Sabato 14 Marzo 2026 | 11:08

Neonato morto a Bari, l'annuncio di don Ruccia ai fedeli dopo il patteggiamento: «Lascio la parrocchia»

Neonato morto a Bari, l'annuncio di don Ruccia ai fedeli dopo il patteggiamento: «Lascio la parrocchia»

Neonato morto a Bari, l'annuncio di don Ruccia ai fedeli dopo il patteggiamento: «Lascio la parrocchia»

 
Neonato morto a Bari, l'annuncio di don Ruccia ai fedeli dopo il patteggiamento: «Lascio la parrocchia»

Don Antonio prova a fornire versioni alternative alla verità processuale: «Ci ha mostrato una perizia», spiega uno dei presenti all’incontro nella chiesa di Poggiofranco dove il prete ha spiegato di voler dimettersi

Sabato 14 Marzo 2026, 09:20

09:39

Con un messaggio sulla chat dei parrocchiani, don Antonio Ruccia ha chiesto ai fedeli di incontrarsi alle 20 nella chiesa di San Giovanni Battista, a Poggiofranco. Si è presentato in abito scuro, niente abito talare, e ha sostanzialmente ribadito la sua «innocenza», come già fatto nell’intervista rilasciata in esclusiva a «Famiglia Cristiana». «Il bambino era già morto», ha continuato a ripetere.

Il sacerdote, com’è noto, per la dolentissima storia della «morte nella culla termica» ha patteggiato una pena (sospesa) ad un anno di reclusione nell’ambito del procedimento per omicidio colposo. Il neonato fu trovato senza vita all’interno del locale della parrocchia adibito a culla termica, la mattina del 2 gennaio 2025.

Come può un uomo innocente scegliere di patteggiare la pena? Se lo è chiesto più di qualcuno tra i parrocchiani di San Giovanni Battista.

«Ci sono situazioni nella vita in cui le battaglie non possono essere vinte - le parole di don Ruccia - bisogna temporeggiare e far emergere la verità che tanti provano ad affossare. Per questo la scelta nasce dal voler continuare a svolgere il ministero sacerdotale senza sapere che una lunga fila di persone che svolgono il ruolo di “strilloni” sono dietro la tua porta e non ti permettono di svolgere la tua missione sacerdotale. Superare una gogna mediatica condita da tante falsità non è una cosa semplice e a volte quelle scelte che sono dolorose, sono il primo passo verso un nuovo giorno». Ritenendosi vittima della «gogna mediatica» il prete, nell’incontro dell’altra sera in chiesa, ha mostrato ai presenti la perizia di parte che lo scagiona, perizia commissionata dalla difesa di don Antonio.

Secondo la Procura barese, viceversa, la morte avvenne per ipotermia perché la culla non era dotata di adeguate misure che consentissero di allertare i soccorsi. Secondo gli accertamenti tecnici compiuti, infatti, il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non funzionò. Inoltre, fu accertato che dal climatizzatore presente nella stanza usciva solo aria fredda.

Ma don Ruccia, ai suoi parrocchiani, ha fornito un’altra verità. Qualcuno gli ha creduto ed è balzato sui banchi quando, come un fulmine nel cielo sereno, il sacerdote ha annunciato: «Domani mattina andrò dal vescovo per dimettermi». Al momento in ogni caso la notizia non trova conferma mentre a «Famiglia Cristiana» il sacerdote ha detto: «Voglio continuare a svolgere il ministero di parroco, se mi sarà permesso. Voglio continuare ad essere me stesso e soprattutto a dire la verità, visto che qualcuno sta provando a farmi tacere. Questa vicenda è ancora tutta da scrivere: se si trattasse di un bimbo avuto fuori del matrimonio da parte di qualcuno che aveva tanto denaro e che ha certamente ha preso in giro la madre dicendole che intendeva riconoscerlo e questa donna avrà lasciato al freddo il piccolo chissà dove durante la notte di Capodanno? Forse poi avranno voluto il funerale? Forse, avrà pensato, una volta trovato morto, con l’aiuto di qualcuno esperto di confondere la culla della vita con una tomba?».

Don Antonio, insomma, prova a fornire versioni alternative alla verità processuale che ha portato accusa e difesa a concordare il patteggiamento della pena. E ritiene che anche la magistratura si sia accanita contro di lui: il giudice aveva infatti respinto una prima richiesta di patteggiamento a tre mesi, giudicando la pena «non congrua».

«Perché la prima richiesta di patteggiamento a 3 mesi è stata respinta?» ha chiesto al parroco anche «Famiglia Cristiana». «Sono state dette una serie di bugie e riportate notizie atte a screditare il mio operato di sacerdote», la risposta.

Al termine dell’incontro nella chiesa di San Giovanni Battista, alcuni dei parrocchiani sono andati via molto addolorati, soprattutto per l’annunciata volontà del parroco di andare via. Qualcun altro non ha nascosto i dubbi sulla ricostruzione complessiva della storia. «Ci ha mostrato una perizia, ma probabilmente esiste un’altra perizia, quella dell’accusa, che ha sancito un’altra dinamica della storia», spiega uno dei fedeli presenti all’incontro.

Da quel che si sa, don Ruccia avrebbe in animo di lasciare non solo la parrocchia di Poggiofranco ma la stessa città, per continuare a fare il parroco altrove, dove la tristissima morte di un neonato non venga automaticamente ricondotta a lui. 

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