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la protesta

Le guardie mediche
bloccano gli ambulatori

Summa (Cgil): «Singolare la modalità di restituzione indennità»

Le guardie medichebloccano gli ambulatori

di Massimo Brancati

Domani mattina i medici di continuità assistenziale (guardie mediche) scenderanno di un nuovo in piazza, sotto la sede del Consiglio regionale, per protestare contro «l'ennesima aggressione ai loro danni portata a termine dalla giunta del governatore-medico Pittella». Con delibera regionale, lo ricordiamo, si dà il mandato alle Aziende Sanitarie Lucane per il recupero di circa 18 milioni di euro che sarebbero stati percepiti indebitamente dal 2008 ad oggi in virtù di erronea applicazione dall'accordo integrativo regionale. «Si tratta - sottolinea Florenzo Doino a nome delle altre guardie mediche - di un grave attacco ad oltre 500 medici (alcuni dei quali costretti a restituire fino a 60.000 euro) che sono lavoratori impegnati come in una trincea a discesa e tutela della salute di tutti».

La situazione, insomma, è sempre più incandescente, con riverberi che potrebbero esserci anche sull’utenza: oltre alla giornata di mobilitazione in programma domani, con il sit-in previsto alle 10, le guardie mediche hanno deciso di bloccare con decorrenza immediata le attività ambulatoriali, ancora senza alcuna regolamentazione (inadempienza contrattuale) e di sospendere l’uso dell’auto propria a partire dal prossimo 1 novembre. Lo annunciano Cgil, Cisl, Uil, Fimmg, Smi e Snami che considerano gravissima «la condotta con cui le Aziende Sanitarie, da un lato, e la Regione dall’altro, stanno continuando ad ignorare le tante problematiche e criticità poste dai medici del servizio di continuità assistenziale. Infatti, dopo la decisione della Giunta regionale di sospendere unilateralmente l’efficacia di alcune disposizioni contrattuali previste nell’accordo integrativo regionale, dopo la manifestazione dello scorso 6 giugno, in cui lo stesso presidente Pittella assunse l’impegno di rendere possibile e celere il confronto sindacale al fine di risolvere molte inadempienze contrattuali. Dopo l’avvio delle prime trattative ancora niente è stato risolto, nonostante la convocazione dei sindacati da parte della Regione per una nuova trattativa».

Secondo il segretario regionale della Cgil, Angelo Summa, è «sbagliata e semplicistica la scelta della Regione di procedere tout court  alla richiesta di restituzione delle indennità in precedenza erogate, senza il seppur minimo tentativo di difendere il suo precedente operato e manifestando in tal modo poco rispetto per l’importante servizio che svolgono i medici di continuità assistenziale nell’ambito del servizio sanitario regionale, garantendo la continuità assistenziale attraverso la loro presenza capillare nelle aree del nostro difficile territorio.  La Regione, infatti, ritenendo illegittima la remunerazione definita nel relativo Accordo Integrativo regionale, si è limitata ad adeguarsi ai  rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, del tutto discutibili e assolutamente contestabili nel merito sulla base di una basilare considerazione: le somme contestate sono somme dovute al personale medico in virtù di una contrattazione di secondo livello in cui sono state riconosciute e definite indennità legate allo svolgimento di funzioni proprie dell’attività medica (rischio per il lavoro notturno spesso in sede disagiate, uso de mezzo proprio). Indennità del tutto legittime - conclude Summa - legate alle oggettive condizioni di lavoro e allo svolgimento di prestazioni in particolari condizioni non contemplate dall’accordo nazionale e dunque demandate alla contrattazione integrativa».

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