Non esistono violazioni delle norme di tutela del paesaggio nel progetto della Cittadella della giustizia di Bari. Il Consiglio di Stato (Quarta sezione) ha confermato la sentenza del Tar di Bari che nel 2024 aveva respinto il ricorso di alcune associazioni ambientaliste che avevano impugnato anche l’aggiudicazione del concorso di progettazione. Anche l’appello è stato ritenuto infondato.
Il Comitato di scopo «Per un parco verde di quartiere alle ex Casermette» e una decina di residenti del quartiere, assistiti dall’avvocato Fabrizio Lofoco e sostenuti dall’associazione ambientalista Fare Verde con l’avvocato Luigi Campanale, si era opposta alla realizzazione dei nuovi uffici giudiziari nell’area delle ex Casermette Milano e Capozzi del quartiere Carrassi perché l’opera violerebbe norme edilizie e urbanistiche, oltre a rappresentare un danno ambientale, in quanto stando al piano regolatore vigente, quell’area è destinata a verde di quartiere e non sarebbe quindi possibile edificare i circa 550mila metri cubi previsti dal progetto. Il ricorso evidenzia «la deroga a tutti i princìpi edilizi ed urbanistici cogenti, che si attuerebbe con l’inizio dei lavori» e «l’abnorme stortura che sta per porsi in essere, nel capoluogo di regione, con la costruzione di 550.000 mc in una zona ancora oggi inequivocabilmente destinata a verde di quartiere, e neanche a verde pubblico (quindi individuabile altrove)».
Il Consiglio di Stato (estensore Carrano, presidente Lopilato) ha però smontato tutti gli undici punti dell’appello, condannando il comitato di scopo anche al pagamento delle spese legali nei confronti delle altre parti costituite (tra cui la presidenza del Consiglio dei ministri, la Città metropolitana e il Comune di Bari). Tra le varie tesi degli ambientalisti, quella per cui dopo la costruzione della Cittadella il quartiere Carrassi avrebbe perso lo standard minimo di aree a verde previsto dalle norme.
Una tesi che Palazzo Spada ha bollato come erronea: «Anche tenendo conto delle cosiddette aree inficiate ed anche limitando l’indagine al solo quartiere Carrassi, si avrebbe comunque uno standard a verde di 4,69 mq/abitante (pag. 26 dell’appello), superiore al minimo per la zona B, per come sopra quantificato, pari a 4,5 mq/abitante. Il dato indicato dall’appellante è comunque errato perché non tiene conto dei circa 7 ettari ubicati nell’area oggetto di intervento che sono urbanisticamente destinati a “verde di quartiere” e che avranno effettivamente tale destinazione all’esito della realizzazione dell’opera pubblica». I giudici hanno infatti rilevato che «tale area verde rappresenta non già una pertinenza degli uffici giudiziari, ad esclusivo servizio degli stessi, bensì un vero e proprio “parco pubblico urbano”, aperto alla collettività, che in quanto tale vale certamente a costituire uno standard urbanistico». Sulla Cittadella il Consiglio di Stato dovrà ora esprimersi in relazione all’aggiudicazione dell’appalto.















