Un colpo di mano messo a segno grazie a un notaio romano sospeso dall’ordine avrebbe consentito all’imprenditore Michele Schettino di impadronirsi della gestione di una cooperativa sociale di Castellana Grotte, intascando anche le rette versate dagli ospiti di una Rsa di San Donaci. È per questo che il 50enne brindisino (già coinvolto in altre indagini) e il notaio sono stati rinviati a giudizio dal gip di Bari, Alfredo Ferraro, per rispondere di appropriazione indebita, falso materiale, falsa autocertificazione e infedeltà patrimoniale. Il processo a loro carico partirà il 6 ottobre davanti alla prima sezione del Tribunale di Bari.
L’inchiesta condotta dal pm Baldo Pisani è partita dalle denunce presentate dal presidente e dal direttore generale della cooperativa sociale «Il Salvatore» di Castellana Grotte e riguarda anche il notaio romano Enzo Becchetti, 55 anni, a cui è contestata l’ipotesi di falso per aver autenticato le quattro scritture private con cui a novembre 2023 la coop avrebbe ceduto - con la firma falsa del presidente sfiduciato - i rami di impresa relativi alla gestione di altrettante strutture per anziani. Le indagini della Finanza hanno accertato che a novembre 2023 Schettino avrebbe convocato il cda della cooperativa, sfiduciando il presidente e revocando il direttore generale, nominando poi se stesso come nuovo presidente. Allo stesso tempo, l’imprenditore brindisino avrebbe da un lato trattenuto i 37.600 euro versati dagli ospiti della Rsa «Don Lombardo» di San Donaci (la cui gestione era stata rilevata dalla coop nel 2022), e dall’altro messo in atto la spoliazione dei beni della cooperativa cedendone i rami di impresa.
La questione è complicata perché può aprire un problema assistenziale in due province. Ad aprile 2024 la Regione ha revocato l’autorizzazione alla struttura del Brindisino, rilasciata in precedenza a una società fallita, per gravi irregolarità gestionali e amministrative, ma il provvedimento per ora risulta sospeso dal Tar. Una situazione che viene monitorata con attenzione dal Comune e dalla Asl di Brindisi, perché non è semplice garantire da un giorno all’altro la ricollocazione di circa 60 anziani ospiti con problemi di salute. Una situazione simile riguarda anche Casa Caterina di Adelfia, la cui gestione è riconducibile a Schettino e a un suo socio, sotto sfratto per via dei canoni non pagati al proprietario dell’immobile: anche in questo caso si potrebbe arrivare da un momento all’altro allo sgombero, con la necessità di ricollocare gli anziani in altre strutture. In passato Schettino è stato già accusato di condotte distrattive ai danni di società che gestiscono strutture per anziani.















