Quattro conferme, due tecnici, e quattro assessori alla prima esperienza: Antonio Decaro ha assemblato una giunta con un mix tra esperienza e rinnovamento, componendo le delega per ogni nominato tenendo uno sguardo ai partiti, uno ai territori ed uno alle competenze. Senza il predecessore Michele Emiliano, ha potuto coinvolgere anche un tecnico di primo piano, l’ex rettore del Politecnico Eugenio Di Sciascio, già vicesindaco a Bari. La discontinuità (con il precedente decennio) è meno marcata di quanto si poteva prevedere ma questo orientamento è determinato dal voler rendere operativa la macchina amministrativa senza altri ritardi.
La squadra. Decaro ha tenuto per sé la programmazione economica finanziaria e il contenzioso, mentre al suo vice, il 5S Cristian Casili ha dato Welfare, Sport, politiche per famiglia, infanzia, disabilità, terzo settore e giovani. Alla dem Debora Ciliento ha dato l’Ambiente e il Clima, con nel pacchetto di competenze la programmazione energetica e la transizione ecologica; il ciclo dei rifiuti e la gestione delle emergenze. Al tecnico Di Sciascio lo sviluppo economico e il Lavoro (tra cui filiere produttive strategiche; politiche industriali; attrazione degli investimenti; Innovazione e trasferimento tecnologico; politiche attive per il lavoro e formazione professionale).
Al civico Sebastiano Leo è andato il Bilancio e il Personale (con delega ad Affari generali e appalti, nonché al Patrimonio). Alla vendoliana Marina Leuzzi (in passato esponente della sinistra di "Bari partecipa", sigla del civismo vicino a Franco Cassano) l’Urbanistica e la Casa (con edilizia residenziale pubblica; rigenerazione urbana e territoriale; politiche per il paesaggio, per il mare e la costa). All’altra civica, Silvia Miglietta ha assegnato la Cultura e la Conoscenza, unendo però Istruzione e diritto allo studio, più pace e l’antimafia sociale. Al dem Francesco Paolicelli l’Agricoltura con anche il dossier Consorzi, essendo compresa la delega alla gestione dell’acqua in agricoltura. Donato Pentassuglia, decariano della prima ora, governerà l’assessorato alla Salute e al Benessere, con attenzione anche agli animali e alla Sanità digitale. Raffaele Piemontese, recordman delle preferenze dem in Capitanata è stato delegato alle Infrastrutture e alla Mobilità (compresi lavori pubblici; risorse idriche e autorità idraulica (quindi si occuperò della Diga del Liscione), nonché porti e aeroporti. GraziaMaria Starace ha le delega al Turismo, dopo aver guidato lì l'assessorato alla Cultura del Comune di Vieste, città che d’estate conta oltre 200mila turisti di tutto il mondo. Tra le sue competenze anche la valorizzazione del turismo culturale e rurale e di quello lento dei cammini.
Il quadro politico Il Pd ha avuto quattro assessorati, Avs e M5S uno a testa. Resta fuori la lista Avanti Popolari-Psi. Il coordinatore di quest’ultima sigla, l’ex assessore Gianni Stea, ha duramente protestato: «Con i nostri voti Decaro è un suo uomo del Comune di Bari. Una vera vergogna e un furto di consensi». L’allargamento ai vendoliani è stato oggetto di un dialogo con Elly Schlein, intenzionata a proseguire il percorso di concordia con gli alleati, in vista della sfida alla Meloni nelle prossime politiche.
Le civiche hanno ottenuto tre assessorati: due per il contenitore Decaro presidente, costruito per allargare la partecipazione politica alla società civile, uno a Per la Puglia, sodalizio che ha unito i reduci del civismo delle stagioni di Emiliano. Il decimo posto, sistemato Emiliano nel ruolo di consulente, è andato a Eugenio Di Sciascio, al quale spetterà la gestione dello Sviluppo economico, e il dialogo con il governo nazionale sulle politiche industriali (a partire dal caso Ilva).
Il nodo territori La provincia di Bari ha, oltre il presidente, Paolicelli e Di Sciascio,; la Bat la Ciliento, la Capitanata potrà contare su Piemontese e la Starace; Taranto ha solo Donato Pentassuglia, il Salento Leo, Casili e la Miglietta, oltre alla tranese trapiantata nella terra della Taranta Marina Leuzzi. Risalta l’assenza di un assessore di Brindisi, nonostante l’exploit di Toni Matarrelli che ha reso maggioritario il centrosinistra in una provincia sensibile alle ragioni dei conservatori. Penalizzato anche il Tarantino, che ha un solo esponente (ne aveva due con Emiliano) e soprattutto deve affrontare la querelle dell’acciaieria. È in fibrillazione il Pd salentino, anche se il più votato nella lista, l’ex sindaco Stefano Minerva, con una nota, ha fatto intendere che farà il capogruppo: «Con il presidente Antonio Decaro - ha scritto quasi per placare le inevitabili polemiche - ci siamo confrontati prima delle scelte comunicate , in un dialogo serio e approfondito sul metodo e sulle priorità di questa legislatura e sul futuro della Puglia. È questo, per me, l’unico punto che conta davvero. La politica non si misura dalle nomine, ma dal lavoro quotidiano. Mi è stato chiesto di incarnare un ruolo più politico che, nelle prossime ore, definiremo al meglio nei dettagli insieme al presidente». La conclusione di Minerva (che ambiva ad un assessorato: «Sono a disposizione, sono contento e sono già al lavoro per scrivere delle proposte di legge che non vedo l’ora di condividere con le comunità politiche, con le realtà sociali e associative, con le persone. È quella la strada da cui intendo partire, perché potremo dare risposte con la forza delle idee e sono certo che vi avrò accanto in questo, uno per uno. È da lì che voglio partire, perché le risposte arrivano sempre dalla forza delle idee». Nessun commento, fino a tarda serata, dall’ex presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone.
















