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In Puglia e Basilicata

Punti di vista

I faggi e San Michele silenziose maestà

Foggia, il Gargano festeggia le "faggete" dell'Unesco

i boschi della foresta Umbra compiono cinque anni nel prestigioso ruolo di patrimonio naturale dell’umanità

03 Luglio 2022

Rossella Palmieri

Monumentali, maestose, secolari e altissime. Compiono cinque anni nel prestigioso ruolo di patrimonio naturale dell’umanità sotto l’egida Unesco i boschi di faggi della foresta Umbra. Il riconoscimento, arrivato il 5 luglio 2017, fu dato non solo per la bellezza in sé delle faggete, ma anche per l’elevata biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici. In un momento difficile, con un clima impazzito e sotto l’infuocare di incendi, rendiamo oggi onore a queste silenziose maestà dal valore elevatissimo che coniugando natura e storia si legano a filo doppio alle tracce longobarde del Santuario di San Michele Arcangelo, anch’esso bene culturale mondiale e anch’esso, oggi, a un compleanno che stacca già i dieci anni. Entrò a far parte della World Heritage List il 25 giugno 2011.

A dispetto di chi critica l’estetica dei santuari nostrani – notizia di questi giorni fatalmente intrecciata a questi compleanni – lasciamo che la fede sia fede anche in luoghi architettonicamente opinabili, ricordando l’antica storia dei pellegrinaggi sulla cosiddetta via Francigena che conduceva alla Terra Santa. All’Arcangelo Michele di Monte Sant’Angelo, infatti, emblema di potenza e vittoria anche nell’iconografia, si legano altri due luoghi di culto europei a lui intitolati : la sacra di San Michele in val di Susa e l’abbazia di Mont-Saint-Michel in Normandia. La grotta garganica delle apparizioni, poi, è considerata tra le più belle al mondo, unica italiana tra le prime dieci, come documenta la National Geographic Society. Ricordare la storia è sempre importante, specie per chi tende a dimenticarla o non la conosce. Questo territorio così martoriato, spesso e ingiustamente additato come brutto, crocefisso e stigmatizzato per questo o quello, pertanto, deve sempre tenere a mente che è anche e soprattutto altro: natura e spirito, bellezza aspra che nulla toglie alle sofisticazioni – pertanto artificiali – di altri tipi di estetica e orgoglio e senso di appartenenza di cittadini non arresi mai. Non è facile ricordarsene tra malavita impazzata e un assordante torpore, complici anche le alte temperature di questi giorni. Superammo terremoti e guerre, e la generazione post bellica ha dato prova di laboriosità e operosità creando fino a qualche decennio fa più di un salotto cittadino, più di un momento culturale non effimero. Quest’estate riprendiamo da qui, con questo spirito e con le nostre autentiche bellezze che profumano di verde e antico.

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