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Manuale per fare il bagno in inverno

Manuale per fare il bagno in inverno

Il bagno di Enrika a Bari, foto Teresa Imbriani

Bisogna guardare a questo sacrificio come a un rituale di resurrezione

20 Marzo 2022

Alberto Selvaggi

La nostra natura ci comanda sulla base delle condizioni. E la regola si esprime anche nella moda recente dei bagni nel mare d’inverno, che va trasformando una accolita non più tanto sparuta d’uomini in un branco di foche. Di fronte al gelo acqueo, terribile e insopportabile per la maggioranza, la struttura genetica ci seleziona in vincenti o perdenti schiacciati da una prova troppo dura. E lo è. La tropicalizzazione con medie esterne invernale a Palese di 5-13 gradi, ed estiva di 18-28, non ha variato le temperature del liquido mondo di sotto. Sulle coste di Pane e Pomodoro, Torre a Mare, Cozze, Polignano, Monopoli, fra anni Ottanta e Novanta si ritrovavano solitari suicidi del mare invernale, pionieri che arrivavano da Turi, Casamassima, Rutigliano, Conversano, oltre che dal capoluogo, pronti a sfidare il corpo. Ma da quando i pochi si sono moltiplicati, il numero, secondo la tendenza imitativa della scimmia fattasi uomo, s’è accresciuto di dieci, venti volte.

Bisogna guardare a questo sacrificio come a un rituale di resurrezione. A una mortificazione che ritempra le carni invece che piagarle, a una morte amniotica che ci restituisce alla vita. Che ognuno celebra a modo suo. C’è chi si porta uno zaino con tre asciugamani e chi se la sbroglia con uno. Chi trotta per riscaldarsi appena fuori e chi si desalinizza tranquillamente con bottiglie d’acqua dolce grazie a una fibra da orca.

L’ideale è immergersi in costume a cranio nudo e nuotare come se fosse luglio per almeno dieci minuti, cioè come se la temperatura media del mare fosse 25.5 gradi (fino a 28.1) e non 12-15 come in questi giorni di marzo. Ma la maggioranza utilizza una cuffia, anche due. Chi soffre di artrite e non getta la spugna (ci sono eroi di 80 anni e più) indossa cappuccio e guanti da sub contro i dolori alle articolazioni (mani soprattutto). Pochissimi si tuffano, la maggioranza si immerge gradatamente nel manto glaciale che avviluppa tutto. C’è la scuola orientale (bagnarsi focalizzando la mente altrove) e quella occidentale (affrontare di petto la condanna autoimposta). I mesi più estremi sono gennaio e febbraio, con medie di 13 gradi che scendono a 9.5 talvolta. Dai 15 di aprile in maggio si sale a 18.3. Fra ottobre e novembre si passa dai 20.4 a 17.2. A dicembre il gioco inizia a farsi duro (14.7). Ma se vedete qualcuno in mare con la muta sub shorty o con quelle in neoprene da 4/2 millimetri per il nuoto, sappiate che è un traditore che ha scelto di passare l’esame della vita grazie a una raccomandazione.

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