POTENZA - «Perché dovremmo cambiare...». Lo dice il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte a margine dell’incontro «Sovranità e politica» rispondendo a chi chiede se il candidato del centrosinistra alla Regione Basilicata resterà Domenico Lacerenza.
«No, non voteremo Domenico Lacerenza. No, per due motivi: per il veto del M5s nei nostri confronti, e poi perchè è stato preso e catapultato» in politica. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda - parlando della scelta del candidato di centrosinistra per le regionali in Basilicata - a Prima di Domani su Rete4.
«Non è il suo lavoro», ha aggiunto. «E' un’ottima persona, ma stiamo parlando di una persona quasi candidata a sua insaputa. Ma per governare una regione bisogna essere preparati».
Calenda ha quindi ricordato che «domani sarò in Basilicata, vedrò Pittella, e decideremo cosa fare. Ma non guardiamo» a Lacerenza.
«Il tavolo politico mi pare sia fallito. Domani vedrò Pittella (Marcello Pittella, consigliere regionale di Azione della Basilicata, ndr) e decideremo cosa fare». Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, ad Andria a margine della presentazione del suo libro parlando delle Regionali in Basilicata. Al momento Pd e M5S optano per Domenico Lacerenza. «Per ora - ha detto - mi sembra che ci sia un candidato, una degnissima persona che però fa l’oculista, credo sia anche molto bravo. Credo ce ne sia bisogno perché qui ci vogliono due anni per fare una operazione di cataratta ma credo che non serva a fare un lavoro che non sa fare».
Calenda ha evidenziato che in Basilicata «mi pare stiano litigando fra di loro Pd e M5S e internamente il M5S». «Abbiamo dato una giornata di recupero, Pittella ha fatto lo sforzo di andare lì ma mi pare che non si cavi un ragno dal buco. Domani decideremo cosa fare». «Quello che facciamo è molto semplice: se c'è un candidato convincente dell’opposizione benissimo - ha continuato - se non c'è un candidato convincente dell’opposizione vediamo se la maggioranza ha un candidato per bene, capace. Punto, fine. È molto semplice». «Quello che ci interessa - ha evidenziato il leader di Azione - è qualcuno che sappia gestire la sanità perché questo fanno le Regioni in fondo». Sulle amministrative a Bari invece, Calenda ha spiegato che «noi siamo per la continuità della gestione Decaro che è stato bravo»
Del sostegno o meno al candidato del centrodestra, Vito Bardi, «nè discuterò domani con Pittella. Bardi è un moderato, liberale, ha quattro lauree... Bisogna che io ragioni con loro. Non ci vedo nulla di male: in Calabria governiamo con Occhiuto e facciamo molto bene. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, a Prima di Domani, su Rete 4, parlando dei candidati alle regionali della Basilicata.
«Non sosterrei mai un 'Trux' di estrema destra - ha concluso facendo riferimento a Truzzo in Sardegna -, ma tra liberali bisogna collaborare».
«Non me ne frega niente del Movimento 5 Stelle, penso che abbia preso in giro milioni di italiani. Se poi propone una cosa giusta» sia che sia del «M5S sia della Meloni non ce ne importa nulla, perché se una cosa è giusta, è giusta. Per esempio sul salario minimo siamo d’accordo». Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda ad Andria a margine della presentazione del suo libro 'Il patto: oltre il trentennio perdutò.
«Sanità, scuola e salari sono tre diritti costituzionali che sono caduti. Basta buttare soldi con super bonus, mance e mancette - ha continuato Calenda - Io ho mio papà che vive in Puglia: per fare una operazione alla cataratta ci vogliono due anni o 4mila euro, non è possibile. Ed è questa la situazione in cui versa la sanità italiana». «I salari sono fermi da 30 anni, la scuola è tra le peggiori in Europa. Su questo bisogna concentrarsi - ha evidenziato - Bisogna smetterla di solo parlare di fascisti e comunisti e parlare di queste cose qua». Per Calenda «Azione è una forza repubblicana e costituzionale e in Italia da tanto tempo, mancano le forze che hanno fatto la Costituzione con serietà e pragmatismo». «Non si può tutti i giorni continuare a parlare di Chiara Ferragni, dell’ultimo fatto di cronaca mentre tutto scivola via in declino, in particolare nel Mezzogiorno», ha concluso.
SALTA IL CAMPOLARGO IN BASILICATA
E’ ancora caos nel centrosinistra, ma Pd e Movimento cinque stelle tirano dritto sulla candidatura di Domenico Lacerenza. A Potenza aumentano le richieste di un cambio in corsa. A Roma Elly Schlein e Giuseppe Conte blindano l'oculista, scelto da dem, Cinque stelle, Avs e +Europa come candidato governatore per le Regionali in programma in Basilicata il 21 e 22 aprile. E a meno di sorprese, nella regione dei due mari non ci sarà il campo largo.
Azione si è seduta al tavolo del centrosinistra lucano ma non vuole Lacerenza e quindi domani, a Matera, il leader del partito, Carlo Calenda, potrebbe annunciare il sostegno al governatore uscente Vito Bardi (Forza Italia), ricandidato dalla coalizione di centrodestra, verso cui ha ormai definitivamente virato anche Italia Viva: «Decideranno - ha detto Matteo Renzi - i dirigenti di Iv Basilicata. Io ho un’antica amicizia con Bardi». Parole apprezzate dal presidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Un candidato uscente come Bardi è in grado di aggregare molti consensi a livello locale».
A una settimana dalla presentazione delle liste (venerdì 22 e fino alle ore 12 di sabato 23 marzo) il centrosinistra ha vissuto un’altra giornata sul filo della tensione, aperta con la richiesta avanzata da attivisti, sindaci, amministratori, sindacalisti e dirigenti del Pd e del centrosinistra lucano, e formalizzata in un documento diffuso da Giovanni Petruzzi, all’epoca coordinatore della mozione Cuperlo: «Sia ritirata la candidatura di Lacerenza o promuoviamo il polo dell’orgoglio lucano».
Per comprendere la portata di questa iniziativa, bisogna fare un salto all’indietro, di un paio di settimane. Sabato 2 marzo, al termine di un’infuocata riunione della Direzione regionale, il Pd lucano ha approvato all’unanimità un documento, voluto anche dall’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, con cui si confermava il sostegno (espresso già ad ottobre) alla candidatura di Angelo Chiorazzo, indicato dal movimento civico Basilicata Casa Comune. Il nome dell’imprenditore non ha però mai superato il veto dei Cinque Stelle. E così il 13 marzo, Pd, M5S, Avs e +Europa hanno ufficializzato, di comune accordo con Basilicata Casa Comune, la candidatura dell’oculista Lacerenza, alla prima esperienza politica. «Troppo debole e poco conosciuto» per tanti iscritti del Pd, che, insieme a esponenti di altre forze politiche del centrosinistra lucano, hanno provato a convincere il medico a ritirarsi. Senza riuscirci. «Il mio ritiro? Voci prive di fondamento», ha chiuso la questione Lacerenza, forte dell’appoggio di Schlein e di Conte.
E, nonostante vi siano fibrillazioni (ma non rese pubbliche) anche nel Movimento cinque stelle della Basilicata, a Potenza, al termine della riunione del tavolo del centrosinistra, durata quasi cinque ore, pure il coordinatore regionale dei grillini, Arnaldo Lomuti, ha confermato: «Non c'è nessuna spaccatura con il Movimento nazionale: Lacerenza resta il nostro candidato». Una dichiarazione che chiude definitivamente le porte al campo largo.
Al tavolo potentino del centrosinistra, dopo diverse assenze, c'era anche Azione, con il segretario regionale, Donato Pessolano, e il consigliere regionale Marcello Pittella. «C'è bisogno di un politico e Lacerenza non lo è», ha detto l’ex governatore, proponendo una serie di nomi alternativi, a cominciare da quello di Chiorazzo. «Se c'è convergenza di tutti, noi siamo pronti a togliere il veto» sul fondatore della cooperativa Auxilium. Le idee messe in campo da Azione non sono state accolte, in particolare dai Cinque Stelle, e quindi adesso c'è attesa per l’arrivo a Matera di Calenda, che domenica sarà poi a Potenza. «Ora - ha aggiunto Pittella - sceglieremo la strada migliore: se andare da soli e fare un’altra coalizione o se fare un patto programmatico altrove». L’ipotesi più accreditata è che Azione appoggerà Bardi. La suggestione (non confermata da entrambe le parti) è che il partito di Calenda possa chiudere, con un colpo di scena, un accordo con Chiorazzo (spinto sui social e con una petizione on line dai suoi sostenitori a lasciare Lacerenza e andare da solo), creando così un Terzo Polo tutto lucano.
















