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Serie B

Calcio, Polito e l’ambizione nel cassetto: «Bari nell’Olimpo in tre anni»

Polito aspetta il Bari, contratto e nuovo budget

Il direttore sportivo del Bari Ciro Polito

L'intervista al direttore sportivo dei biancorossi mentre ci si prepara alla trasferta di Cosenza

09 Settembre 2022

Antonello Raimondo

BARI - Ciro Polito, a modo suo. Chiaro, diretto passionale. Il mercato con vista sul futuro. Il Bari e dintorni. Il giorno dopo l’annuncio del rinnovo del contratto fino al 2024 scorre via con un crescendo di piccole, grandi verità rimaste nascoste per mille eun motivo. L’architetto biancorosso si nasconde quando si parla di voti. Vuole che a parlare sia il campo, di chiachiere in libertà se ne sentono già troppe. E lui non ama molto girare attorno alle cose. «Io e il presidente ci siamo stretti la mano tempo fa e per me da quel momento non ci sono stati più dubbi - spiega l'uomo mercato del Bari – c'è grande sintonia con tutta la famiglia De Laurentiis. Vogliamo entrambi costruire un grande Bari. Il progetto è chiarissimo: in tre anni vogliamo annullare il gap con le società di prima fascia e per fare questo servirà ancora lavorare duramente. Mi hanno accontentato in tutto. E ho apprezzato soprattutto la libertà di azione. Che significa fiducia».

Il bilancio

«Sono un perfezionista e non sono soddisfatto del tutto - aggiunge Polito – però ciò che mi ero prefissato è stato fatto in una percentuale altissima. Non ho cercato nomi ad effetto ma calciatori funzionali. Cerco uomini che abbiano il mio Dna. Non amo quelli che baciano la maglia, mi basta chi sputa sangue per la squadra in cui gioca. E' quello che ho fatto nella mia carriera da calciatore. Ho cambiato spesso squadra e l'ho fatto scegliendo di ricominciare con la stessa fame. Il calcio è un lavoro, non capisco quelli come Marras che hanno rinunciato a giocare per motivi che mi sfuggono. Andrebbero cambiate le regole. Se io ti trovo un club che ti garantisce lo stesso stipendio tu non puoi rifiutare. Altrimenti le società sono prigioniere dei contratti e questo credo sia profondamente ingiusto. Di Marras non voglio più parlare, quando vedo certi attegiamenti poi divento cattivo perché la sposto sul personale. In questo senso mi ha sorpreso, in positivo, di Perrotta che ha accettato Vercelli pur di andare a giocare».

Gli obiettivi

«Non mi va di parlare di salvezza, playoff o altro. Non sarebbe giusto, credo. Lasciatemi godere la squadra - dice il direttore sportivo napoletano - e vedere come cresce partita dopo partita. Non è giusto porsi limiti e nemmeno parlare a vanvera. In serie B può accadere davvero di tutto. Ci sono squadra che costruiscono rose per vincere e poi finiscono col retrocedere. Penso a Vicenza e Crotone, due club solidi. E il Parma? In A e in C è diverso. Chi vuole vincere è quasi impossibile che finisca lontano dal traguardo. Quindi credo che ci voglia pazienza, è quello che chiedo ai baresi. Abbiamo una squadra giovane che può e deve crescere. Stiamo cercando di patrimonializzare investendo su calciatori di prospettiva. Vogliamo costruire sapendo che, poi, non è facile trattenere i calciatori che fanno gola a grandi club. Vediamo quello che accade al Napoli. Quando girano certe cifre e si muovono top club spesso sei costretto a lasciare andare i calciatori bravi».

La caccia all'attaccante

«È stato un percorso complicato ma non ho trattato tutti i calciatori che avete accostato al Bari – racconta Polito, quasi divertito. Di Carmine, Donnarumma.... e potrei continuare, non c'è mai stato nulla. Zaza? Quando ho fatto la famosa intervista a Sky, giuro, non c’era nulla. A me non piace prendere in giro nessuno. E so bene che se escono nomi grossi e poi salta tutto... la gente si fa prendere dalla delusione. Amo il realismo. Ho parlato con Zaza e anche con il papà, mi ha sempre detto che in B non sarebbe sceso e così è stato. L'idea Bari gli piaceva e io, lo ammetto, lo avrei preso se mi avesse dato la disponibilità. Gytkiaer era un mio pallino, il classico usato sicuro. Ma, devo dirlo, non c'è mai stata una trattativa vera e propria visto che il ragazzo ha sempre detto di voler rimanere al Monza. Ecco perché mi sono mosso su più tavoli. C'è stato un contatto anche con Pavoletti, ho giocato due anni con lui. Moncini e La Mantia sono stati, invece, i primi che ho trattato. La Mantia ha preferito rifiutare perché la sua famiglia vive a Lecce. Io rispetto la chiarezza anche se è stato un peccato, in B è un elemento fortissimo. Scheidler è il classico investimento. È costato tanto il cartellino ma se guardiamo l'operazione nel suo complesso abbiamo speso meno. E il ragazzo ha un ingaggio che non rischia di alterare gli equilibri dello spogliatoio. Gli va dato tempo, come a tutti gli stranieri. Non c'era urgenza di rinforzare l'attacco visto quello che stanno facendo Antenucci e Cheddira. Al limite di completare il reparto con una punta dalle diverse caratteristiche. Lui ha il fisico del centravanti ma sa anche attaccare la profondità. Poi, alla fine, ne ho presi due. Certo, anche perché purtroppo la fragilità muscolare di Ceter ci lascia qualche perplessità. Salcedo ha tanta qualità e fino all’ultimo Inzaghi non voleva lasciarlo partire».
Chiusura dedicata a Botta: «Nessun caso, appena vede che qualcuno resta fuori vi agitate. Mignani ha dimostrato tante volte di non guardare in faccia nessuno, fa solo il bene della squadra. Magari l'avrà visto un po' scarico. Ma vedrete che presto tornerà protagonista».

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