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Basilicata, si brancola nel buio  sui migranti che arrivano

di Massimo Brancati

POTENZA - Roba da invocare la convenzione di Aarhus. Ma poi, pensandoci meglio, sappiamo che anche sul fronte ambientale la «trasparenza» è un optional e i cittadini sono trattati sempre come il marito cornuto: l’ultimo a saperlo. Sul fronte caldo dei migranti i lucani navigano non a vista. Al buio. La percezione popolare indica una presenza eccessiva di richiedenti asilo su tutto il territorio regionale: lo testimoniano, d’altra parte, le segnalazioni di diversi sindaci che lamentano un arrivo di profughi oltre la quota prevista. Il dato ufficiale di 2.800 migranti in Basilicata viene considerato assolutamente sottostimato rispetto alla realtà. A Potenza ce ne sarebbero non più di 700, ma già secondo il coordinamento regionale dei migranti è una cifra che va oltre la capacità di accoglienza del capoluogo. Lo sottolinea il responsabile dell’organismo, Pietro Simonetti: «Nei due capoluoghi di provincia abbiamo chiesto che ce ne fossero massimo 300 a testa. E siamo assolutamente contrari all’idea di farne alloggiare 150 in un’unica struttura ricettiva». Problemi di sicurezza, ma anche di civiltà. Così facendo si rischia di creare una forma di ghettizzazione che cozza contro la più volte invocata integrazione. Papa Francesco stesso ha riacceso i riflettori su questo concetto, spiegando che l’accoglienza deve puntare necessariamente all’inclusione.

L’interrogativo «principe» in tutta questa storia è: quanti sono esattamente i migranti accolti in Basilicata, comune per comune? Domanda da un milione di dollari. Anche per il coordinamento regionale diretto da Simonetti che dovrebbe essere il principale osservatorio del fenomeno. Sì, perché dalla Prefettura non esce uno straccio di dato, costringendo qualsiasi interlocutore a produrre una domanda a cui, magari, si risponderà tra un paio di mesi, quando il quadro generale sarà profondamente mutato. E qui torniamo ai principi della convenzione di Aarhus: ma i cittadini non hanno diritto a conoscere ciò che inevitabilmente incide sulla vivibilità dei loro paesi? Si va avanti, così come nel settore ambientale, con la filosofia del «meno si sa, meglio è». E in questo solco s’inserisce la protesta di sindaci che si ritrovano un numero di migranti assolutamente sproporzionato rispetto alla popolazione residente. I casi di Chiaromonte e di Irsina sono emblematici. C’è un viavai di profughi che sfugge al controllo di quei Comuni (sono 56 al momento) disponibili ad accogliere i migranti. Così non si può andare avanti. E le parole pronunciate dal ministro Angelino Alfano a Potenza («hanno ragione i sindaci a lamentarsi se hanno troppi migranti») non fa altro che alimentare la polemica. Soprattutto perché il responsabile dell’eventuale sovraccarico di richiedenti asilo nei paesi non è un soggetto terzo, ma la Prefettura, diretta emanazione dello Stato. Il ministro, insomma, dice ai sindaci di protestare contro un provvedimento che egli stesso avalla. Italiche contraddizioni.

In tutto questo marasma rischiava di degenerare la protesta dei migranti ospiti della «Manteca» di Potenza, la società al centro dell’inchiesta giudiziaria. Da due mesi non ricevevano il pocket money e lamentavano la mancata distribuzione di cibo. L’amministratrice giudiziaria, Caterina Conte, è riuscita ad evitare l’annunciata occupazione degli uffici della Prefettura da parte degli stessi migranti, prevista per oggi, ottenendo un prestito dalla Banca di Credito Cooperativo di Laurenzana e Nova Siri. L’istituto di credito ha dimostrato ancora una volta di essere vicino alle esigenze del territorio, erogando in 48 ore una somma che consentirà di pagare i pocket money e di garantire gli alimenti per almeno tutto il mese di novembre. Nel frattempo dovrebbero arrivare gli attesi fondi da Roma destinati al sistema dell’accoglienza. La distribuzione della diaria è avvenuta ieri pomeriggio - davanti a una volante della polizia - nella sede di Manteca. I migranti avrebbero preferito averla direttamente nei loro alloggi. Si accontentino.

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