Lunedì 30 Marzo 2026 | 13:22

Vento nuovo dal referendum: la vittoria del no spiega che i tempi stanno cambiando

Vento nuovo dal referendum: la vittoria del no spiega che i tempi stanno cambiando

Vento nuovo dal referendum: la vittoria del no spiega che i tempi stanno cambiando

 
enzo augusto

Reporter:

enzo augusto

Vento nuovo dal referendum: la vittoria del no spiega che i tempi stanno cambiando

La classe operaia si sveglia. Una domanda di partecipazione, quindi, che la politica non sempre riesce a intercettare. Come i giovani che manifestano per Gaza, per la pace, per l’ecologia

Lunedì 30 Marzo 2026, 10:42

Da una superficiale analisi del voto, mi pare emergano elementi di un indiscusso interesse. Per prima cosa una alta percentuale di votanti che testimonia una consistente, e per certi versi inaspettata, e in controtendenza rispetto alle ultime consultazione elettorali, domanda di partecipazione. Ce ne siamo accorti anche noi. Abbiamo messo su il Comitato di Avvocati per il No prevedendo qualche decina di colleghi, e vi hanno aderito in 450, un risultato eccezionale non solo per il numero ma per la vivacità e la passione che hanno animato il comitato, un «movimento di democrazia dal basso».

Anche nelle assemblee sindacali si è riscontrato molto interesse e una maggiore vitalità. La classe operaia si sveglia. Una domanda di partecipazione, quindi, che la politica non sempre riesce a intercettare. Come i giovani che manifestano per Gaza, per la pace, per l’ecologia. Primo problema allora è riconnettere la voglia di partecipazione ad obiettivi più strettamente politici, che sono quelli che la partecipazione popolare ha posto in evidenza. La Costituzione non va «riformata» nei termini di cui al Referendum, ma va applicata soprattutto nelle tematiche di giustizia sociale ed eguaglianza. Viene avanti una esigenza forte e vera di Riforma della Giustizia nei punti essenziali che proprio noi avvocati avevamo messo a base del nostro intervento nella competizione elettorale. E cioè le lungaggini processuali, i costi che rendono difficilmente praticabile l’esercizio dei diritti da parte dei meno abbienti. L’adeguamento degli organici. La digitalizzazione del sistema.

Il Governo, pesantemente sconfitto, ha già fatto, soprattutto per bocca del viceministro Sisto, «colomba» dello schieramento governativo, avances per procedere congiuntamente su un nuovo terreno di riforma. Intanto bisogna vedere che si intende per congiuntamente, e chi sono gli interlocutori. Il Referendum, paradossalmente, per evidente eterogenesi dei fini, ha posto in primo piano l’esigenza di riforme vere ma ha reso anche la Magistratura consapevole dell’indispensabilità di affrontare queste problematiche.

Dobbiamo però vigilare che in questo percorso ci sia posto per l’Avvocatura e non tanto quella istituzionale del CNF, delegittimata dalla gestione scriteriata del Referendum, e quindi non rappresentativa, ma soprattutto l’Avvocatura democratica che dicendo No al Referendum ha difeso e sostenuto i principi della Carta Costituzionale, ha posto in evidenza il bisogno della riforma e ha testimoniato la dignità della categoria che i vertici avevano svenduta. La spinta per il No è infine venuta: dai giovani in primo luogo. Ha votato il 68%, 10 punti in più della percentuale complessiva; dal Sud con risultati eclatanti anche in Sicilia e Calabria, regioni governate dalla destra. dai quartieri popolari. Le periferie rispetto ai centri storici.

Si sono mossi, quindi, e sono venuti alla ribalta i ceti disagiati colpiti dalle politiche conservatrici, se non reazionarie, della destra post fascista. Un’opposizione vera quindi su temi di giustizia sociale e con domande di cambiamento radicale. Non l’opposizione della ZTL, la gauche caviar, attenta ai diritti civili, ma che che ha reso la Sinistra spesso distante dalle reali esigenze dei ceti popolari. Torna quindi ad affacciarsi la sinistra, come in Francia nelle recenti amministrative, coni suo radicamento sociale. Soffia un vento nuovo e forte di cambiamento che chiede risposte alle domande dei giovani, pace e attenzione all’ecologia. Alle domande del Sud e dei ceti disagiati di eguaglianza e giustizia sociale. È quindi salario minimo in una più ampia attenzione alla questione salariale. Ma anche una riforma dei rapporti di lavoro con uno stop fermo al precariato e alle sue degenerazioni. Ma soprattutto un contrasto forte alle politiche belliciste e autoritarie di Trump e degli epigoni nostrani. Forse i tempi stanno cambiando. The times they are a-changin’ cantava Bob Dylan, e i versi sono quanto mai attuali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)