Oggi, 9 marzo, viene presentata alla Corte d'Appello di Milano l'impugnazione (tecnicamente definita "reclamo") contro la sentenza dei giorni scorsi del Tribunale di Milano che ha imposto alle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d'Italia, rispettivamente proprietà e gestore degli stabilimenti, di rivedere e adeguare una serie di prescrizioni ambientali dell'ultima Autorizzazione rilasciata ad agosto dal ministero dell'Ambiente e di farlo entro il 24 agosto. In caso contrario, dalla stessa data l'area a caldo del siderurgico di Taranto dovrà fermarsi.
I commissari, già successivamente alla sentenza, avevano deciso di presentare ricorso e nel vertice del 5 marzo a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha dichiarato: "Ho chiesto ai commissari di fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell'area a caldo di Taranto disposta dal Tribunale di Milano a partire dal prossimo agosto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un'Aia sostenibile". Una delle linee guida del "reclamo" che verrà depositato oggi e al quale, sino a ieri pomeriggio, ha lavorato per Ilva e per AdI un pool di avvocati, è che secondo l'azienda non è vero che ci sono prescrizioni ambientali inadempiute. Quelle che i giudici di Milano sostengono essere inadempiute, in realtà sono connesse a un procedimento amministrativo tutt'ora in corso, quello degli studi di fattibilità. Per l'azienda, in sostanza, con la nuova Aia ci sono obblighi che non rientrano nelle Bat, le migliori tecniche di gestione, per cui la loro definizione deve avvenire attraverso nuove ricerche. Appunto gli studi di fattibilità.
Inoltre nel "reclamo", Ilva e AdI sosterranno che nel 2025 il siderurgico e' stato oggetto di quasi mille ispezioni a vario titolo, ambientali e non, che i limiti emissivi sono stati sempre rispettati come attestato dalle autorita' di controllo (ma nei mesi scorsi, va ricordato, Ispra e Arpa Puglia hanno segnalato dei superamenti rispetto ai valori dell'Aia e proposto al ministero dell'Ambiente una diffida verso l'azienda) e che il testo della nuova Aia, che si articola con 470 prescrizioni, e' stato messo a punto da un gruppo istruttore che vede insieme Mase, Ispra, Regione Puglia ed enti locali, gruppo del quale l'azienda non fa parte. "Con riferimento alla produzione a ciclo integrale - l'unica effettivamente autorizzata ed eseguita a oggi - emerge l'urgenza di assicurare che rischio sanitario e rischio ambientale siano ridotti entro limiti di sicura accettabilita'", ha scritto il Tribunale di Milano nelle 54 pagine di sentenza. Inoltre, hanno sostenuto i giudici, vi è una "insostenibilita' ambientale dell'attuale sistema produttivo". Il Tribunale di Milano ha quindi disapplicato alcune prescrizioni ambientali dell'Aia poiché "non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione" per accelerarne l'esecuzione. Le prescrizioni riguardano il monitoraggio del PM10 e del PM2,5, il regime del wind days, l'installazione di serbatoi con sostanze pericolose, la temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono inviati i gas di affinazione dell'acciaio, la completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke e altro.















