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Melfi, uno spiraglio per il tribunale

Il 6 luglio riunione a Roma degli avvocati di tutti i 31 fori soppressi dalla riforma

Melfi, uno spiraglio per il tribunale

MELFI  - I vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo hanno messo nero su bianco. E gli avvocati dei 31 tribunali soppressi lo hanno preso sul serio. Il 6 luglio, quindi, si incontreranno a Roma, nella sede del Consiglio nazionale forense, per la costituzione di un coordinamento fra tutti i comitati sorti a difesa dei fori soppressi e per l’elezione di propri rappresentanti, che avranno la funzione di interloquire con il Governo. Sarà presente anche una delegazione degli avvocati di Melfi, che spera in una riapertura del palazzo di giustizia del centro normanno, che fino alla riforma dell’allora governo Monti e del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, ospitava l’80 per cento dei processi penali della Basilicata.

Ad aprire uno spiraglio, quanto scritto in un punto del contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega: «Occorre una rivisitazione della geografia giudiziaria, modificando la riforma del 2012 che ha accentrato sedi e funzioni, con l’obiettivo di riportare tribunali, procure ed uffici del giudice di pace vicino ai cittadini e alle imprese». Un vero e proprio assist, insomma, nei confronti dei comitati nati a difesa dei tribunali soppressi. Tra i primi a cogliere al volo l’opportunità offerta dal contratto di governo, il consigliere regionale Aurelio Pace, che nel corso del lavori della Commissione congiunta sul Bilancio regionale aveva suggerito la predisposizione di un capitolo di spesa per la riapertura del Tribunale di Melfi. «Già altre realtà regionali - ha spiegato Pace - e penso alla Sicilia, stanno caricando sul bilancio regionale le modeste somme di gestione necessarie per la riapertura delle sedi soppresse di Tribunale. La riforma delle sedi giudiziarie muoveva da due presupposti: economicità ed efficienza. Dopo il periodo di osservazione di tre anni previsto dalla norma - ha sottolineato Pace - possiamo affermare che, nel caso del Tribunale di Melfi, nessuno dei due requisiti è stato onorato. Vero è, infatti, che a seguito della chiusura del palazzo di giustizia della città federiciana si è particolarmente congestionato il tribunale di Potenza e non si è risparmiato nulla se consideriamo i costi di trasferimento di personale, magistrati e detenuti dall’importante carcere di Melfi per le attività giudiziarie. A questo - ha concluso Pace - si aggiunga il disagio di avvocati, operatori della giustizia, testimoni e cittadini, costretti a lunghi spostamenti per l’esercizio delle funzioni giudiziarie».

L’invito di Pace è stato accolto e pochi giorni fa il consiglio regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno collegato alla legge di stabilità regionale 2018 che impegna il presidente della Regione «ad attivare una comunicazione ufficiale indirizzata al Ministero della Giustizia, finalizzata a dichiarare la disponibilità della Regione Basilicata di caricarsi delle spese di utenza del tribunale di Melfi qualora lo stesso Ministero affronti in termini di modifica la disposizione di cui alla legge n. 155 del 2012, creando le condizioni per una rivalutazione dell’apertura del tribunale di Melfi e della sede distaccata del tribunale di Matera ricadente a Pisticci». I tribunali soppressi, ricordiamo, sono 31: Acqui Terme, Alba, Ariano Irpino, Avezzano, Bassano del Grappa, Camerino, Casale Monferrato, Chiavari, Crema, Lucera, Lanciano, Melfi, Mistretta, Modica, Mondovì, Montepulciano, Nicosia, Orvieto, Pinerolo, Rossano, Sala Consilina, Saluzzo, Sant’Angelo dei Lombardi, Sanremo, Sulmona, Tortona, Tolmezzo, Urbino, Vasto, Vigevano e Voghera.

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