I modi sono garbati, gentili, predispongono gli interlocutori a sentirli, a intrattenersi amabilmente con loro. La nostra attenzione è attratta da quello che dicono, che propongono e che, meglio ancora, pubblicizzano; sono così bravi che riescono a soggiogarci psicologicamente.
Questo tipo di persone si trova ben inserito in tutti i livelli della nostra società: ceti medi o medio alti e nei settori economici, commerciali, artistici... e in molti campi dove è possibile «fare soldi», strappare promesse, ottenere vantaggi, quindi «truffare» la gente; e ce ne sono molti in giro. Al primo impatto non è facile capire che si ha a che fare con il classico lestofante perché l’incontro, cordiale e amichevole, induce ad avere fiducia. Niente di più ingannevole. Sulle prime non ci si accorge dei danni irreparabili a cui ci si sta esponendo, solo in un secondo momento ci si rende conto di quello che si è subito.
Ognuno di noi, anche se non ha vissuto un’esperienza diretta, vive tutti i giorni attraverso i giornali, la radio e la televisione le colossali o piccole buggerature perpetrate ai danni di cittadini creduloni e ignari, soprattutto anziani. Il professionista contabile che scappa con il denaro dei clienti, l’amministratore privato e pubblico che fugge all’estero con i quattrini dei risparmiatori, i responsabili di finanziarie che nascondono capitali, e i titolari di agenzie turistiche che spariscono con i soldi dei vacanzieri, ecc.; queste sono tra le più frequenti e clamorose vicende di criminalità truffaldine ad alto livello, per non parlare poi di quelle più modeste che si commettono pure giornalmente nei confronti della povera gente, degli sprovveduti. Carpire la buona fede sembra essere uno sport che si va diffondendo sempre di più con successo.
Il quadro caratteriale dell’impostore, particolarmente variegato e molto complesso, nasconde una personalità interessante, ma molto difficile da intendere. Si sommano in lui alcuni aspetti comportamentali tipici del delinquente ciarlatano (ma è difficile notarli subito, soprattutto per telefono o online) e inclinazioni artistiche di un certo rilievo. Si può dire che spesso l’indole criminale trova copertura e sfogo nella vena cosiddetta artistica, che in alcuni soggetti è peraltro molto prolifica. La natura delinquenziale non è comune: è fatta nella maggior parte dei casi di una inconsapevole volontà di riscattarsi continuamente, di essere sempre in lotta con gli altri, di tendere al meglio; le azioni criminose, costituite prevalentemente da raggiri e falsità, gratificano ampiamente l’imbroglione: più queste sono difficili, ingegnose e a effetto, più l’autore si inorgoglisce e si esalta. Il desiderio di imporsi, di dominare e soprattutto di meravigliare è più forte di qualsiasi buona ragione. Nell’estorsione, l’insidia e il falso lo affascinano, in essi trova la maniera di realizzarsi e di vincere tutte le inibizioni subite forse da piccolo.
Sono le prime occasioni, spesso improvvisate, a «consacrarlo» alla truffa: impara tutti trucchi del mestiere e contrae amicizie cosiddette «del giro». La ripetitività dell’artificio e dell’inganno delle sue azioni da farabutto rivelano spesso una fantasia notevole e una considerazione esagerata di sé stesso unita a una insufficiente sensibilità morale. Il lestofante è molto preso dalle sue «invenzioni» da convincersi, lui per primo, della bontà dei suoi trucchi e dei suoi stratagemmi. Ciò che meraviglia è la convinzione che le sue gesta non siano dannose, delittuose: in lui è accentuato uno scarso senso di autocritica, anche se normalmente si mostra sempre lucido e consapevole di quello che fa e dice. Ciò che nasconde bene è la sua latente aggressività non disgiunta dalla consapevolezza delle proprie capacità banditesche, che denotano in molti casi un carattere orgoglioso e vanitoso, una inventiva infantile e un continuo bisogno di dimostrare a sé stesso di valere qualcosa. Molto spesso il fuorilegge, non avendo un carattere ben formato, si tuffa in azioni che lo possono appagare a dismisura, prendendosi la rivincita sugli altri. Solo così crede di realizzarsi e di colmare quel vuoto affettivo che si porta dietro ed è difficile che smetta di essere quello che è.
I truffatori, pur evidenziando un ingegno vivo e una cultura molto vasta, hanno tuttavia un modo di ragionare lacunoso, privo di sistematicità, di ordine e di coerenza. Gli studiosi accomunano la bugia patologica a quella della truffa morbosa, trovandovi un senso morale inesistente e una autosuggestionabilità sorprendente. Il bugiardo-truffatore ha una spiccata abilità nel persuadere e nel circuire persone anche intelligenti, ma è, come si è detto, così autosuggestionabile da convincersi per primo della veridicità di quello che dice, donde il fascino della sua personalità.
La truffa è comunque da considerare una forma di aggressività, non certo violenta o distruttiva, ma pur sempre un abuso che mina il patrimonio della collettività, dello Stato, che viene ricordata normalmente con il nome di delitti del colletto bianco o degli affari. Un particolare tipo di truffa è quella telefonica, assai frequente oggigiorno, perpetrata a danno di persone anziane, che si lasciano convincere a dare danaro o gioielli, o altro ancora, nella speranza di salvare o aiutare un figlio, o un parente, da un imminente pericolo. È comunque fuor di dubbio che ogni delitto di truffa ha una propria genesi e una propria dinamica tutte da scoprire.















