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Politica? Neanche a parlarne! Ma ai comizi, ai dibattiti e ai cortei siamo iperpresenti.
Benvenuti nella Basilicata del terzo millennio. Una terra diversa da quella del secolo scorso che era nota in Italia per la partecipazione politica e la buona politica. Oggi, a leggere i dati Istat sulla partecipazione, si può dire che resti solo il presenzialismo mentre in un clima generale di sostanziale disaffezione dal sociale, i lucani sono il fanalino di coda o giù di lì.
Dati bassi di interesse. Già a fronte di una domanda generica come se capiti o meno di parlare di politica. A rispondere con un secco no è il 41,5% dei lucani con più di 14 anni, 5 punti in più del 36,6 di media nazionale (e siamo quintultimi tra le regioni).
Ma i dati peggiorano perché “conquistiamo” l’ultimo posto in graduatoria rispondendo alla domanda se si parla di politica almeno una volta a settimana: qui i no lucani sono il 74% contro il 67,1% di media nazionale.

Ugualmente in bassa classifica restiamo sia quanto a informarsi della vita politica (non lo fa il 38,2% dei lucani contro il 28,8% degli italiani) sia nel farlo settimanalmente (pratica sconosciuta al 58,3% dei lucani a fronte del 47,3% nazionale) piazzandoci rispettivamente in terzultima e penultima posizione.

Qualcosa non vi quadra? Ritenete che la vostra esperienza di comizi e convegni mostri in Basilicata una partecipazione superiore alla media? Non avete torto ma non c’è contraddizione. Perché se il lucano non si informa e non si interessa, al momento di mostrarsi è più propenso degli altri. Al punto che ai comizi ci va il 13,2 per cento della popolazione, più di tre volte lo striminzito 4,1% nazionale e una volta e mezzo l'Abruzzo che si piazza al secondo posto nella graduatoria delle regioni.

Siamo Primi. E primi siamo anche nel prendere parte ai cortei: lo fa il 6,3% della popolazione contro una media nazionale del 3,9. Seconda piazza, ma risultati comunque alti, nell’andare ad ascoltare dibattiti politici: ci va un lucano su 5 (il 19,8%) a fronte del 15% nazionale. E risultati sopra la media nazionale ci sono anche nel fare volontariato per partiti politici (in Basilicata 1% a livello nazionale 0,8) e nel finanziarli (qui 2,1% a fronte dell’1,7 di media nazionale).

Una divergenza di comportamenti che fa delineare due scenari: o in Basilicata c’è solo una classe che si occupa di politica e lo fa attivamente (basti pensare che ne parlano una volta alla settimana solo 130mila persone ma 99mila partecipano ai dibattiti) o, seconda ipotesi, della politica magari non ci interessa nulla, ma quando ci chiama l’amico siamo pronti a farci vedere.
A voi la scelta. E per farla ecco ulteriori elementi. Quelli che dicono di informarsi sulla politica lo fanno in larga parte sentendo la tv. Se il 91,7% sta davanti allo schermo, la differenza è abissale rispetto ad altri mezzi: la radio, seconda, la ascolta solo il 26,5% di quanti dichiarano di informarsi, i giornali appena il 21,9% ed è quasi superfluo dire che si tratta del dato più basso di un’Italia dove la media è del 33,3% e la stessa tendenza c’è con i settimanali (5% contro 7,5).

Ma allora come ci informiano? Con le relazioni corte, è chiaro dove abbiamo numeri record in tutte le graduatorie: si informano di politica tramite “amici” il 31,3% dei lucani (25,9 la media nazionale), tramite parenti il 27,1 (22,9% nazionale) tramite conoscenti il 17,3% (12,8% nazionale) con il primo posto assoluto nelle ultime due graduatorie. Il «me lo ha detto mio cuggino” (rigorosamente con due “g”) sarebbe insomma la regola di informazione per 84mila lucani mentre «l’amico mio» è l’organo di informazione politico per 99mila residenti in Basilicata. Numeri più alti dei 62mila che, banalmente, per essere informati leggono un quotidiano.

A fronte di questi dati, il rifiuto a partecipare alla vita politica interessa il 29,9 per cento dei lucani (149mila persone) contro la media del 23,2% degli italiani. Tante persone; ma a giudicare dal fatto che i disinteressati sono molti di più viene da chiedere se siano abbastanza.

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