Domenica 26 Giugno 2022 | 05:11

In Puglia e Basilicata

CAOS RELIGIOSO

Senise, prete-esorcista si toglie l’abito talare e il vescovo lo scomunica

Senise, prete si toglie l’abito talare e il vescovo lo scomunica

Il prete scomunicato Domenico Martino

Don Domenico Martino aveva chiesto di fermarsi per motivi di salute. Sui social l'annuncio deluso di voler lasciare la Chiesa

23 Giugno 2022

Massimo Brancati

Accusato di scisma e di eresia. E per questo scomunicato. Sembra una storia d'altri tempi, ma è accaduta in questi giorni in Basilicata, a Senise. Protagonista è un prete di 44 anni, Domenico Martino, che si è visto recapitare un decreto di scomunica firmato dal vescovo di Tursi-Lagonegro, mons. Vincenzo Carmine Orofino. La vicenda sembra ricalcare il caso di don Enrico Bernasconi, censurato lo scorso anno per aver detto che l'unico pontefice legittimo, e tuttora regnante, è Benedetto XVI. Ma questa volta non c'entra il riconoscimento o meno di Papa Francesco a capo della Chiesa cattolica. Don Domenico (per ora resta il «don» perché formalmente non è stato dismesso dallo stato clericale) è accusato di aver abbandonato la sua parrocchia a Senise, di aver dichiarato pubblicamente l'intenzione di voler lasciare il sacerdozio e la Chiesa cattolica e di aver partecipato attivamente alle attività liturgiche e pastorali nell'ambito della cosiddetta «Ecclesia Catholica Romana Antiqua – Diocesi di San Pio da Pietralcina», chiesa considerata scismatica dal Vaticano. Argomentazioni dettagliate sul decreto di scomunica nel quale mons. Orofino ricostruisce il percorso che ha portato al provvedimento nei confronti di un sacerdote a cui, tra l'altro, lo stesso vescovo aveva dato mandato di praticare l'esorcismo. Un attestato di fiducia, di forte vicinanza visto che, fatta eccezione per quello ordinario in occasione del battesimo, l'esorcismo è un sacramentale praticabile solo dai vescovi e da un presbitero scelto.

Don Domenico, ex (a questo punto) sacerdote molto social e assiduo frequentatore di Facebook e dintorni, aveva già detto ai suoi followers, lo scorso 13 maggio, che si chiamava fuori dalla Chiesa perché alle prese con problemi di salute e con la necessità di riorganizzare la sua vita: «Per favore – chiese ad amici e conoscenti – non chiamatemi più don o padre. E non chiedetemi di pregare o fare esorcismi». Dalla scelta di togliersi l'abito talare alla scomunica ce ne vuole. Un epilogo che Martino non si aspettava. Pensava di meritare comprensione per lo stato di salute in cui versa: «Avevo chiesto – spiega dopo aver ricevuto la censura del vescovo – una sospensione della mia attività pastorale per potermi curare. Devo fare i conti con la fibromialgia e ho scelto di andare a curarmi in Puglia. Sapevano delle mie condizioni di salute, ma il 7 dicembre scorso ho ricevuto dalla diocesi un messaggio in cui ero chiamato a dare una motivazione scritta sul perché non avevo partecipato a una solenne celebrazione». Il vescovo spiega che, proprio da quel giorno, nonostante le sue reiterate richieste, non ha ricevuto ulteriori notizie sullo stato di salute fisica e spirituale e dice di avergli scritto per manifestare «affetto e premura paterna in un momento particolarmente delicato».

L'unica risposta gli sarebbe arrivata il 12 aprile scorso dal legale di Martino attraverso il quale l’ex sacerdote ha dichiarato di rinunciare alla remunerazione economica per «sostentamento clero atteso l'allontanamento dal sacerdozio» e di «voler continuare ad esercitare il ministero di sacerdote esorcista in altra Chiesa cristiana». «Dicendo in maniera netta e perentoria di non appartenere più alla Chiesa cattolica – scrive il vescovo – ha procurato scandalo, meraviglia e sconcerto soprattutto nei fedeli delle comunità affidati nel tempo alle sue cure pastorali». Martino ribadisce di essersi allontanato dal Vaticano, ma senza entrare nel dettaglio. Dice che lo farà in un libro, presto in stampa: «Erano due anni che vedevo delle incongruenze della Chiesa cattolica, venute fuori soprattutto dal lockdown in poi. Non ci raccontassero di una Chiesa povera quando poi si fanno accordi geopolitici all'insegna del capitalismo. Avrebbero dovuto chiedersi e chiedermi – tuona Martino - perché un sacerdote, a un certo punto, decide di mollare la Chiesa. Non lo hanno fatto. E alla fine è arrivata la scomunica che, però, non mi tocca. Avevo chiesto del tempo per potermi curare e quanto riportato nel decreto è solo il tentativo di dare un senso alla stessa scomunica. Si vergognino, io sono oggi più vicino a Gesù di quanto non lo sia mai stato».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

BAT

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725