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Oggi reintegrato

Lagonegro, guidò bus di ditta concorrente, licenziato

Dopo 12 anni l'autista, oggi 42enne, è stato reintegrato

autobus fal snodato

foto di repertorio

Licenziato per motivi disciplinari da un’azienda privata di trasporti e reintegrato a titolo definitivo dalla Corte d’Appello di Salerno dopo 12 anni. È accaduto a un lavoratore di Lagonegro, oggi 42enne, che nel gennaio del 2006 si vede recapitare una lettera di contestazione per aver guidato, mentre era in ferie, l’autobus della ditta concorrente durante il viaggio per una settimana bianca.


Da allora sono serviti 12 anni perché potesse essere reintegrato sul posto di lavoro. La storia può essere riassunta così. In primo grado, nel 2007, il giudice del lavoro del tribunale di Lagonegro dichiara illegittimo il licenziamento stabilendo che il lavoratore venga risarcito solo in denaro e non con il reintegro sul posto di lavoro per l’insussistenza dei presupposti per la cosiddetta tutela reale, ovvero la riassunzione. Nel 2014 la Corte d’Appello di Potenza conferma quanto stabilito dai colleghi di primo grado respingendo la richiesta del lavoratore di essere riassunto perché «tale domanda non era stata avanzata nel ricorso di primo grado». Non si arrende il lavoratore che ricorre in Cassazione. La Suprema corte, con un ordinanza pubblicata a novembre dell’anno scorso, cassa la tesi dei giudici potentini di secondo grado e rinvia gli atti ad una diversa Corte di Appello per una nuova pronuncia. Secondo gli ermellini, infatti, il dipendente aveva formulato la richiesta di riassunzione già durante il giudizio di primo grado. La sezione lavoro della Corte d’Appello di Salerno, di recente, ha messo la parola fine sulla lunga vicenda giudiziaria, ordinando il reintegro del dipendente, dal momento che «il vecchio testo dell’articolo 18 impone la riassunzione a prescindere dal motivo della illegittimità del licenziamento».


L’azienda aveva puntato sul fatto che il reintegro non sarebbe stato possibile per una piccola, azienda con meno di 15 dipendenti. Una strategia che però è risultata vana perché questa eccezione non è stata sollevata dall’azienda durante le varie udienze e quindi i giudici non hanno potuto verificarla. Un’occasione persa per l’azienda, un punto a favore del dipendente. Finale positivo per lui: oltre al reintegro ha diritto anche al risarcimento del danno per il periodo che va dal licenziamento all'effettivo ritorno sul posto di lavoro. Il lavoratore dovrà, però, restituire quanto eventualmente già percepito dalla società dopo le sentenze di primo e secondo grado. Il 42enne ha sempre respinto la contestazione di aver guidato il pullman della ditta concorrente sostenendo che lui era andato semplicemente in vacanza e «con enorme stupore appresi che ero controllato durante il periodo di ferie».

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