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Gioventù a rischio

Dodici arresti per droga a Venosa: un ventenne su dieci tra i consumatori

L'operazione della procura Antimafia con i carabinieri

Spaccio di (tanta) droga, chiesti 4 secoli per l’operazione «Corvo»

POTENZA - In una città di scarsi 12mila abitanti circa 200 consumatori di droga accertati dalle indagini, quasi tutti ventenni in una realtà che in quella fascia di età conta circa 1500 persone. È per questo che ieri, nella conferenza stampa in cui si è dato conto dell’operazione «Turn over» della Procura Distrettuale Antimafia con cui sono state mandate in esecuzione 12 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere e 9 ai domiciliari) e sono stati disposti altri 10 divieti di dimora, per paradosso è toccato al procuratore capo Francesco Curcio e al sostituto Paolo Mandurino e al comandante provinciale dei Carabinieri, il colonnello Nicola Albanese, e quello della Compagnia dell’Arma di Venosa, Alessandro Vergine, lanciare un invito alla mobilitazione sociale che va oltre i dati e i compiti delle indagini.
Nelle indagini, però, quell’allarme sociale trova un fondamento: perché ventenni sono la metà delle persone arrestate ieri poiché ritenute facenti parte di quell’associazione a delinquere che gestiva quello che gli inquirenti hanno definito un «traffico frenetico» di spaccio, e la stessa età avevano anche la metà delle persone oggetto di divieto di dimora perché accusate di alcuni episodi di cessione di sostanze, per non parlare di tre minorenni che venivano utilizzati come depositari dello stupefacente «con una spregiudicatezza criminale - ha spiegato il procuratore Curcio - degna della camorra campana».

Era questa la cornice che ha fatto della città di Orazio una «piazza fiorente» per lo spaccio al punto da mettere quell’associazione a delinquere che secondo gli inquirenti era capeggiata da Antonio Scoca, nelle condizioni di acquistare direttamente, e anche con una certa considerazione, dalla malavita Foggiana al punto che il pm Mandurino ha sottolineato la necessità di inquadrare questi giri come una proiezione della criminalità foggiana in Basilicata.

Una proiezione che ha trovato, però, a Venosa una corrispondenza ben organizzata: la capacità di anticipare somme per i rifornimenti in dosi massicce di hashish, cocaina ed eroina (80 grammi di eroina sono stati sequestrati ieri nel corso delle perquisizioni) da Foggia e i trasporti da Cerignola, la ripartizione degli utili secondo uno schema definito tra i 12 presunti componenti dell’associazione a delinquere, la struttura verticistica che lasciava solo ai capi la facoltà di concedere credito o dilazioni nei pagamenti e continue minacce e vessazioni a chi non pagava o pagava tardi.

Una gestione imprenditoriale, hanno spiegato gli inquirenti, che mirava ai giovani di quella all’apparenza tranquilla comunità. E una delle basi dello spaccio era quella villa comunale nei pressi di una scuola e un oratorio, circostanza che è valsa anche la contestazione dell’aggravante relativa allo spaccio in prossimità di centri dedicati all’educazione dei giovani. Il tutto mentre sembrava che in paese nessuno si accorgesse di nulla. «Sporadiche - ha spiegato il capitano Vergine - le segnalazioni di qualche genitore». Molti di più quelli che hanno il problema in casa e non si sono accorti di nulla. O non hanno voluto vedere.

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