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Clamoroso errore

Potenza, è vivo e vegeto, ma per la banca è morto tre mesi fa

L'Inps, credendolo deceduto, gli ha sospeso la pensione

Il dipendente in pensione è quasi un «povero assoluto»

È vivo e vegeto. In perfetta forma. Ma per l’Inps è deceduto tre mesi fa e per questo gli è stata sospesa la pensione. Ha scoperto di essere passato a miglior vita recandosi allo sportello bancario per una banale operazione con la sua carta di credito. Bloccata. Inaccessibile. «Scusi signore, ma lei qui risulta deceduto», gli ha detto l’impiegato dell’istituto di credito. Deceduto? Sogno o son desto? Si è dato un pizzicotto Nicola Di Grazia, 84 anni, di Tolve ma residente a Potenza. Sveglio, arzillo, sorpreso. E, soprattutto, vivo.

Gesti scaramantici a parte, il pensionato vuole vederci chiaro in questa storia e recuperare gli assegni pensionistici che ingiustamente l’ente previdenziale gli ha negato in questi tre mesi di «fake news». «Ecco, mi vedete, vi sembro morto? - racconta la sua storia alla Gazzetta -. Non mi sono sentito mai così bene». Di Grazia si consolerà pensando che l'Inps, certificando il suo falso decesso, gli abbia allungato la vita. Come e più di una telefonata degli anni '80-'90. Ma dovrà armarsi di santa pazienza per recuperare il «maltolto», anche perché la burocrazia, si sa, è celere e determinata quando si tratta di mettere mano al portafogli del cittadino. Taglia le scadenze con la facilità di un'affettatrice di salumi. Quando, invece, è lo Stato che deve restituire soldi, l’apparato burocratico costruisce attorno a sé un «girone dantesco» fatto di labirinti, scartoffie, timbri e raccomandate. Risultato: tempi lunghi e cittadino sfiancato.
A ogni modo, il pensionato è deciso ad andare avanti. Ha già inoltrato all’Inps una lettera di diffida e messa in mora chiedendo «l’immediata erogazione della pensione, degli arretrati e degli interessi con rivalutazione, riservandosi azione risarcitoria per i danni subiti a causa della omessa tempestiva erogazione delle somme».

«Dal mese di giugno - racconta Pino Di Grazia, figlio di Nicola - mio padre non riceve la pensione. Non se n’era accorto prima perché continuava a pagare le utenze attraverso le domiciliazioni dei contratti di fornitura. Ci siamo recati in banca - sottolinea - perché avevamo notato che sul conto c’erano meno soldi di quanti ce ne sarebbero dovuti essere in virtù delle pensioni di questi ultimi mesi. E abbiamo scoperto questa storia incredibile, con la banca a cui risulta che mio padre, suo correntista, è scomparso da oltre tre mesi». L’Inps ammette l'errore e sta «resuscitando» il signor Di Grazia. L’«untore» di questa falsa notizia? Varie ipotesi: un errore dell'archivio informatico, un omonimia, il banale cambio di una lettera nel cognome del malcapitato. Interpellato sulla vicenda, l'istituto di previdenza, dopo i necessari accertamenti, assicura di provvedere a ripristinare il sistema per pagare, nel più breve tempo possibile, gli arretrati.

C'è chi racconta di aver visto nell'Aldilà luci accecanti, giardini di pace e oasi sterminate. Per Di Grazia - prima affossato e, ora, in attesa di essere miracolato dalla burocrazia - il regno dei Cieli (in terra) gli stava costando la pensione. Il Paradiso può attendere.

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