Claudio Morici torna in Puglia con due spettacoli. “La malattia dell’ostrica” a Taranto giovedì 16 aprile e “Mia nonna è sovrastimata”, venerdì 17 aprile a Spongano (Lecce). Il primo è basato sul libro omonimo, il quale a sua volta è nato da un fortunato podcast in cui l’attore romano racconta la vita di dieci scrittori raggiunti dalla follia, dalla pulsione di morte o da altre malattie mentali, raccontate con la grazia e l’ironia che sono diventate la sua cifra stilistica. Con l’aggiunta di un personaggio, rispetto al podcast, suo figlio, che gli comunica la volontà di diventare scrittore. “Mia nonna è sovrastimata e altri racconti” raccoglie invece il meglio dei suoi testi brevi insieme a nuove narrazioni dall’effetto esilarante. Dai monologhi ambientati nel futuro alle invettive contro l’Inps, fino alle riflessioni sulle difficoltà dello scrittore contemporaneo e all’improbabile competizione con la sua nonna semianalfabeta.
Giovedì 16 aprile l’attore sarà allo Spazioporto di via Foca a Taranto (info: 0992227218), e il giorno dopo al Centro di aggregazione giovanile, in via Pio XII a Spongano di Lecce (info: 3881271999). In entrambi i casi i biglietti sono solo al botteghino.
Noto al grande pubblico per aver partecipato alla finale di Italia’s Got Talent con un pezzo comico sull’elenco telefonico di Roma nel 2012, ha poi partecipato a diverse trasmissioni televisive di successo. Ci regala uno spoiler sulla nascita del libro e del plausibile spettacolo derivati anche dal suo ultimo e altrettanto seguito podcast su misticismo e spiritualità: «Vagabondi delle stelle», citazione di Jack London.
«In Puglia - racconta - ci vengo molto volentieri. Tra le regioni del Sud è quella dove succedono più cose dal punto di vista culturale». A Spongano è di casa, con relativi sold out, e ci sarà dunque spazio per uno spettacolo meno conosciuto e per la sperimentazione, con la nonna in testa alla serie di personaggi improbabili, perché racconta la storia di come la suddetta congiunta sia riuscita a pubblicare con Adelphi edizioni nonostante la sua condizione di semianalfabeta.
“La malattia dell’ostrica” è uno spettacolo molto richiesto. A cosa è dovuta la sua fortuna, secondo il suo autore: «Ispeziona la relazione tra malattia psichiatrica e scrittura di grandi capolavori e contiene la parte autobiografica, che interpreta tutte le ansie dei padri». E l’interesse del suo autore per il tema che ha scelto di trattare: «Io mi sono laureato in psicologia e già all’università ero molto interessato alla psicopatologia, alla coscienza, alla psiche. Allo stesso tempo ho sempre avuto una grande passione per la letteratura. A un certo punto, dopo i 50 anni, ho riunito quello che facevo prima e quello che faccio oggi».
Secondo una celebre definizione di Karl Jaspers, quella che per l’ostrica è sofferenza, una malattia, per gli uomini vale tantissimo: è la perla. Morici ha anche lui la sua perla? Ed è un mistico, come sembra nell’ultimo podcast fin qui prodotto? «Quando racconti certe cose, un po’ ti appartengono. Un minimo di malattia dell’ostrica ce l’ho anch’io, ma per fortuna non nelle forme gravi dei grandi autori. Diciamo che mi muovo nella media dei problemi mentali degli italiani. Quanto al misticismo, mi definirei più un turista. Ho praticato un po’ di meditazione zen e in alcuni periodi continuo a farlo, però non ho mai seguito una pratica costante. Sono comunque temi fondamentali per me, me li sono cercati io e nessuno me li ha commissionati».
















