Nessuna traccia di polpette con i chiodi e nemmeno di avvelenamento: l'uccisione del cane Bruno è stata simulata.
Ne è convinto il sostituto procuratore della Repubblica Raffaele Casto che ha iscritto nel registro degli indagati l'istruttore dell'animale, il 50enne Arcangelo Caressa accusandolo di simulazione di reato e disponendo nei suoi confronti il sequestro di telefono cellulare, computer e documenti.
Ieri mattina sono stati i carabinieri della Compagnia di Taranto, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria e i militari della Forestale a perquisire la sua abitazione e anche il centro addestramento di Talsano in cui Bruno è stato trovato senza vita il 4 luglio 2025. L'atto del pubblico ministero Casto ribalta quanto finora era stato diffuso proprio Caressa attraverso i social e cioè che il cane, considerato legittimamente un eroe per aver salvato diverse persone in situazioni di emergenza, fosse stato ucciso per una vendetta nei suoi confronti: post che aveva scatenato un'ondata di reazioni al punto che persino la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, era intervenuta con una nota per condannare il gesto...
















