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Costacurta: «Juve e Inter favorite. Il Lecce? Deve sudare»

Costacurta: «Juve e Inter favorite. Il Lecce? Deve sudare»

Un'immagine dell'amichevole pre campionato tra Lecce e Bochum (foto Anza e Lezzi)

Il campione del Milan: «Corvino sta facendo un grande lavoro con i salentini e restare in A è sempre una impresa»

18 Luglio 2022

Fabrizio Nitti

Meno di un mese separa all’inizio della nuova serie A. Un torneo ricco di incognite, tra campioni che vanno e vengono ed il primo Mondiale d’inverno che cambierà i ritmi della stagione e ci costringerà un’altra volta ad ammirare le stelle del calcio senza poterli sfidare dal vivo. La seconda delusione «mondiale» consecutiva è stato un brutto colpo, inutile nasconderlo. Il «retrogusto» è amarissimo, come se il pianeta calcio Italia fosse stato ridimensionato. Relegato a vivere un microcosmo pallonaro all’interno di una realtà ben più grande, definita e ricca. Ma ci sono tanti motivi per restare incollati al massimo campionato, alla nostra Serie A, a un campionato che continua a regalare sorprese: l’incertezza che ha caratterizzato la lotta per ogni obiettivo nella scorsa stagione, la speranza che nuovi talenti possano emergere, il ritorno di una squadra pugliese sul palcoscenico più prestigioso: il Lecce che dovrà combattere per tenersi stretta la A appena conquistata dopo una entusiasmante cavalcata fra i cadetti.
Alessandro, «Billy», Costacurta (sotto in foto) analizza il contesto a 360 gradi. 458 presenze nel Milan, 59 in nazionale con un argento a Usa 94, sette scudetti in rossonero, cinque Supercoppe Italiane, una Coppa Italia, cinque Coppe dei Campioni, quattro Supercoppe Europee, due Intercontinentali compongono l’impressionante palmares di uno dei più grandi difensori italiani di tutti i tempi, oggi apprezzato ed equilibrato opinionista per Sky Sport, per cui sta seguendo anche l’Europeo femminile in Inghilterra e che oggi, in riferimento ai colori della Nazionale italiana, vivrà una giornata decisiva (le Azzurre msfidano il Belgio).


Alessandro Costacurta, si aspetta una lotta scudetto accesa fino all’ultimo respiro?
«Sì, sono convinto che l’equilibrio regnerà ancora sovrano. Ma stavolta, le due rivali potrebbero essere soprattutto Inter e Juventus che hanno acquistato grandi campioni come Lukaku, Di Maria e Pogba, pur rischiando di perdere punti di forza quali De Ligt o Skriniar. Il Milan è ancora indietro sul mercato, così come Roma e Napoli che ha ceduto una colonna come Koulibaly».
Tra acquisti e cessioni chi la convince maggiormente fin qui?
«L’Inter si è rinforzata notevolmente e ha riformato la formidabile coppia d’attacco dello scudetto vinto con Antonio Conte. Ma anche la Juventus ha trovato grandi campioni e soprattutto recupera un talento puro come Federico Chiesa. Le altre non sono ancora entrate nel vivo. Dybala potrebbe essere ad esempio un fattore in grado di cambiare gli equilibri di chi lo acquisterà».
Il calcio italiano non ha più la forza economica o l’appeal degno della sua tradizione: quale può essere la ricetta per un progetto vincente?
«Inutile negare la particolare congiuntura finanziaria e una produzione di talenti inferiore al passato. Eppure, esistono esempi di gestione virtuosa. Inter e Milan, ad esempio, hanno vinto pur tenendo sotto controllo i bilanci. L’Atalanta nel tempo è passata da club di metà classifica a compagine puntualmente in lotta per l’Europa. Compagini come il Sassuolo sanno stupirci riuscendo a valorizzare talenti. Una strada che sta seguendo, nella sua dimensione, anche l’Empoli. Insomma, i progetti illuminati non mancano, ma si deve avere il coraggio di perseguirli».
La nazionale, intanto, è ancora fuori dal Mondiale: come farà Mancini a risollevarla?
«Roberto ha coraggio, idee, non ha paura di seguire un calcio offensivo lanciando ragazzi che, magari, ancora non sono talenti affermati. Se risollevare significa rivincere un Europeo oppure il mondiale del 2026, allora si tratta di imprese che richiedono molteplici fattori. Se, invece, l’obiettivo è riportare l’Italia al rango delle prime quattro nazionali del mondo, penso che l’impresa sia possibile. Lo dice la nostra storia e i giovani di prospettiva soprattutto a centrocampo non mancano. Abbiamo un po' la carenza di un centravanti di livello internazionale. Potrebbe diventarlo Scamacca se davvero approderà ad una big come il Paris Saint Germain e troverà lo spazio necessario».
Lotta salvezza e le prospettive del Lecce?
«Secondo me Pantaleo Corvino si sta muovendo con il consueto acume, creando un mix intrigante tra giovani italiani come Frabotta e soprattutto Colombo, che davvero è un prospetto di livello che ho seguito a lungo nel vivaio del Milan, e calciatori d’esperienza: Maksimovic, ad esempio, può alzare esponenzialmente il livello della difesa. Di certo, per restare in A ci sarà da lottare: la concorrenza è di altissimo rango».
Prevede una battaglia allargata a diverse compagini o per poche?
«Non vedo una lotta con troppe squadre coinvolte. Se pensiamo che il Monza è una neopromossa, ma sta costruendo un complesso nettamente superiore alle compagini di bassa classifica... Così come ormai diverse sono le squadre che si sono consolidate in A e difficilmente rischieranno. Certo, la retrocessione di Genoa e Cagliari invita tutti alla prudenza. Ma allo stato attuale vedo in particolare Lecce, Cremonese, Salernitana e Spezia destinate a giocarsi la salvezza, oltre ad una possibile sorpresa che non manca mai».
Sta seguendo l’Europeo in Inghilterra: a che punto è il movimento femminile in Italia?
«È un contesto che sta crescendo per gradi: né lentamente, ma nemmeno a velocità sostenuta. Molte realtà sono più avanti, ma negli ultimi quattro anni i progressi sono stati evidenti e sicuramente si lavorerà per tutelare il talento di tante ragazzine che magari a 13-14 anni smettono perché non trovano sbocchi. In Europa forse non siamo ancora tre le prime sei-sette realtà, come dimostrano le sofferenze nella rassegna continentale: l’obiettivo deve essere arrivarci. Abbiamo circa 30mila tesserate a fronte di nazioni più piccole che ne contano oltre 100mila. Insomma, la strada è lunga, ma sono certo che riusciremo a percorrerla».

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