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Fu Antonio Busciolano a realizzare l’effigie nel 1866

Ma qual è la storia del tempio di San Gerardo e della statua del patrono? La statua del protettore della città venne realizzata nel 1866 dallo scultore Antonio Busciolano. Si ritiene che molto probabilmente il tempietto sia stato realizzato dallo stesso Busciolano insieme al fratello artigiano, Michele. Si tratta di una struttura in pianta pentastile, cioé dotata di cinque lati. Di essi uno è addossato al muro, mentre gli altri quattro sono tutti accessibili con il superamento di tre gradini. La storia della devozione per il patrono cittadino passa anche per i simboli a esso dedicati. In origine c’erano gli artigiani che, ogni anno, realizzavano un tempio in legno dedicato al patrono. Questa tradizione, molto sentita dai potentini, dura da tempo. Ma fu un parlamentare della città, Giuseppe D’Errico, che lancia la nuova proposta: perché ciò che viene fatto e disfatto ogni anno, non può essere realizzato in modo permanente? Prende forma l’idea di costruire la statua e il tempio per San Gerardo. Viene scelto un luogo simbolico: fra la piazza principale (che era Piazza del Sedile, l’attuale piazza Matteotti) e il limite con la campagna, a ridosso delle mura. 

L’opera artistica (l’imma gine del santo) viene affidata allo scultore Antonio Busciolano. Insieme ad alcuni artigiani (sembra probabile il coinvolgimento del fratello dello scultore, Michele Busciolano) viene realizzato il tempio. Le colonne sono fatte con la pietra locale: una pietra procurata da una cava di Monte Carmine di Avigliano. L’opera è realizzata aperta alla città e alla devozione della sua gente. Solo nei decenni successivi, siamo già entrati abbondamente nel ‘900, viene introdotta una cancellata a protezione del santo. «Qualora si ritenesse di doverla ripristinare - sostiene il dirigente dell’Unità di direzione ambiente del Comune di Potenza, architetto Giancarlo Grano - bisognerebbe almeno evitare di soffocare la struttura riposizionando la cancellata, così com’era fino al 2007, sopra i gradini. Quanto meno andrebbe posta a distanza per rendere visibile statua e tempio. Ma penso che sia più bello lasciare questo spazio libero e accessibile all’affetto e alla devozione dei potentini». [mi.sa.]

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