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Grand’Italia, via il tabù Francia: sabato semifinale del Mondiale

Grand’Italia, via il tabù Francia:  sabato semifinale del Mondiale

Muro Mondiale: l'Italia è in semifinale

Il cittì salentino De Giorgi: «Ci ha sempre battuto, questa è la vittoria di un gruppo con valori ben chiari»

08 Settembre 2022

Gianluigi De Vito

«Di che cosa è fatta una vittoria?», chiese l’allievo. «Di molte sconfitte», rispose il maestro. Mai adagio fu così profetico. L’Italvolley del coach di Squinzano Ferdinando De Giorgi supera per 3-2 la Francia e approda alle semifinali dei Mondiali di Slovenia e Polonia. Non accadeva da dodici anni e quel che più fa morale è che la vittoria arriva dopo che il 23 luglio - non una vita fa - la banda De Giorgi si è schiantata (0-3) proprio contro la Francia (poi vincitrice della Vnl), nella semifinale di Nations League a Bologna. Andrà persa anche la finale per il terzo posto perché la Polonia farà la partita perfetta.

Dai ceffoni s’impara, dalle ceneri si risorge. Vedremo se il catalogo dei successi aggiungerà altre magie. Certo è che la Giovane Italia di ieri ha «suonato» pallavolo come un pifferaio magico. Sintesi perfetta dell’analisi del trionfo: bravura nel non snaturarsi nel gioco, umiltà nel ricostruire dopo le pessime gestioni dei cambio-palla, grinta nel chiudere i momenti decisivi. Ferdinando De Giorgi riassume così: « Volevamo invertire la rotta contro la Francia che in stagione ci aveva sempre battuto. Ovvio io sia estremamente felice del risultato, ma credetemi se vi dico che lavoriamo quotidianamente per confrontarci con le squadre migliori al mondo. Questo è un gruppo di ragazzi con valori ben chiari in mente, attaccati alla maglia, che si allenano quotidianamente con umiltà per migliorare e regalarsi gioie importati. Ora andremo a Katowice con il nostro solito atteggiamento, rispettando tutti, ma con la consapevolezza delle nostre forze e dei nostri punti deboli, ma anche con tanta voglia di fare bene».

La cronaca. De Giorgi schiera la diagonale Giannelli-Romanò, Lavia e Michieletto schiacciatori, Galassi e Anzani al centro con Balaso libero. La Francia si affaccia con Brizard palleggiatore, Boyer opposto, Ngapeth e Clevenot gli schiacciatori, Le Goff e Chinenyeze i centrali con Grebennikov libero. Primo set. Equilibrio perfetto. Giannelli usa i centrali come «ombre», li fa muovere ma distribuiscedi più al «posto 2» Romanò e agli schiacciatori. Gli errori, pesano, troppi cambi-palla sbagliati nei momenti decisivi del set. 21-23, De Giorgi chiama a raccolta la Giovane Italia. Esorta: «Manteniamo la serenità». 23-23; Michieletto non sbaglia in battuta, ma è la Francia a gestire meglio il gioco e conquista il primo set point. Annullato. Sbertoli entra per battere le sue fiondate: niente. Tocca a Ervin Ngaphet: un missile. Francia in vantaggio: 0-1 (24-26, in 26 minuti).
Secondo set. L’Italia è in palla, nonostante gli errori da alta tensione. Equilibrio scontato, siamo capaci di maggiore pressione: ci aiuta a riequilibrare (7-5, 7-8; 11-8). Ma le sbavature fanno arrabbiare Fefé: «Facciano i punti se li meritano, non per i nostri regali. Più variazioni», tuona. Di nuovo parità. Romanò non perdona, Lavia e Michieletto stavolta perforano. Migliora la ricezione, l’attacco, la diga a muro. Ovvio che arrivi l’1-1: 25-21 in 24’.

Terzo set. Sembra un’altra Italia. Va avanti imponendo il suo gioco, ma la luce si spegne sul finire del parziale. Spreca il vantaggio, torna a concedere. Gli ultimi punti sono vietati ai cuori deboli. 22-24: Romanò annulla il primo set point della Francia, ma il cambio palla dà come esito un attacco inefficace. I francesi allenati dal «nostr» Andrea Giani chiudono il parziale: 1-2 Francia, 23-25 in 29’.

Quarto set. La barca è sull’onda tempestosa, i francesi sono un allegro con brio: variano e questo li tiene sempre avanti. Ma non dilagano. Cresce il gioco azzurro in difesa. E questo consente rimonta e sorpasso (17-15). Dura poco. Di nuovo equilibrio. Ma l’Italia cresce nel contrattacco, mette pressione: 24-21. Tre set-point. Il primo fallisce gli altri no: 2-2, 25-22 in 28’.
Quinto set. Punto e a capo. La lotteria del tiebreak si vince solo col tutto per tutto. Gli schiaffi iniziali, specie con i primi tempi di Galassi, indirizzano il vantaggio. Nota a margine: la panchina sobbalza e suda come fosse in campo. È il «Noi, Italia» della generazione Fefé.

Sarà per stanchezza (hanno liquidato al tiebreak il Giappone appena due giorni prima), i transalpini sbagliano e rimangono sotto a lungo: 11-14. Tre match point sono leccate di baffi. Il primo fallisce, il secondo no. Oh, siamo tra le prime quattro del mondo. Non accadeva dal 2010. Ma soprattutto, il tabù d’Oltralpe è stato superato imponendo gioco e mostrando personalità nel gestire i momenti chiave. Altri ingredienti migliori non potevamo metterci nella valigia per la Polonia. Sabato le semifinali. Con un Romanò stratosferico. Risuona il canto popolare siciliano: «Yuri Yu, Yuri di tuttu l’annu/l’amuri ca mi rasti ti lu tornu». Katowice di sciuri azzurri. Proprio lì dove nel 2021 il salentino Fefé De Giorgi e la sua Giovane Italia salirono sul trono d’Europa.

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