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Bari calcio/retroscena

Uno mette 28mila euro e se li fa pignorare, l'altro: «Pago con un credito»

Uno mette 28mila euroe se li fa pignorare, l'altro:«Pago con un credito»

Giancaspro e Paparesta

I dettagli dell'operazione di (mancata) ricapitalizzazione del club biancorosso

11 Luglio 2018

Giovanni Longo - Massimiliano Scagliarini

BARI - Il socio di minoranza aveva puntualmente versato la sua quota (circa 28.000 euro) in vista della ricapitalizzazione, annunciando anche che lui - o chi per lui - era in grado di salvare il Bari. Soldi veri, certo. Peccato che su quelle somme sia scattato un pignoramento presso terzi notificato da Equitalia che ha vanificato il versamento. Il socio di maggioranza, cui spettava invece la quasi totalità della ingente ricapitalizzazione (circa 4,5 milioni di euro), voleva provvedere non per cassa ma conferendo crediti vantati nei confronti di società partecipate dalla sua Kreare Impresa. Al posto del denaro liquido, aveva in sostanza proposto di girare un «pagherò» verso se stesso. Consiglieri di amministrazione e sindaci dovevano valutare la validità delle azioni di Gianluca Paparesta e Cosmo Giancaspro, e certo non sarà stato facile. I retroscena dei giorni più incerti della storia del club farebbero quasi sorridere, se non ci fossero di mezzo ansie e paure di una tifoseria, anzi di una città intera, da giorni con il fiato sospeso.

Un Paparesta dunque mai domo e deciso a impossessarsi di nuovo della società, prima del polemico disimpegno a mezzo Facebook di ieri. Titolare dello 0,63% delle quote, è stato il primo a muoversi. Bonifico, pec, e via. Ma il 22 giugno l’Agenzia delle Entrate aveva notificato alla Fc Bari un pignoramento presso terzi per circa 90mila euro: dunque quei 28mila euro, appena versati, sono stati accantonati per essere girati all’Erario. C’è chi ritiene questa mossa del Fisco giuridicamente corretta, ma c’è anche chi non la pensa così: un conto è aggredire i dividendi di una società (e il Bari certo non naviga in buone acque). Altro è pignorare un versamento per rimpolpare un patrimonio asfittico. Ma certo poche migliaia di euro non avrebbero cambiato il destino della società biancorossa.

E veniamo a Giancaspro. Il presidente del Bari e principale azionista, infatti, evidentemente a corto di disponibilità liquide, voleva ricapitalizzare conferendo un credito da tre milioni di euro. Una somma ingente, vantata dall’imprenditore di Molfetta nei confronti di due società (una del settore turistico, l’altra in quello immobiliare) controllate - esattamente come la Fc Bari - dalla sua holding Kreare Impresa. Insomma, per salvare il Bari, Giancaspro aveva proposto di trasferire un credito vantato dalla controllante Kreare verso altre due controllate. Una proposta respinta al mittente dal cda, semplicemente dando uno sguardo al verbale di assemblea straordinaria in cui si parla espressamente di «versamento» dell’aumento di capitale. Ricapitalizzazione in salsa barese. E adesso le prospettive sono davvero nere.

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