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CITTA' DEL VATICANO – Allarga le braccia, spinge le ante che fanno un pò di resistenza, sicchè quando si aprono, quasi irrompe dentro la basilica. Sorride titubante, e dalla piazza sale un applauso. Sono le 11,10 della festa dell’Immacolata quando papa Bergoglio, che indossa un mantello bianco ricamato sul davanti, apre la Porta santa di San Pietro. Subito prima, nell’atrio, ha salutato il papa emerito Benedetto XVI, si sono abbracciati, hanno scambiato qualche parola. Ratzinger sarà il primo pellegrino a varcare la porta santa, e andrà nuovamente incontro a Bergoglio, per una ulteriore stretta di mano. E questi all’Angelus chiederà alla folla in piazza di mandare "tutti" un saluto al papa emerito.

L'abbraccio tra i due, Ratzinger ultimo dei papi che ha fatto il Concilio, e Bergoglio, il primo della generazione successiva, suggella la messa solenne con cui papa Francesco ha dato inizio al giubileo della misericordia, affermando di compiere "questo gesto, come ho fatto a Bangui, tanto semplice quanto fortemente simbolico, alla luce della Parola di Dio".

Il rito che inizia con la scenografica processione dei circa 200 celebranti, è multilingue, sia nelle letture proclamate in spagnolo, italiano e inglese, sia nelle preghiere dei fedeli, che sono in cinese, arabo, francese, swahili e malayalam. Esprime l’universalità della Chiesa nel giorno in cui, sottolinea papa Bergoglio, "varcando la porta santa, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, – ha aggiunto a braccio – vogliamo anche ricordare" la porta aperta dal Concilio 50 anni fa, quando i padri la "spalancarono verso il mondo".

L’Anno santo in tutte le diocesi e anticipato in Africa, dalla periferia del mondo, è dedicato alla misericordia. Così nell’omelia, che pronuncia con molta concentrazione e alcuni minimi inserti a braccio, il papa latinoamericano intreccia subito la misericordia al messaggio del Concilio ecumenico Vaticano II, che si è concluso esattamente 50 anni fa. "Dobbiamo anteporre – esorta – la misericordia al giudizio, e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia. Attraversare la Porta Santa, dunque, ci faccia sentire partecipi di questo mistero di amore, di tenerezza".

"Riprendiamo con la stessa forza e entusiasmo", chiede la "spinta missionaria" del Concilio, che "è stato un incontro, un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo".

"Un incontro – rimarca – segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sè stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro, dovunque c'è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo".

Il messaggio della misericordia, nel quale si declina la onnipotenza di Dio, viene spiegato da papa Francesco anche in relazione alla figura della Madonna, "testimone privilegiata della promessa di Dio e del suo compimento", nella quale Dio non solo ha perdonato il peccato, ma è giunto "fino a prevenire la colpa originaria, che ogni uomo porta con sè entrando in questo mondo": è la Immacolata concezione della Madonna, che la Chiesa festeggia oggi, e che Bergoglio ricorderà anche nei due appuntamenti pomeridiani, a piazza di Spagna e a Santa Maria Maggiore, omaggi a Maria cari alla tradizione romana. E a piazza di Spagna ricorda che "sotto il manto di Maria c'è posto per tutti", tra cui anziani, disoccupati, migranti.

Alla messa ha partecipato una delegazione italiana guidata dal presidente Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura e dal premier Matteo Renzi. Il presidente ha varcato la porta santa, come hanno potuto fare le persone che hanno partecipato alla messa. Settantamila persone in totale, tra piazza e via della Conciliazione, alla messa e poi all’Angelus sono la stima degli organizzatori per l’apertura dell’Anno santo, una cifra di tutto rispetto, se si considera e l’allarme terrorismo, e il fatto che anche prima di Parigi molti puntavano a celebrare il giubileo in diocesi. Chiuso lo spazio aereo della città, sigillati i tombini, creati corridoi per i fedeli preceduti dal controllo ai metal detector, militarizzata l’aerea circostante la basilica, oggi è stata la prova generale per la sicurezza da qui al 20 novembre 2016, quando si concluderà l'Anno santo. E ha anche mostrato l’interesse delle altre fedi e confessioni cristiane, che hanno inviato loro rappresentanti.

Le Comunità del Mondo arabo in Italia hanno lanciato, e diffuso anche in Vaticano durante la messa, #TuttiUnitiperilGiubielo, hastag con gli "auguri a Papa Francesco e ai cristiani", la "condanna con fermezza terrorismo e violenza" e l’invito "tutti i musulmani, cristiani, ebrei e tutte le religioni a unirsi contro il terrorismo e gli assassini delle religioni". Un segnale di buon auspicio per il giubileo e per la pace.

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