FASANO - Visita cardiologica all’Asl: prenoti oggi, ti visitano tra dieci mesi. Non sembra possibile e invece è la realtà.
La disavventura è capitata nelle settimane scorse ad un cittadino che, per l’appunto, necessitava di un consulto da uno specialista di malattie del cuore. Il signore in questione aveva accusato qualche disturbo ed il suo medico di famiglia gli ha consigliato una visita specialistica. Una visita - si era raccomandato il medico - da effettuare a breve. Preoccupato, il signore si è recato in una farmacia della città - una di quelle che fungono anche da centro di prenotazione per esami e visite specialistiche da effettuarsi nell’ambito delle strutture dell’Azienda sanitaria locale - ed ha chiesto al farmacista di prenotargli una visita cardiologica con ecodopler. Detto e fatto: appuntamento fissato per il 20 ottobre prossimo. Ma come - ha chiesto al farmacista il cittadino - siamo a gennaio e il cardiologo mi visiterà ad ottobre, tra dieci mesi?». Alla risposta affermativa dell’incolpevole farmacista il paziente non ha potuto che commentare: «E questa sarebbe una sanità che funziona!». La visita alla fine l’uomo non l’ha neanche prenotata. Ha ringraziato il farmacista, si è scusato per il tempo che gli aveva fatto perdere ed è andato via. Non potendo aspettare dieci mesi, alla fine ha deciso che la visita la andrà a fare a pagamento in qualche ambulatorio privato. Gli costerà una bella cifra e sarà costretto a tirare ulteriormente la cinghia per arrivare a fine mese con la magra pensione che ha, ma non può aspettare dieci mesi per fare una visita cardiologica. In un Paese civile nessuno dovrebbe aspettare dieci mesi per essere visitato da uno specialista nell’ambito delle strutture del servizio sanitario nazionale. Ad una persona che ha problemi di cuore in dieci mesi può succedere di tutto, anche di non sopravvivere fino all’appuntamento fissato con lo specialista dell’Asl. Specie se fissato dopo 300 giorni dalla prenotazione. Ad essere malato evidentemente non è solo il povero pensionato che si è trovato, suo malgrado, a sperimentare sulla propria pelle le lungaggini del sistema sanitario, ma la sanità pubblica.
«Per me era la prima volta - spiega il pensionato - e sono rimasto di sasso. Ma mi dicono che nelle strutture pubbliche le liste di attesa, che durano mesi e mesi sono un fatto “normale”. Mi chiedo, e chiedo a chi di dovere, come può, in queste condizioni, un cittadino continuare ad avere fiducia nel sistema».
















