Domenica 01 Marzo 2026 | 15:15

Bari, gol e «segnali»: ora il dovere della continuità

Bari, gol e «segnali»: ora il dovere della continuità

Bari, gol e «segnali»: ora il dovere della continuità

 
antonello raimondo

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antonello raimondo

Bari, gol e «segnali»: ora il dovere della continuità

A Genova è arrivata la prima vittoria legittima. Meritata fino in fondo. E non perché siano mancati momenti di difficoltà, anzi. Fino al gol di Moncini s’era vista una Sampdoria più in palla.

Domenica 01 Marzo 2026, 12:47

Per vincere le partite, in fondo, non serve chissà cosa. La tecnica, indubbiamente. La tattica, anche. L’intensità, una vera chiave di volta. Quello che al Bari era clamorosamente mancato in questi sei mesi di campionato era la capacità di giocare una partita da serie B. Non bene o male, questi sono dettagli in un campionato dove non si va mai troppo per il sottile. Ma con quel «marchio». Partite da serie B, proprio così.

A Genova è arrivata la prima vittoria legittima. Meritata fino in fondo. E non perché siano mancati momenti di difficoltà, anzi. Fino al gol di Moncini, un altro bel gesto da attaccante di razza, s’era vista una Sampdoria più in palla. E dominante. Sembrava la classica prestazione impalpabile di un Bari in difficoltà soprattutto nella fase di non possesso. E invece col tempo è nata un’altra partita, come spesso accade soprattutto quando di mezzo c’è sostanziale equilibrio. Una partita che i biancorossi hanno interpretato con ingredienti diversi. S’è vista una «squadra» nel senso più serio del termine. Atteggiamento, mentalità, applicazione, motivazione, umiltà. Difendendo quando è stato necessario farlo e attaccando nei momenti in cui ce n’è stata la possibilità. Il Bari ha capito di aver di fronte un avversario in difficoltà anche e soprattutto emotiva. Con il passare dei minuti incapace di muovere il pallone con velocità e, soprattutto, frenato da una lunghissima serie di errori tecnici. Sottolineati, impietosamente, dal popolo doriano. Anche a «Marassi» la pazienza è finita ormai da un bel pezzo.

Ma il Bari è davvero guarito? Calma. Ma per davvero. La classifica pretendeva una brusca inversione di tendenza. Serviva vincere e la squadra di Longo l’ha fatto, per giunta bene. Ma per tirarsi fuori dai guai è necessario pensare che la partita di Genova sia solo un punto di partenza. Da questo punto di vista è un bene che mercoledì si giochi ancora, al «San Nicola» arriva un Empoli che non vive un momento brillantissimo e che ieri ha pareggiato in rimonta contro un Cesena che arrivava alla sfida del «Castellani» dopo aver perso sette delle ultime nove partite. Moreno Longo deve aspettarsi conferme, a trecentosessanta gradi. Con il risultato e la prestazione condannati ad andare in simbiosi. Serve fare un altro pieno di punti ma anche mostrare ancora la faccia «sporca» di chi lotta per la... sopravvivenza. Non conta il numero di attaccanti ma il modo di correre e di proporsi. Il calcio resta più semplice di quanto qualcuno continui a voler far credere.

La fase difensiva resta un caposaldo. Anche per chi ha l’ambizione di proporre un calcio offensivo. E il Bari, da questo punto di vista, ha cambiato volto grazie al mercato di gennaio grazie agli arrivi di Cistana, Odenthal e Mantovani tanto da potersi permettere una certezza come Pucino in panchina, aspettando un’altra chiamata. È salito il tasso di aggressività, parliamo di calciatori che dispongono della personalità giusta per affrontare un campionato in cui la «testa» spesso viene prima di tutto. Per difendere bene, però è necessario che in mezzo al campo gli equilibri non vadano a farsi benedire. L’accoppiata Verreth-Braunoder, dispiace dirlo, ha fallito la missione nata in estate. Troppo poca sostanza e scarsissime idee. Ora Longo punta su Artioli, un calciatore che sfrutta la sua «normalità» per aiutare la squadra. E anche su un Maggiore decisamente più presente a se stesso dopo aver rischiato la cessione e, addirittura, di finire fuori lista. S’era sempre detto, d’altronde, che la salvezza del Bari sarebbe passata anche dalla capacità dell’allenatore di alzare il livello della vecchia guardia. Chi c’era da giugno ha la grande possibilità di riscrivere la propria storia in biancorosso. Salvarsi a Bari non vale una medaglia sul petto, certo. Ma per come stanno le cose... sarebbe una mezza impresa. Sigh!

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