnico irripetibile, primo atto doveroso di inchiesta per far luce sulle responsabilità del caso, è stato notificato anche alla sorella della vittima e al nipote di 41 anni. Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari dei ragazzi e alcuni indumenti.

Secondo quanto appreso solo due dei 14 giovani indagati per la morte del 66enne pensionato di Manduria (Taranto), Antonio Cosimo Stano, che ha subito per anni violenze in stile 'Arancia meccanica' hanno precedenti e sono conosciuti dalle forze dell’ordine. Gli altri sono sempre stati considerati "bravi ragazzi», quasi tutti frequentano ancora la scuola, vivono in contesti familiari definiti «normali», e, stando alle dichiarazioni dei loro legali, ora si dicono pentiti di quello che hanno fatto.
Dodici minorenni tra i 16 e i 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla procura dei minori e della procura ordinaria per i reati di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. Stano, ex dipendente dell’Arsenale militare è deceduto il 23 aprile scorso a distanza di 18 giorni dal suo ricovero nell’ospedale cittadino, dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici. L’autopsia, eseguita ieri, dovrà stabilire su l’uomo sia morto in conseguenza dei fatti traumatici, anche di natura psichica, subiti dalla vittima.

SALVINI: PENE ESEMPLARI ANCHE PER I MINORI - «Se confermati colpevoli, pene esemplari per tutti, anche per i minorenni, che devono essere trattati (e puniti) come tutti gli altri. Di fronte a simile violenza, per me non esiste la distinzione fra minorenni e maggiorenni». Lo dice Matteo Salvini, commentando la notizia del 66enne di Taranto che sarebbe stato picchiato a morte da una banda di giovanissimi.

DI MAIO: PRIORITA' SICUREZZA ANZIANI - «Bullizzato, rapinato, segregato in casa e picchiato fino alla morte. È inaccettabile quanto successo al 66enne di Manduria, un fatto vergognoso che non può passare in secondo piano. La morte di Antonio deve farci capire che la sicurezza dei nostri cittadini deve essere la priorità di questo Governo. E dobbiamo lavorare per garantire maggiore sicurezza anche ai nostri anziani, troppo spesso abbandonati. Una cosa è certa: questi soggetti la pagheranno». È quanto afferma in una nota il Vicepresidente e Ministro Luigi Di Maio. 

I VICINI: ANGHERIE DAL 2012 - Secondo alcuni vicini di casa, il 66enne di Manduria (Taranto) morto il 23 aprile scorso all’ospedale Giannuzzi e vittima di una serie di aggressioni e violenze da parte di una baby gang, era diventato bersaglio dei bulli sin dal 2012. Dichiarazioni che sono al vaglio delle due procure che si occupano della vicenda. In 12 sono stati iscritti nel registro degli indagati dal procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale dei minori, Pina Montanaro. I due maggiorenni, di 19 e 22 anni, sono indagati dal pubblico ministero Remo Epifani della Procura della Repubblica ordinaria. Oggi è prevista l’autopsia da parte del medico legale di Bari, Liliana Innamorato, ma ci vorranno ulteriori esami di laboratorio per stabilire se la morte del 66enne sia stata causata dai traumi subiti a seguito delle aggressioni subite o, ad esempio, dallo stato di prostrazione e di degrado in cui l'anziano era caduto dopo essere stato bullizzato.

Al momento si procede per i reati di omicidio preterintenzionale in concorso, lesioni personali, danneggiamento, minacce e violazione di domicilio, ma il capo d’imputazione - come ha spiegato dall’avvocato Lorenzo Bullo, che assiste cinque minori e uno dei maggiorenni indagati, «è provvisorio». «L'ultimo episodio di percosse che si ipotizza - ha detto ancora - risalirebbe a febbraio. Il decesso è avvenuto a distanza di settimane. E anche in relazione alla contestazione dello stalking, si parla di presunti episodi che sono scollegati. Non abbiamo ancora alcun elemento per valutare la fondatezza o meno di queste imputazioni»

GELMINI: È EMERGENZA SOCIALE - «A Taranto 14 giovanissimi, di cui 12 minorenni, sono indagati per aver segregato e picchiato a morte un 66enne che soffriva di disagio psichico. Il fenomeno delle baby gang sta assumendo le dimensioni di una vera emergenza sociale. La logica dell’appartenenza al branco, le minacce, la prevaricazione, la violenza, l’umiliazione della vittima. Veri e propri crimini perpetrati da gruppi organizzati. Pene esemplari anche per i minorenni perché fatti di tale crudeltà non possono essere derubricati a bravate. Ma anche uno Stato che si prenda cura degli anziani in condizioni di disagio e non li abbandoni a se stessi e un’assunzione di responsabilità solidale da parte di tutti. Se fosse confermato che c'era chi sapeva e non ha denunciato sarebbe gravissimo». Così, in una nota, Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia

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