Lunedì 30 Marzo 2026 | 13:22

Giustizia, ora una coalizione per la Costituzione che difenda lavoro e scuola

Giustizia, ora una coalizione per la Costituzione che difenda lavoro e scuola

Giustizia, ora una coalizione per la Costituzione che difenda lavoro e scuola

 
dario ginefra

Reporter:

dario ginefra

Giustizia, ora una coalizione per la Costituzione che difenda lavoro e scuola

Il paradosso dell'Italia divisa si risolve solo se la Costituzione smette di essere percepita come un vecchio feticcio giuridico e torna a essere l'ossatura di una visione del mondo

Lunedì 30 Marzo 2026, 10:44

L’esito del recente referendum sulla giustizia non può essere archiviato come un mero responso tecnico su carriere e tribunali; esso rappresenta, al contrario, l’ennesimo segnale di una faglia profonda che attraversa la coscienza civile del Paese. In un’epoca segnata da spinte centrifughe e tentazioni decisioniste, emerge un paradosso politico che richiede una riflessione edotta e lungimirante: la necessità di trasformare la fedeltà alla Carta del 1948 da memoria storica a progetto politico alternativo e vitale.

L'attuale compagine di governo muove i suoi passi in una dichiarata continuità ideale con la destra storica, simboleggiata da quella fiamma che arde nel vessillo di Fratelli d’Italia. È un’identità che affonda le radici in una narrazione pre-repubblicana o, nel migliore dei casi, estranea alla sintesi costituente del dopoguerra. Eppure, in una nazione matura, chiunque porti il nome «Italia» nel proprio simbolo dovrebbe riconoscersi nella Costituzione come in un terreno comune, neutro e sacro al tempo stesso. Così, purtroppo, non è. Assistiamo oggi a una torsione del concetto di patriottismo: da un lato quello identitario e muscolare delle destre, dall'altro quello «costituzionale», che vede nell'equilibrio dei poteri e nei diritti sociali l'unico vero collante della comunità nazionale. Come ammoniva Antonio Gramsci nei suoi Quaderni, l'egemonia non è solo dominio politico, ma è «direzione intellettuale e morale». La sfida odierna consiste proprio in questo: strappare l'idea di Nazione al reazionarismo per riconsegnarla alla Repubblica.

La forza della nostra Carta risiede in quella che possiamo definire «mediazione alta». Non fu un compromesso al ribasso tra partiti stremati dalla guerra, ma l'incontro fecondo tra le culture cattolico-democratiche, progressiste e liberali del nostro Paese. Esse individuarono valori universali — la dignità umana, la separazione dei poteri, la sussidiarietà sociale — sui quali fondare una democrazia antifascista. Oggi, questa stessa convergenza può e deve farsi «Coalizione per la Costituzione»: un soggetto politico che non si limiti alla resistenza passiva, ma che si ponga l'obiettivo di attuare i principi fondamentali ancora inespressi, a partire dal cuore pulsante del sistema: il lavoro e l'istruzione.

Il lavoro, nell'ottica di questa coalizione, non deve più essere considerato una merce soggetta alle sole fluttuazioni del mercato, ma il fondamento stesso della cittadinanza.

La Costituzione esige un salario dignitoso, come sancito dall'Articolo 36, e una partecipazione attiva dei lavoratori che superi l'atomizzazione sociale indotta dalla precarietà. Parallelamente, l'istruzione deve tornare a essere quell'organo «centrale» della democrazia — per citare Piero Calamandrei — capace di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Una scuola della Repubblica che rifiuti logiche privatistiche o frammentazioni regionali, garantendo che i «capaci e meritevoli» non siano fermati dal censo, ma sostenuti dallo Stato in un percorso di emancipazione che è, prima di tutto, culturale.

Il paradosso dell'Italia divisa si risolve solo se la Costituzione smette di essere percepita come un vecchio feticcio giuridico e torna a essere l'ossatura di una visione del mondo. La «Coalizione per la Costituzione» è l'unica risposta possibile a una destra che cerca nel passato le ragioni della propria esistenza e nella modifica delle regole del gioco la propria legittimazione.

È tempo di dimostrare che il vero «Partito della Nazione» è quello che difende la separazione dei poteri e l'uguaglianza sostanziale. Se la fiamma arde consumando, la Costituzione illumina costruendo; il futuro dell'Italia non risiede nel cambiare la Carta per adattarla al potere di turno, ma nel cambiare la politica per renderla finalmente degna della sua Carta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)