Giovedì 21 Marzo 2019 | 10:42

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Tunnel di Hezbollah sotto Israele
una minaccia a lungo termine

Dietro la realizzazione di queste opere il sostegno finanziario dell'Iran

Tunnel di Hezbollah sotto Israeleuna minaccia a lungo termine

Il recente confronto militare tra Israele ed Hamas ha evidenziato una nuova forma di lotta attraverso la costruzione, da parte palestinese, di tunnel sotterranei a fronte dell’incapacità temporanea, da parte israeliana, di poterli individuare se non a seguito dell’invasione della Striscia di Gaza. Si tratta di una novità operativa non del tutto sconosciuta a precedenti confronti armati, ma adesso diventata centrale nelle strategie contro Israele. Una tattica che, nel prossimo futuro ed in chiave difensiva o offensiva, potrà interessare molto le vicende mediorientali. Hamas ha costruito una rete di tunnel sotto Gaza per diversi motivi. Il più ovvio e principale derivava dalla necessità di doversi difendere da un nemico che ha il controllo del cielo. Nel loro sviluppo i tunnel hanno avuto anche finalità diverse: il contrabbando con l’Egitto, lo stoccaggio di armi, la protezione dei leader, compiti operativi offensivi. Alla base di questa iniziativa di Hamas c’è stata l’assistenza tecnica e le indicazioni operative che gli Hezbollah hanno impartito al movimento palestinese e di cui sono state trovate tracce in documenti reperiti da Israele durante l’invasione della Striscia.

Se gli Hezbollah hanno insegnato ad Hamas a costruire i tunnel, evidentemente è una specie di expertise nello specifico settore che hanno sviluppato ed adoperato con profitto. Un primo indizio a tale proposito trova riscontro nella guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah. Già allora furono trovati cunicoli dove si nascondevano i guerriglieri del movimento sciita. Del resto il contesto nel sud del Libano è sotto il controllo aereo israeliano e la minaccia di invasioni terrestri e quindi in tutto e per tutto assimilabile alla Striscia di Gaza.

Lezioni coreane

Gli Hezbollah hanno, a loro volta, usufruito delle conoscenze specifiche di un altro Paese, la Corea del Nord, che ha sviluppato queste stesse tecniche al confine con la Corea del Sud. Questo know how è stato trasmesso all'Iran che lo ha poi passato ai miliziani libanesi. Come spesso avviene, esperienze operative, conoscenze tecniche e tattiche sono oggetto di scambi senza limiti geografici. Ognuno, poi, ha adattato la tecniche al contesto specifico.

I tunnel nordcoreani, ad esempio, sono stati scavati ad una profondità di 70-80 metri per proteggersi da potenziali ordigni nucleari. Quelli a Gaza ed in Libano dovrebbero attestarsi sui 25 metri sotto il livello del suolo. Gl Hezbollah avrebbero però fatto alcune eccezioni, con tunnel profondi 40 metri e rafforzati con cemento armato, per alcuni centri operativi di comando.

La tattica della costruzione dei tunnel da parte degli Hezbollah, così come l’idea di addestrare i quadri alla costruzione autonoma dei razzi, si deve ad Imad Mughniyeh, un terrorista libanese di lungo corso ucciso dagli israeliani dopo una caccia durata oltre 20 anni con un'autobomba a Damasco nel 2008. Due anni fa il giornale libanese “al Joumhouria”, citando non meglio specificate fonti di intelligence europee, ha reso noto che gli Hezbollah hanno costruito, esteso e rinforzato tutta una rete di tunnel sia nella valle della Bekaa (dove risiede la maggioranza della popolazione sciita del Libano), sia al confine con la Siria (questo per dare maggiore sicurezza al transito e sostegno militare a favore di Bashar al Assad, ma anche per contrabbandare armi verso il Libano), sia nel sud del Libano tra il fiume Litani ed il confine con Israele (meglio nota come “Linea Blu” da arbitrato ONU).

Se gli Hezbollah hanno costituito una ragguardevole rete sotterranea con gli stessi scopi e finalità di quella di Hamas, le milizie di Dio hanno sicuramente una capacità militare molto più avanzata rispetto ai colleghi palestinesi: hanno più armi, più soldi, più libertà operativa sul territorio libanese. Agli occhi di Israele sono quindi doppiamente pericolosi per la sicurezza dello Stato ebraico.

Sempre secondo il giornale libanese, la rete di tunnel serve non solo per lo stoccaggio in punti strategici di armi e munizioni, ma è dotata anche di sistemi di ventilazione, illuminazione, comunicazione in fibre ottiche. Questi sono tutti accorgimenti per resistere a lungo in caso di attacco e bombardamento da parte di Israele. In alcune zone i tunnel avrebbero anche la funzione di dormitori, ospedali da campo, bagni, cucine e deposito di viveri per permettere una permanenza sottoterra di lunga durata per tutti quei vertici o quei capi militari da proteggere. E quindi anche per comandare le operazioni da una sede protetta.


La longa manus iraniana

Dietro alla realizzazione di queste opere ci sarebbe il sostegno finanziario dell’Iran, che in alcuni casi avrebbe affiancato gli Hezbollah con personale tecnico. Questo perché, rispetto a Gaza, il terreno da scavare in Libano è molto più roccioso (rispetto a quello sabbioso della Striscia) e richiede quindi attrezzature più efficienti e conoscenze tecniche più qualificate. In passato, fino all'inizio della guerra civile in Siria, l’Iran contribuiva con circa 200 milioni di dollari l’anno al finanziamento di queste opere. Successivamente questi contributi sarebbero diminuiti, tuttavia nel frattempo gli Hezbollah hanno acquisito una propria autonomia finanziaria attraverso commerci più o meno legali (tra cui quello dei diamanti), smercio di documenti falsificati, traffico di droga e società di investimenti.

Un altro giornale, “Al Watan al Arabi” , all’inizio del 2014 ha riportato ulteriori informazioni provenienti dall’interno degli Hezbollah. Ha parlato di tunnel di grande larghezza, paragonanbili alle metropolitane delle città europee, dove sono stati approntati sistemi di comando e controllo e sale operative. La novità è che, con il supporto degli iraniani, sarebbero state installate sotto terra anche delle rampe da lancio per missili. Questo per ovviare alle distruzioni subite dagli Hezbollah degli automezzi con i lanciatori a bordo durante la guerra del 2006. Infatti, in quel conflitto, benché fossero state costituite delle squadre apposite (una che posizionava i lanciatori, una che portava il razzo e la terza che sparava) che effettuavano le operazioni di lancio in un tempo massimo di 28 secondi, i danni e le perdite subite da Hezbollah sono state significative.

Corre logico domandarsi come facciano le milizie sciite a scavare tunnel ed a riempirli di armi ed equipaggiamenti quando tutta l’area del sud del Libano è sotto il controllo e la sorveglianza della missione Onu UNIFIL, operativa fin dal lontano 1978. Un'operazione, questa delle Nazioni Unite, di “peace keeping” (“mantenimento della pace”) e non di “peace enforcement” (“imposizione della pace”). Il tutto si esplica con controlli superficiali e senza indagini a fondo. UNIFIL opera anche con il supporto dell’esercito libanese e poiché gli Hezbollah sono uno Stato nello Stato, è alquanto improbabile che un militare libanese si metta contro le milizie sciite. Il risultato è che gli Hezbollah possono tranquillamente approntare le proprie strutture sotterranee nel sud del Libano senza incontrare particolari ostacoli. Questo la sa bene anche Israele che vìola sistematicamente lo spazio aereo libanese con aerei e droni e, quando lo ritiene opportuno, non disdegna incursioni o invasioni.

Complessivamente, gli Hezbollah avrebbero a disposizione circa 600 depositi di armi, soprattutto di razzi, nel sud del Paese. I miliziani libanesi si sarebbero cautelati compartimentando l’ubicazione degli stessi nei vari comandanti operativi. Nella pratica, ogni comandante è a conoscenza solo del proprio deposito e di altri due depositi sussidiari. In caso di cattura da parte del nemico, il prigioniero non è in grado di rivelare l’intero dispositivo. Inoltre, altra tattica di Hezbollah, la compartimentazione riguarda anche i sistemi di collegamento, in modo da evitare che il sistema di comando e controllo possa essere completamente distrutto se colpito in un proprio sito. Si tende quindi a diversificare il dispositivo per non rendere pagante un obiettivo ai bombardamenti israeliani.

Una minaccia a lungo termine

L'intero dispositivo di Hezbollah è quindi articolato e posizionato a seconda della gittata dei razzi impiegati per colpire obiettivi in Israele: dai Katyusha (5-9 km) ai Grad (15-36 km), agli M-75 (80 km) e i Fajr 5 (190 km). Il dispositivo missilistico nel sud del Libano rimane gestito in modo accentrato dalle tre brigate che operano nell’area (la Nasser ed altre due di cui non si conosce il nominativo). Tuttavia, alle altre cellule operative sul terreno, che operano in nuclei al fine di non costituire un obiettivo significativo e nel contempo compromettere l’intero sistema di difesa, viene lasciata un'ampia discrezionalità. Queste impiegano tattiche di guerriglia mutuate dall'esperienza dei Vietcong contro gli americani.

Per dare un'idea della pericolosità del sistema missilistico in mano alle milizie sciite basti pensare che oggi si parla di una disponibilità intorno ai 60.000 razzi (dato diffuso dalle autorità israeliane nel 2013). Nella guerra del 2006 furono sparati appena 4000 razzi circa. Questa grande disponibilità di fuoco, forse tatticamente eccessiva, è probabilmente da riferirsi all’intenzione di voler lanciare tanti razzi contemporaneamente in modo da saturare la capacità di reazione dell’Iron Dome. Inoltre, a fronte di tanta disponibilità e dispersione sul terreno, eventuali bombardamenti aerei israeliani non avrebbero l’effetto di incidere oltre misura sulla capacità di fuoco degli Hezbollah.

* Pubblicato sul sito www.invisible-dog.com

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