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La piccola editoria porta luce al Sud

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«Pubblicare libri quaggiù, oltre a un problema prettamente fisico comporta di base un ostacolo concettuale»

03 Luglio 2022

Omar Di Monopoli

A stenebrare il linfatico buiore del nostro Sud sono spesso i fari delle piccole, coraggiose realtà culturali che, a dispetto di una fatica e di un impegno solitamente mal ripagati dagli organi preposti, hanno scelto di operare sul territorio. Di sicuro possiede una sua autentica capacità d’irrorazione la luce giovane della Fallone Editore, minuta - ma combattiva - casa editrice indipendente, pugliese «per tassonomie geografiche» e radicata «nella storia e nella cultura millenarie di questa terra», eppure proiettata su una linea d’azione nazionale, sia per la distribuzione del prodotto editoriale che per l’eterogeneità degli autori in catalogo (composto, vivaddio, non solo da prosa e poesia ma anche da saggistica, letteratura per l’infanzia, scienze ermetiche e una varia che spazia dalla cinotecnica alla musicologia passando per le arti figurative, la culinaria, il fumetto e la botanica).
«Pubblicare libri quaggiù, oltre a un problema prettamente fisico (essere operativi geograficamente qui e non a Milano significa doversi spostare per tutto, con costi che pesano sul budget a disposizione), comporta di base un ostacolo concettuale: da noi non è ancora ben chiaro cos’è una casa editrice e soprattutto cosa NON è: non è una tipografia, non è un’agenzia letteraria. E il problema è che spesso ciò non è chiaro neanche agli aspiranti autori o agli addetti ai lavori in genere», ci rivela Enrica Fallone, giovane imprenditrice tarantina a capo del progetto sin dal suo varo, nella primavera del 2017. «A Taranto credo di avere un solo autore, perché dagli scrittori tarantini mi sono stati proposti spesso e volentieri solo opere di storia locale che, lo dico con tutto il rispetto, a me non interessano poiché non sono letteratura. Insomma, persiste un problema di visione, di convincimenti errati da smantellare».

Vero è che, fortunatamente, la persistenza di questi equivoci assieme alle sopracitate difficoltà legate all’ubicazione periferica rispetto ai ai gangli dell’editoria che conta, non hanno scoraggiato il lavoro di rabdomantica ricerca di talento da parte della Fallone, che fin dal suo esordio pubblica opere intelligenti e sempre di grande valore. Ci preme a tal guisa segnalare «Voce del verbo essere» di Riccardo Fiore, un romanzo-mondo di mille e passa pagine capace di evocare maestri come Bufalino e D’Arrigo; oppure il più recente «Reliquiario carnale» di Giancarmine Fiume (poesia, collana Il fiore del deserto, con la prefazione di Maurizio Cucchi); ma anche l’imminente «Incompiuta Bellezza» di Cristina Trinci (collana La Sorgente di Satyria): un giallo che è anche romanzo sentimentale, ma senza scadere nel sentimentalismo. Fallone, che luce sia, allora!

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