I riti della Settimana Santa di Taranto, esasperando il dolore e la morte di Cristo, estremizzano il valore della resurrezione. È un sentimento talmente radicato nella comunità tarantina che anche la città cambia volto. La Taranto dai mille problemi in costante via di soluzione diventa improvvisamente magnifica, offrendosi al mondo dei fedeli e dei visitatori in tutta la sua bellezza complicata. Eppure è la figura della Madonna che rimane scolpita nei ricordi di tutti e nei sentimenti più profondi. Maria, a causa della perdita del Figlio, mostra il suo dolore innominabile.
Perché non c’è parola che lo sintetizzi: si diventa orfani per la scomparsa dei genitori e vedovi per la morte del coniuge, ma per la scomparsa di un figlio definizione non c’è, perché è una condizione di talmente distorta umanità, che gli uomini di ogni tempo e latitudine non hanno saputo e voluto trovare il modo di chiamarla. Maria la incarna, rappresentando tutte le mamme di Taranto che hanno avuto il suo stesso destino: la sofferenza suprema e inconoscibile di perdere un figlio. Madri tarantine a cui toccherà, però, “piangere un po’ più forte chi non risorgerà più dalla morte”, come cantò Fabrizio De Andrè.
Il pensiero va alla madre di Claudio Salamida e alla madre di Loris Costantino, i due ragazzi profondati recentemente nell’ex Ilva di Taranto. Il pensiero va a tutti gli «048», codice di esenzione dal ticket degli oncologici, variamente distribuiti in città e in provincia. Il pensiero va alle madri dei piccoli ricoverati del reparto di Oncoematologia Pediatrica. In quella discesa ardita dagli scalini della chiesa di San Domenico, la Madonna Addolorata costringe chiunque a guardare il suo strazio dal basso, mutando in ginocchio chi sta in piedi. La sua sofferenza, il suo tormento obbliga al rispetto. La Processione dei Misteri - lunga, lenta e solenne – si gonfia, così, di significati e di passioni. Ogni passo è sacrificio, ogni sacrificio è devozione. Un confratello, uno degli incappucciati, mi confidò, una volta: «Giuse… tu non puoi capire che cosa significa la Processione per noi che la facciamo. Non hai idea quanto impegno serva per prepararla. No, non lo puoi capire … Anche perché non è che si può spiegare! Quello che succede ad ognuno di noi in quelle ore… non si può spiegare! E quell’aspetto fa parte della bellezza della Processione dei Misteri».
Anche questo 2026 vedrà protagonisti della Settimana Santa i riti di Taranto, con l’attaccamento e la fedeltà alle tradizioni che i tarantini dimostrano sempre. Senza manierismi e senza ipocrisie, con quella forza nei sentimenti che possiede chi è nato nella città che fu capitale della Magna Grecia e fu governata da un re filosofo.















