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Un malese a Bari
meglio di un film

Un malese a Bari, meglio di un film

di Alberto Selvaggi

Pazzesco. Non esiste un altro termine per definire l’ultimo tycoon materializzatosi a Bari dall’Oceano Indiano per acquisire le quote della squadra di calcio più amata del Mediterraneo. E non c’è visione migliore se non proiettarlo sullo schermo sul quale si è appena dissolto un lungometraggio non di comicità popolana, ma di raffinata ilarità surreale, mediata, quasi al livello di umorismo letterario. Roba d’alto bordo, da Peter Sellers in avanti, ultima fiction sportiva reale: quella del «Datò» (Cavalier, o giù di là) Noordin Ahmad, caratterista che fa a polpette l’amico Antonio Banderas in carisma attoriale. Il Tigrotto della Malesia di una specie di sceneggiato per ragazzi, che sta fra Karate Kid, l’Isola del Tesoro, i paradisi fiscali e Yanez de Gomera, amico di Sandokan.

Polarizzatore di una curiosità esorbitante, questo 59enne con sette figli, quattro nipoti e by-pass certificati dalla maison Fendi che lo ha soccorso durante un infarto, si è impossessato delle bocche di tutti gli «amalabari», compresi i preti ortodossi di stanza e i vagolanti politici post-vendoliani. Uomini di cultura, presi dalla febbre malese, hanno chiamato l’Ambasciata a Roma: sapete niente di questo Noordin Ahmad? Risposta degli SPQR impiegati: «E chi è..? Aò, regà’, qualcuno sa gniente qua negli uffici de sto riccone che se sta a pijà er Bari calcio?». Voci fuoriscena: «E chi se ‘o fila? Ma da ‘ndove spunta? Boh?». «Scusi dottò, nun lo conosce nessuno, ce spiace».

Hacker maldestri si sono infiltrati nel cosiddetto «web parallelo» criptato. Nulla. Ma lui a Bari saluta con il braccio levato. Prime bandiere malesi sugli spalti. Ieri Gianluca Paparesta alle 8 nel Cafè-Bistrot di Salvatore Petriella, inscatolato nel Petruzzelli, guardava il Corriere dello Sport con promesse di Champions del Tigrotto ai suoi pirati. I poliziotti in aeroporto, compresi quelli fuori servizio, al suo arrivo si sono sbracciati: «Ou, fate passare il malese! Che questo è roba nostra, deve cambiare la Bari!».

Sia ciò che sia, con al fianco l’avvocatessa dark Grazia Iannariello, ovvero la Lady Marianna di Sandokan: come si fa a non amarlo? Plana con il trolley (gnic-gnic…, le rotelle) a mano. Fa la pappa nella Vela, circolo chic di Bari, cena con ricci e frutti di mare crudi (gnam-gnam) nel Bastione di Vito Laruccia, il ristorante del Covo dei Saraceni a Polignano a Mare. E soprattutto indossa ovunque, con inconsapevole stile autoironico estatico, il peci, copricapo nazionale, come da incontro ufficiale: in nero feltro tradizionale e, dall’ingresso in Municipio, marrone scuro operato. Il songkok, come lo chiamano dalle sue parti, cono tronco di derivazione musulmana che s’associa all’abito baju melayu. Da cui ci aspettiamo novità stilistiche nei berretti biancorossi e altro merchandising del FC Bari 1908.

I dubbi, dopo il «no comment» alla domanda, «scusi, Mr Noordin Ahmad, ma lei che mestiere fa?», sono evaporati. È in arrivo denaro sonante. Ma soltanto Bari poteva riservarci contesti ispiratori di un prossimo, vanziniano Vacanze di Natale in Malesia. Abbiamo goduto dell’allucinatorio texano Tim Burton, miliardario con le pezze sul deretano, cow-boy che menava il lazo nel quartiere Carrassi e giurava di voler costruire nel San Nicola cessi in platino. E tutti a pensare a John Wayne, pozzi di petrolio, a Dallas, cinturoni e stivali dai tacchi tempestati di diamanti. Abbiamo indagato la natura di Herman Cheng, robotico dietro ai suoi occhiali (poi sai che novità? I cinesi sono già da anni proprietari del capoluogo del Tacco italiano, palazzi, capannoni industriali, negozi che risucchiano come idrovore dagli occhi a mandorla). E via i tifosi a menarsela con Mao, con Chen Dalla Cina con furore (fra Chen e Cheng c’è una consonante). Ci manca soltanto il venusiano.

Il Tigrotto di Mompracem è più basso di Kabir Bedi, uno dei più begli uomini partoriti dal creato, che impersonava la «Tigre» Sandokan nella celebre serie Rai anni Settanta. Ma ugualmente straordinario dietro i sorrisetti da filone che sparge come gioielli per allodole assatanate. Perciò, comunque finirà, e state sicuri che non avremo di che rammaricarci, diremo grazie a Mr Datò Dr Noordin Ahmad. Purché torni con lo stesso cappello e con la stessa faccia nella prossima puntata sulla tivù del Bari.

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