Un nucleo di ferro e un manipolo di comparse. Ormai se ne sono accorti tutti. Il Bari di Moreno Longo punta dritto su una formazione base con pochissime alternative. La realtà parla chiaro: il tecnico piemontese non ha avuto risposte significative da troppi elementi, finendo con l’insistere su chi ha prodotto i maggiori risultati. D’altro canto, si potrebbe anche obiettare che, data la mediocrità acclarata dei biancorossi, forse qualcuno avrebbe potuto avere qualche occasione in più. Soprattutto per forzare alcune situazioni tattiche o tentare l’arrembaggio quando, in fondo, c’era poco da perdere.
I numeri sono eclatanti. In dodici match sotto la gestione dell’allenatore torinese (quattro vittorie, due pareggi, sei sconfitte, 14 punti raccolti alla media di 1,16 a gara), i calciatori che sono stati utilizzati con estrema continuità sono essenzialmente tredici. Ovvero, il portiere Cerofolini (l’unico ad aver disputato tutti i 1.080’), i difensori Cistana (1.035’), Odenthal (854’), Pucino (615’) e Mantovani (541’), i laterali Piscopo (457’) e Dorval (1.017’), i centrocampisti Maggiore (596’), Braunoder (545’) e Artioli (438’), i trequartisti Rao (745’) ed Esteves (490’), l’attaccante Moncini (801’). Un undici ben identificato, dunque, con appena un ipotetico cambio in difesa ed uno a centrocampo. Un nucleo che, forse, avrebbe potuto allargarsi appena comprendendo Dickmann (300’ in campo, ma sette gare saltate per infortunio) e forse Verreth che, sotto la terza gestione tecnica, ha disputato 286’ partendo sempre da titolare fino all’infortunio che lo ha tenuto ai box negli ultimi otto incontri. Tuttavia, è pur vero che Maggiore, Artioli e Braunoder sembravano già in netta linea di soprasso sul regista belga rivelandosi per dinamismo più adatti al gioco di Longo. La verità, però, è incontrovertibile: il bacino di pesca del mister dei Galletti è estremamente limitato. Davvero poco per una squadra che, invece, avrebbe disperato bisogno di tante frecce al suo arco nella bagarre salvezza.
Curioso che la suddivisione dei ventisei elementi schierati da Longo sia esattamente a metà. Dal 14° elemento in poi, infatti, la differenza di minutaggio è netta. Si passa ai 352’ di Mane, per proseguire con De Pieri (342’), Traore (279’), Cavuoti (275’), Cuni (272’), Nikolaou (135’), Gytkjaer (118’), Stabile (97’), Pagano (93’), Bellomo (90’). Chiude Colangiuli con 8’, ma passato nel mercato di gennaio al Lumezzane. Non sono, invece, mai stati utilizzati (oltre i due portieri Pissardo e Marfella), il laterale Burgio, il centrocampista Darboe (sempre out per infortunio) e l’attaccante Partipilo, finito fuori lista al termine del mercato pur rimanendo ancora un posto disponibile tra i 18 «over» iscrivibili in B.
Impossibile non notare un particolare. Moreno Longo ha puntato con decisione al 3-4-2-1 senza mai derogare al modulo di partenza. Una scelta per certi versi condivisibile, nell’ottica di fornire certezze ad un gruppo che, nelle precedenti gestioni griffate da Fabio Caserta prima e Vincenzo Vivarini poi, appariva in completa crisi di identità. Meno spiegabile, però, è il ricorso limitato ad una serie di elementi con peculiarità offensive. I vari De Pieri (otto presenze), Cavuoti (cinque), Cuni (nove) e Gytkjaer (cinque) hanno trascorso svariate gare senza alzarsi dalla panchina, totalizzando comunque un minutaggio ridotto. Va detto che, nel complesso, non hanno brillato al punto da meritare più di tanto di scalare gerarchie: basti pensare che in quattro non hanno realizzato nemmeno una rete. Guizzo che, invece, è riuscito al 35enne Bellomo, spesso gettato nella mischia per pochi spezzoni. Non solo: molto raramente, l’allenatore dei pugliesi è ricorso ai due attaccanti puri in corso di match. E a tal proposito, una riflessione sorge spontanea. Una squadra chiamata a marciare con un ritmo da promozione diretta dovendo provare a raccogliere circa dodici punti nelle sei gare che mancano al termine della regular season per conservare la categoria al netto dei playout, non sarà inevitabilmente chiamata ad un ricorso più continuo di chi compone il reparto avanzato? In fondo, proprio Longo ha puntualmente ripetuto che nel rush finale ci sarà davvero bisogno di tutti. [r.s.]















