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spopolamento

Basilicata in bilico
regione a rischio

Il saggio di Gaetano Fierro rilancia i timori sul futuro

Basilicata in bilico regione a rischio

Spopolamento, scarsa natalità ed emigrazione dei giovani. Sotto i colpi di questi fenomeni collegati l’uno all’altro la Basilicata rischia seriamente di scomparire. «C’è un caso lucano, un caso da analizzare politicamente perché risulta inspiegabile che la regione, mentre finanziariamente aumenta in termini di entrate correnti, regredisce socialmente toccando in molti settori il livello di vita di 50 anni fa, quando c’era la rassegnazione, la miseria e l’emigrazione». È uno dei passaggi più importanti del libro intitolato «Immagini e realtà del Mezzogiorno d’Italia. Basilicata in bilico» di Gaetano Fierro, ex sindaco di Potenza - per 15 anni - ed ex consigliere regionale, che da tempo si occupa del presente e del futuro della regione.

Il libro, di molto agile lettura non certo per il numero contenuto delle pagine ma per la semplicità del linguaggio, è fornito di un’introduzione firmata dal presidente di Svimez, Adriano Giannola. È il necessario punto di partenza dell’opera. Il dato più importante presentato da Giannola è in una tabella: all’inizio del 2065, la Basilicata avrà una popolazione di 394.833 abitanti, rispetto ai 537.694 dell’inizio del 2016. C’è poco da aggiungere alla conclusione di Giannola: è in vista «un destino di risoluzione per dissoluzione per interi territori» e «una sostanziale emarginazione della Basilicata e dell’intero Mezzogiorno». Il Sud, a sua volta, perde infatti più di quattro milioni di persone» (scendendo da 20,8 a 15,6 milioni di abitanti nel 2065).

È un argomento - quello del crollo demografico - che è la prima linea della riflessione di Fierro che si apre con una constatazione: «È un Mezzogiorno per vecchi. Praticamente - scrive poco più avanti - la Basilicata non cresce più in termini di popolazione e continua, inesorabilmente, ad invecchiare». A tutto ciò si aggiungono «il fenomeno migratorio che sottrae le generazioni in età feconda» e le «grosse lacune» del sistema dell’istruzione (secondo Fierro, l’Università lucana «ha assunto un ordinario ruolo di formazione scolastica superiore»).

L’autore si concentra anche sul crollo della natalità «che sembra ormai aver preso caratteristiche di persistenza. In Basilicata il dato relativo alla fecondità è allarmante in quanto è sotto la media nazionale (1,17 figli per donna)». Accanto alla denatalità, fa notare Fierro, c’è il fenomeno migratorio che sottrae le generazioni in età feconda. «Se la tendenza non sarà invertita tutto ciò - scrive ancora Fierro - potrebbe portare a un vero tsunami demografico dalle conseguenze imprevedibili, con il Sud destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi decenni, arrivando così a pesare per il 27,3 sul totale nazionale, a fronte dell’attuale 34,3. Come, pure, va aggiunto che il dato immigrazioni non deve trarre in inganno per il fatto che il decremento attuale include anche le nascite dalle coppie con almeno un genitore straniero, che negli anni duemila avevano alimentato la ripresa della natalità».

Prima di fornire l’elenco dei tanti «presidi amministrativi» persi dalla Basilicata negli ultimi anni, Fierro ha ribadito «lo stato positivo delle risorse naturali in loco presenti, come l’acqua, il petrolio, l’ambiente, che da sole potrebbero essere la soluzione dei tanti suoi problemi».

La parte finale del saggio - che sarà presentato oggi pomeriggio, alle 17.30, nel circolo «Angilla vecchia» di Potenza - sottolinea che «la questione morale» è il «vero problema che ancora assilla il Mezzogiorno», che avrebbe bisogno di un grosso impulso infrastrutturale per risollevarsi: «Il Mezzogiorno da solo - annota però Fierro - non è in grado di organizzarsi» e servirebbe uno Stato nella parte del «regista, non l’arbitro della situazione, come è accaduto nel recente passato». E, prima di tutto, di una classe dirigente diversa da quella attuale, «cinica e dal corto respiro».

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