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In Puglia e Basilicata

La gestione

Acquedotto lucano, è sempre più caos

Acquedotto lucano, è sempre più caos

Regione Basilicata pronta ad aprire la cassa, ma per evitare lo stop deve far pagare pure i comuni

04 Maggio 2022

Antonella Inciso

POTENZA - Una matassa sempre più ingarbugliata di cui è difficile venire a capo. A poche ore dall’assemblea ordinaria dei soci il caso Acquedotto lucano resta un groviglio di criticità, spese e questioni irrisolte. Un risiko che, da settimane, i vertici dell’ente e la Regione stanno provando a risolvere senza soluzioni definitive. L’ultima lunga riunione, convocata d’urgenza dopo le dimissioni del direttore generale Andrea Volpe, si è conclusa senza un nulla di fatto. Tutte le ipotesi sono sul tavolo, compresa quella ultima e residuale (in caso le altre fallissero) di valutare anche un concordato preventivo. Tutte vengono analizzate, valutate e pesate per provare a trovare una soluzione che eviti il peggio. Individuarla, però, non è facile. E non basta decidere di assegnare gli 80 milioni di euro, che servono a frenare e non a chiudere la voragine dei debiti dell’ente. I soldi servono ma è necessario anche individuare le norme che consentano di assegnarle - attraverso una legge regionale e delibere dei Consigli comunali - evitando la procedura di infrazione dell’Unione europea ma anche un possibile stop da parte della Corte dei Conti.

L’unica strada, quindi, era e resta quella di convincere i sindaci a pagare la loro parte (seppure la scelta non potrà essere fatta durante l’assemblea). A ragionare su un possibile aumento di capitale della società, evitando che la Regione versando da sola i soldi, superi il 51 per cento delle quote e diventi azionista di maggioranza violando una indicazione contenuta anche nelle carte di Acquedotto. Spingere i primi cittadini ad aprire le casse comunali non sarà facile. E non potrà certo essere fatto già giovedì. Ci vuole tempo. «Chi non vorrà, potrà vedersi ridurre la quota di partecipazione» spiega una autorevole fonte regionale. Ma passare dalle parole ai fatti non è semplice, anche perché non sono poche le amministrazioni comunali che hanno problemi economici. Per questo, la Regione si interroga anche sugli scenari alternativi, come quello di prendere tempo (qualche altro giorno) per approfondire meglio i vincoli giuridici sugli aiuti regionali. Nell’assemblea di giovedì, dunque, non ci sarà voto. Non ci saranno decisioni definite. Piuttosto, è molto probabile che l’amministratore unico Antonio Andretta deciderà di illustrare solo i numeri della grave crisi finanziaria dell’ente. Intanto, ad essere in parte chiariti, secondo alcune fonti regionali, sono i motivi che avrebbero portato alle dimissioni il dg dell’ente Andrea Volpe. In una missiva inviata allo stesso Andretta, Volpe non solo avrebbe parlato di motivi personali ma avrebbe anche confermato anche la diversità di vedute su alcune scelte e su alcuni conti economici dell’ente.

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