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norme regionali del 2014-2015

Il referto della Corte dei Conti
«Leggi lucane senza copertura»

Il referto della Corte dei Conti«Leggi lucane senza copertura»

di Antonella Inciso

POTENZA - C’è l’Alsia e ci sono i dipendenti dell’Arbea, ci sono i soldi anticipati ai Consorzi industriali e le quote destinate all’aeroporto di Pontecagnano per entrare nella compartecipazione societaria. E poi ancora ci sono i contratti per i collaboratori che si occupano di assistenza tecnica ed i fondi destinati alle soppresse Comunità montane. Insomma, c’è buona parte delle leggi regionali approvate nei bilanci 2014 e 2015 nella delibera con cui la Corte dei Conti denuncia «criticità» sulle coperture finanziarie chiedendo alla Regione «di assumere le necessarie misure di adeguamento».

Una scure, quella della giustizia contabile, che si abbatte sull’ente regionale e che arriva proprio a poche ore dall’udienza sul giudizio di parifica al bilancio regionale di previsione 2016. Una scure racchiusa nelle oltre 200 pagine dei due provvedimenti con al centro i rendiconti del 2014 e 2015. In particolare, la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti (presidente Rosario Scalia, consigliere Giuseppe Teti, referendari Raffaele Maienza e Vanessa Pinto che ha fatto da relatore) individua tre tipologie di criticità per il 2015. Quella che evidenzia la «cronica non corretta perimetrazione del principio di copertura finanziaria di cui all’art. 81 della Costituzione» da cui discende, come corollario, «il mancato rispetto –con riferimento alle leggi “non” ritenute di spesa– dell’iter deliberativo e procedurale prescritto, e ciò anche in termini di mancata richiesta e rilascio dei pareri di compatibilità finanziaria» . A questo, poi, si aggiunge, sempre per il 2015 «la non corretta qualificazione morfologica (spesa pluriennale ) ovvero quantificazione degli oneri introdotti dalla norma e «le anomalie della tecnica lessicale utilizzata, in termini di utilizzo distorto del significato proprio delle parole, con potenziale lesione del legittimo affidamento dei soggetti destinatari del beneficio contenuto nella norma; nonché in termini di violazione (formale) di precisi vincoli e principi anche costituzionalmente garantiti». Il che evidenzia come sia emerso che mentre «alcune leggi utilizzano parole dal chiaro significato di “autorizzazione alla spesa” (“si assegna” - “si riconosce”), mentre in realtà erano intese come norme di mero programma o principio, prive di valenza onerosa. Il rischio connesso a tale tipologie di norme consiste nell’ingenerare un legittimo affidamento sull’attualità di un “beneficio” in realtà finanziariamente inattuabile», altre «evidenziano il contenuto precettivo della norma». Con il risultato di «pregiudicare la conformità formale della norma di spesa rispetto ai principi vigenti. Tutto questo spiegano i giudici della sezione di controllo della Corte dei Conti ha determinato «a valle delle anomalie, anche gravi, nella copertura finanziaria delle leggi onerose in termini di copertura finanziaria formale non corrispondente alla copertura finanziaria sostanziale, di copertura finanziaria insostenibile, di quella non sufficientemente sicura nel quantum» ed ancora «di copertura finanziaria tempisticamente e quantitativamente inadeguata e di quella postuma». A cui si aggiunge «la reiterata mancata previsione di una clausola di salvaguardia con riferimento a previsioni di spesa suscettibili di modifica». E soprattutto per il bilancio 2014 «l’utilizzo di risorse destinate a spese di investimento per la copertura di spese di natura corrente».

Un quadro articolato, dunque, su cui i giudici contabili chiedono alla Regione correttivi. Tanto da scrivere nelle conclusioni di «porvi rimedio, assumendo le necessarie misure di adeguamento in linea con le osservazioni e con i rilievi formulati». Questo al fine di «efficientare a monte le proprie dinamiche di gestione degli equilibri di bilancio ed evitare, nel contempo, di ingenerare “a cascata” distorsioni del sistema finanziario regionale, anche in termini di lesione del legittimo affidamento e di potenziale sostenibilità finanziaria della politica di spesa programmata dall’ente».

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