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foto Tony Vece

Duemila persone tra indotto e servizi che rischiano di perdere il lavoro. È la stima che agita amministratori e sindacati lucani dopo le notizie sulla riorganizzazione degli stabilimenti italiani, e di conseguenza della fabbrica di San Nicola di Melfi, ipotizzata da Stellantis, il colosso nato dalla fusione di Fca e Peugeot. Una possibile razionalizzazione dei servizi e l’internalizzazione di alcune attività che, oggi, sono affidate all’esterno, infatti, metterebbe a rischio almeno duemila posti di lavoro. Quasi quanto l’intero comparto del petrolio che opera in Basilicata.


Se le stime dovessero concretizzarsi, quindi, l’impatto sull’occupazione e sull’economia lucana sarebbe devastante. Come spiega Marco Lomio della Uilm. «Duemila posti persi sono una previsione ottimistica - spiega il sindacalista - perché se il progetto di Stellantis venisse confermato a rischio sarebbe l’intera area industriale di Melfi che potrebbe perdere la metà dei suoi 11mila addetti. È evidente che se così fosse la Basilicata sarebbe una regione finita. Serve che questo paventato progetto che, poi, contrasta con le ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato Manley, il 15 aprile venga smentito».
Un segnale d’allarme quello di Lomio condiviso anche dal rappresentante della Uil Tucs Basilicata, Donato Rosa.
«In quei duemila posti a rischio ci sono posti già tagliati - sottolinea - Quelli delle pulizie, con il 50 per cento di tagli lineari rispetto al perimetro contrattuale. Quelli della raccolta rifiuti anch’essi con il 50 per cento di tagli dovuti alla riduzione dei passaggi di raccolta e quelli degli addetti alla mensa, con il 15 per cento di tagli. Riduzione di posti che sono già stati decisi. C’è, poi, la logistica - che conta più di 600 persone - che vogliono internalizzare e l’ipotesi di stop di una linea di produzione a Melfi che corrisponde a più di mille addetti. Se tagli le attività in produttività, a caduta, c’è una riduzione sull’indotto che è stata stimata intorno alle 2mila unità. È una situazione allarmante. Una partita che non si gioca solo in Basilicata. Nei fatti, con il piano Tavares è più dolorosa la cura che la malattia, perché ha già tagliato posti di lavoro in Basilicata». «Togliere 2mila posti di lavoro significa chiudere la regione - aggiunge il sindacalista - Ogni paese lucano ha un numero di cittadini che lavorano nello stabilimento di Stellantis e portano economica in quel paese. Sarebbe devastate l’impatto di 2mila posti di lavoro in meno, per questo ci aspettiamo che tra Comune di Melfi e Regione si mettano in campo delle convenienze allocative, con una riduzione di gestione di Tasi e Imu. Servono misure che rendano attrattivi i territori».


I rischi legati alle decisioni di Stellantis, dunque, sono allarmanti per la piccola Basilicata. Tanto allarmanti che hanno spinto i sindacati a chiedere la partecipazione di tutti i sindaci lucani al Consiglio comunale straordinario convocato per martedì prossimo a Melfi. Un Consiglio aperto (potrà essere seguito anche on line ) con all’ordine del giorno proprio la situazione dell'area industriale di San Nicola di Melfi, ed a cui sono stati invitati tutti i parlamentari lucani, la Giunta regionale e tutti i consiglieri regionali, i sindacati e Confindustria. Oltre ai sindaci dei 131 comuni della Basilicata.

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