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In provincia di Taranto boom di tumori infantili

I dati del registro regionale: +30% di casi rispetto alla media italiana

 In provincia di Taranto boom di tumori infantili

BARI - Ventimila nuovi casi di tumore l’anno, un dato più basso della media nazionale tranne che per l’incidenza dei casi infantili che a Taranto è più alta del 30%. Sono i numeri più importanti che emergono dal registro tumori della Puglia, presentato ieri in Fiera del Levante e disponibile on-line sul sito della Regione.

Una mappa divisa per patologia e per sesso, che fornisce il confronto con le medie nazionali e indica anche il tasso di sopravvivenza a 5 anni. In generale, polmoni e bronchi (18,1%) e mammella (29,2%) sono le tipologie più diffuse in Puglia rispettivamente per uomini e donne. A livello territoriale va evidenziata l’incidenza del tumore al fegato per gli uomini  nella Bat, al 33% contro  il 20,3% della media nazionale. Il cancro ai polmoni è preponderante in provincia  di Lecce e nella città di Tarantom quello alla vescica nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto. In crescita anche il tumore alla tiroide e il melanoma  cutaneo. Buoni, invece, i dati di sopravvivenza: «I dati regionali - dice Lucia Bisceglia dell’Ares, l’Agenzia regionale sanitaria - sono in linea con la media nazionale e in alcuni casi migliori, come per il cancro alla mammella e i tumori ematologici», per i quali - è stato fatto notare - la migrazione dei pazienti verso gli ospedali del Nord è pressochè assente. Per gli uomini, in media, la sopravvivenza a 5 anni è del 50%, per le donne al 64% (3 punti in più della media nazionale). A livello regionale (e nazionale) i tumori sono la seconda causa di morte (29%) dopo le malattie cardiovascolari.

Il registro tumori è stato istituito nel 2008 con il coordinamento dell’Oncologico di Bari: viene esaminata ogni singola cartella clinica per offrire un quadro quanto più possibile preciso dell’incidenza della malattia. Rispetto ai 20mila nuovi casi l’anno, circa 11mila riguardano gli uomini. Alcuni studi, come quello del Centro salute ambiente di Taranto, hanno poi lavorato sulla correlazione e ritengono di avere accertato un collegamento tra la patologia e la presenza di grandi insediamenti industriali come l’Ilva di Taranto e la centrale Enel di Cerano. «Grazie ai dati del registro - dice il direttore del dipartimento Salute della Regione, Giovanni Gorgoni - possiamo avere una mappa globale che fornisce indicazioni utili per programmare l’assistenza sul territorio». La Puglia - come è emerso tre giorni fa dalla presentazione dei dati della Scuola superiore Sant’Anna - è tuttavia molto indietro per gli screening sulla popolazione, e dunque - è stato detto ieri - nonostante l’incidenza tumorale sia più alta al Nord, le possibilità di sopravvivenza sono più basse perché molto spesso non si riesce ad intervenire in tempo. «Questi dati - ha detto il presidente Michele Emiliano - impongono una riflessione, e confermano che il sistema sanitario del Sud riceve costantemente meno risorse rispetto a quello del Nord».

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