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L'«Umberto» diventato «Wojtyla»: i primi 90 anni dell'aeroporto di Bari

Il 12 ottobre del 1930 la prima pietra, una cerimonia di popolo in piena epoca fascista

L'«Umberto» diventato «Wojtyla»: i primi 90 anni dell'aeroporto di Bari

Non «correva», bensì «volava» l'anno 1930 quando con una cerimonia alla quale partecipò una folla di 30mila persone venne inaugurato l'aeroporto di Bari – Palese, nell'area dove attualmente sorge ancora il presidio dell'Aeronautica militare. Oggi, 12 ottobre, ricorrono i primi 90 anni di quello che inizialmente fu uno scalo militare, costruito in pochi mesi e denominato «Campo d'aviazione Umberto di Savoia», in onore della Casa reale italiana e del principe, ultimo re d'Italia per un mese prima dell'avvento della Repubblica. Si era in piena epoca fascista, e il regime di Benito Mussolini con il pilota – trasvolatore Italo Balbo ministro dell'Aeronautica, certo utilizzava le nuove tecnologie del volo e le grandi manifestazioni aeree per propaganda. Ma di fatto la prima pietra di quello che poi diventerà il complesso aeroportuale barese fu posta quel giorno, come racconta in un video-documentario l'Aeronautica militare.

Una cerimonia di popolo e di autorità, in un giorno molto ventoso, con un palco delle autorità nel quale spiccano non solo il sottosegretario all'Aeronautica Raffaele Riccardi e l'Arcivescovo dell'epoca mons. Augusto Curi (1870 – 1933), sepolto nella parrocchia di San Giuseppe al quartiere Madonnella, a pochi passi dal Comando 3a Regione Aerea / Comando Scuola e dalla «vecchia» caserma di corso Sonnino, realizzata 5 anni dopo l'inaugurazione dell'aeroporto barese ed ora in piena decadenza strutturale. Nel documentario dell'Aeronautica militare («Ali Italiane su Tirana. Inaugurazione Aeroporto di Bari 1930», disponibile su YouTube) si assiste anche al lancio di una paracadutista tedesca e al sorvolo del neonato aeroporto da parte di una nutrita formazione di biplani Fiat CR20. Avverrà poi 4 anni dopo l'apertura alle linee civile del «primo» aeroporto di Bari, con le Compagnie Transadriatica e S.A.M. (Società Aerea Mediterranea), che istituirono i collegamenti con Roma, Ancona, Venezia, Tirana e la Grecia. Nel 1939 lo scalo fu però ribattezzato con il nome «Jacopo Calò Carducci», in memoria di un aviatore barese (nato nel 1902) morto quell'anno in Libia ai comandi del suo bombardiere Savoia-Marchetti S.79 Sparviero, precipitato molto probabilmente per cattive condizioni meteo.

Lo scalo fu poi largamente utilizzato dalle Forze armate nel corso della 2a Guerra mondiale, dopo la Liberazione anche dai reparti di volo degli Alleati. Da qui furono lanciate anche alcune operazioni di «commando» inglesi e statunitensi verso il Nord Italia e il Centro Europa ancora occupati dai nazifascisti. Terminato il conflitto, il traffico civile fu riaperto nel 1947 con concessione alla «Linee Aeree Italiane» (Lai) della linea Roma-Bari-Brindisi.

Un ricordo tragico che riguarda indirettamente l'aeroscalo barese è quell'aereo di linea che decollò da Napoli Capodichino il 30 ottobre 1972 e che a Bari non giunse mai più: il Fokker della Aero Trasporti Italiani BM 327 infatti si schiantò sulla Murgia alle 20.40, 40 minuti dopo il decollo, nella campagna fra Ruvo e Poggiorsini. Persero la vita tutte le 27 persone a bordo, di cui 5 dipendenti della Compagnia (fra loro i due piloti e l'ufficiale di rotta). Traffico militare e civile sul «Carducci» hanno continuato a convivere per decenni in quello scalo, fino a quando non sono state realizzate sull'altro lato della strada (la Provinciale 204, alias viale Gabriele D'Annunzio) prima la nuova pista (quella attuale, da tempo ormai l'unica in uso) e il nuovo terminal passeggeri che hanno definitivamente sancito la separazione dalla «cittadella militare». Una realtà importante nata e cresciuta in parallelo con l'aeroporto di Bari è l'Aero Club, sodalizio degli amanti del volo oggi presieduto dal dr. Gianfrancesco Pesce. Negli anni in cui l'aeroporto vide la luce, guidò il sodalizio il principe Guglielmo Romanazzi Carducci di Putignano.
Dopo la 2a Guerra mondiale l’attività dell’Aero Club riprese nel 1943 per l’interessamento del comandante Carlo Citelli, del deputato Antonio Messeni Nemagna (la famiglia proprietaria del suolo su cui sorge il Teatro Petruzzelli) e dell’ingegner Mario Ferrari. Con la chiusura definitiva della vecchia pista «Calò Carducci», da vari anni a Bari si vola dal «Karol Wojtyla» (il nome del nuovo scalo fu deciso sull'onda del ricordo della storica visita del Papa polacco a Bari nel 1984), ormai realtà di punta nel panorama dei trasporti aerei nazionali, cuore del rilancio turistico di tutta la Puglia fino a quando non siamo stati colpiti dal dramma del Coronavirus. Ma questa è un'altra storia...

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