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foto Tony Vece

POTENZA - È proiettato al dopo-Covid, anche se l'emergenza è tutt'altro che finita. Lo ripete più volte, invitando i cittadini a restare vigili e prudenti soprattutto nei giorni di allentamento delle restrizioni. Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata, guarda oltre l'orizzonte della pandemia per immaginare e costruire gli scenari economici e sociali di un territorio, quello lucano, che alle difficoltà storiche vede aggiungersi i pesanti contraccolpi del virus.

Presidente, a proposito di Covid, oggi è una giornata importante. In Basilicata il V-day sarà al San Carlo di Potenza. In questa prima fase sono state assegnate circa 19mila dosi. Saranno sufficienti?
«C'è un po' di preoccupazione intanto perché arrivino tutte le dosi previste e poi perché bisogna tener conto che devono essere previsti dei richiami, non basta una somministrazione. Sullo sfondo c'è un timore di carattere medico-scientifico, cioé che il vaccino possa essere efficace anche per le mutazioni del virus».

Qual è la situazione in Basilicata per quanto riguarda i contagi?
«La curva pandemica è sotto controllo e la mortalità è legata prevalentemente a persone che avevano patologie pregresse. L'indice di contagiosità Rt è sceso sotto la media nazionale».

Ma solo due settimane fa era tra i più alti...
«Solo perché abbiamo mappato a tappeto Rsa, case di riposo e scuole. Gli screening ci hanno consentito di individuare una serie di asintomatici togliendoli dal circuito. Complessivamente la nostra regione sta reggendo l'onda d'urto».

Eppure la Fondazione Gimbe ritiene che la Basilicata sia tra le sei regioni dove c'è una ripresa dei contagi...
«A livello statistico ognuno dice la sua e fa riferimento a parametri diversi. Il rapporto tra tamponi analizzati e positivi è da diversi giorni sotto il 10 per cento, tra i più bassi del Paese».

Sperando che l'emergenza sanitaria possa svanire sotto i colpi del vaccino, lei avrà il compito di risollevare le sorti economiche della Basilicata. Riflessi negativi arriveranno anche dal petrolio, tra le fonti più importanti per il bilancio regionale, con un gettito di royalties decisamente inferiore rispetto allo scorso anno. Nel frattempo con le compagnie petrolifere è ancora in piedi il discorso delle concessioni...
«Sì, in effetti ci aspettiamo una contrazione delle royalties in questo periodo di produzione in cui è sceso il prezzo del barile. Siamo in trattativa con le società del settore chiedendo loro di venirci incontro attraverso anticipazioni o iniziative extra-royalties per il territorio».

Le speranze di risollevarsi sono agganciate soprattutto alle risorse del Recovery Fund. Operazione che, per portata, ricorda il piano Marshall del dopoguerra. Lei ha subito criticato il riparto previsto, parlando di una penalizzazione della Basilicata e, in generale, del Sud. Perché?
«Perché il Governo ha stabilito che al Sud vada una quota residuale del 34 per cento. È inaccettabile. Dobbiamo pretendere che il 70 per cento delle risorse complessive vada al Mezzogiorno, così come stabilito dalla Commissione europea».

All’Italia sono stati assegnati 209 miliardi di euro. L’Europa ha attribuito i fondi tenendo conto dei tre fattori: popolazione residente, reddito pro-capite e tasso medio di disoccupazione negli ultimi cinque anni. Il riparto interno, evidentemente, si è sviluppato su queste stesse direttrici o no?
«Se il criterio fosse stato soltanto quello della popolazione il nostro Paese avrebbe ricevuto non più di 97 miliardi e mezzo di euro. Il Sud ha giocato un ruolo fondamentale perché il plafond fosse più cospicuo. Se le risorse del Recovery Fund assegnate al nostro Paese sono ben maggiori è per le condizioni economiche della popolazione del Mezzogiorno».

Nella prospettiva dell'arrivo dei fondi e nella speranza che la fetta sia più consistente, come la Basilicata intendere spendere i soldi? Ci sono delle scale di priorità?
«Il problema principale è quello delle infrastrutture. Cercheremo di mettere in piedi progetti immediatamente cantierabili. E giocheremo d'anticipo su vari aspetti, a cominciare dall'ipotesi dell'aeroporto, utilizzando altre opportunità».

A cosa si riferisce?
«A giugno è previsto il G20 a Matera. Potrebbe essere l'occasione per avere finanziamenti, al di là del Recovery Fund, da destinare all'ampliamento della pista Mattei di Pisticci».

La ripresa della Basilicata passa tutto (e solo) dalle infrastrutture?
«È un segmento fondamentale, ma occorre ovviamente lavorare anche su altro. Per esempio stiamo mettendo a punto il piano paesaggistico di una vasta area».

Più vincoli ambientali, più ostacoli per le attività produttive?
«Non è un'equazione esatta. Teniamo conto delle attività presenti e di quelle che verranno. Il territorio va salvaguardato ma non blocchiamo ulteriori possibilità di investimento».

Il 2021 può essere l'anno della «rinascita»?
«Lo spero e ci faremo trovare pronti. Stiamo lavorando per questo su più fronti, dal turismo e dalla cultura con la riorganizzazione della Fondazione Matera 2019 e della Film Commission, dall'università, con la nascita dal prossimo anno del corso di laurea in Medicina, all'assetto della macchina amministrativa con la rimodulazione degli uffici regionali, sburocratizzando tutto l'impianto, e con i concorsi per i quali, dopo la paralisi del Covid, potremmo anche ipotizzare una procedura online».

E la sanità? Nel post-Covid come la immagina?
«Innanzitutto dobbiamo renderci conto che con il Covid avremo a che fare ancora. Ecco perchè abbiamo allestito una rete ad hoc coinvolgendo gli ospedali di Venosa, Stigliano, Matera e Chiaromonte. Speriamo di non utilizzarli, ma all'occorrenza sono lì, pronti. Quanto al San Carlo di Potenza, ha incontrato qualche difficoltà perché ci siamo sforzati di mantenerlo come ospedale Covid e non Covid, consentendo di svolgere le sue normali attività. D'altra parte, non ci si ammala e non si muore solo di Covid».

Che ne sarà dell'ospedale da campo donato dal Qatar?
«Abbiamo fatto, dal punto di vista tecnico, tutto quanto necessario per la sua attivazione. È stata fatta una gara per i box singoli depressurizzati destinati ai ricoveri ma non li abbiamo materialmente presi perché in questo momento non ci servono. Non vogliamo spendere inutilmente i soldi visto che abbiamo posti liberi in Terapia intensiva e pre-intensiva. Utilizzeremo le strutture come ambulatori per i tamponi e le vaccinazioni, poi si vedrà».

Sul fronte strettamente politico, le tensioni con l'opposizione sono sempre più frequenti. E anche all'interno della maggioranza non mancano momenti di frizione. Teme per la tenuta del suo Governo?
«No, l'esecutivo è solido. All'interno della maggioranza la gestione di tre partiti non è facile, ma eventuali divergenze fanno parte della dialettica politica. Quanto alle opposizioni, il mio invito è a fare critiche costruttive e non strumentali o stucchevoli come spesso avviene».

Ma alla luce dei sussulti interni alla maggioranza, ritiene che sia giunto il momento di ritoccare la sua giunta?
«Sto valutando, sapendo che in ogni caso occorre mantenere un equilibrio politico».

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